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Dal degrado alla rinascita possibile

intervento a cura dell’ Arch. Claudio Saverino e arch. Tiziano Vudafieri, Vudafieri-Saverino Partners.

Lo spirito del tempo: preesistenze e nuovi usi – equilibri tra passato e contemporaneità

In questo articolo esploriamo il significato profondo della cura dei luoghi attraverso progetti di restauro, trasformazione e rigenerazione urbana. Un viaggio tra architettura, identità e sostenibilità. Per approfondire gli aspetti tecnici e progettuali discussi, vi invitiamo a guardare il video integrale disponibile a fine pagina.


Prendersi cura significa progettare un futuro vivo e sostenibile

Quando parliamo di “cura”, non possiamo limitarci al significato più immediato di manutenzione o tutela. Per me, prendersi cura di un luogo significa innanzitutto progettare: immaginare un futuro, attribuirgli una nuova funzione, renderlo nuovamente vivo. Questo va ben oltre la semplice conservazione fisica: si tratta di elaborare un programma concreto, dare senso e sostenibilità a quello spazio. Uno dei problemi più urgenti che incontriamo nel lavoro quotidiano con le preesistenze architettoniche è la sostenibilità economica: dove si trovano le risorse per intervenire? Come può il committente — spesso un privato — far sì che l’edificio si regga nel tempo, anche dopo la trasformazione? In questo contesto si inserisce un confronto ricorrente con le soprintendenze: quando trattiamo i monumenti è legittimo parlare di musealizzazione, ma quando ci muoviamo dentro tessuti storici, anch’essi preziosi, è necessario immaginare nuovi usi, nuove vite. Questi nuovi usi, va detto con chiarezza, sono nelle mani dei privati. Se non diamo loro la possibilità di intervenire rispettosamente, di trasformare e innovare, il destino di molti edifici sarà l’abbandono. Ogni architettura che perde la sua funzione è destinata all’oblio.


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Il video documenta una conferenza sull’architettura della cura, con esempi concreti di restauro e trasformazione. Approfondisce scelte progettuali, sfide tecniche e il valore sociale degli interventi. intervento a cura dell’ Arch. Claudio Saverino e arch. Tiziano Vudafieri, Vudafieri-Saverino Partners. Lo spirito del tempo: preesistenze e nuovi usi – equilibri tra passato e contemporaneità

Luoghi vivi nascono dall’identità, dal paesaggio e dalle relazioni

Nel nostro studio — che oggi conta circa trenta persone a Milano e una sede anche a Shanghai — ci occupiamo di architettura in senso ampio: residenziale, hospitality, spazi commerciali e pubblici, masterplan urbani, interior design. La nostra unica vera specializzazione, come amo dire, è la non-specializzazione. Il nostro approccio parte da un principio: lo spirito del tempo. Cosa significa? Che ogni intervento deve tenere insieme la memoria del luogo, il suo passato, ma anche la contemporaneità, il presente in cui viviamo. Gli edifici sono organismi vivi, stratificati, in mutamento continuo. Quando smettono di cambiare, significa che qualcosa si è spezzato. Tre sono per noi i riferimenti fondamentali nella progettazione: il rapporto con il paesaggio — il celebre “genius loci”, che per noi non è retorica ma metodo; l’identità del luogo e di chi lo abita; e infine l’architettura delle relazioni. I luoghi devono essere pensati per accogliere, far stare bene le persone, generare connessioni tra corpi, oggetti e spazi. È ciò che chiamiamo architettura empatica: un’architettura capace di emozionare, attrarre, farsi abitare con piacere. Questa sensibilità la portiamo soprattutto negli interventi sugli interni, dove la qualità dell’atmosfera incide direttamente sul benessere.



Riuso contemporaneo tra memoria, materia, luce e trasformazione silenziosa

Alcuni progetti raccontano bene questo approccio. In Alto Adige, ad esempio, abbiamo lavorato sul restauro filologico di un maso del Cinquecento, un edificio agricolo completamente abbandonato. Il nostro cliente, agricoltore visionario e collezionista d’arte contemporanea, ci ha chiesto di trasformarlo in una residenza e in uno spazio espositivo. Abbiamo restaurato con rigore, persino la fuliggine della vecchia cucina è stata conservata, ma abbiamo anche scavato nella collina per ospitare sale ipogee per l’arte. Altro progetto a Bressanone: un palazzo del Cinquecento, vincolato e ereditato da una signora. Abbiamo inserito un piccolo hotel di dieci camere che convive con la sua abitazione e con una prestigiosa collezione di arte sacra. La sfida, qui, è stata trovare l’equilibrio tra rispetto del vincolo e inserimento contemporaneo, anche attraverso il coinvolgimento di artisti. In Val Bregaglia, ai confini con la Svizzera, abbiamo trasformato due stalle in rovina in una casa contemporanea, collegandole con un ponte e mantenendo i materiali originali. Gli interni sono ampi, luminosi, sorprendenti. Ancora a Milano, con il progetto di social housing nel Parco Lambro, abbiamo evitato recinzioni, lasciando che gli edifici dialogassero con il verde: un intervento semplice ma radicale, che ha ridato al parco una porta d’ingresso vera.


Rigenerare la comunità con cura, colore, inclusione e bellezza

Il tema della cura si esprime anche in interventi minimi ma significativi. In un piccolo borgo della Valchiavenna, il sindaco ci ha chiesto un progetto “leggero” per ridare unità al centro storico. Abbiamo lavorato con tre strumenti: materia, connessioni e paesaggio. Piccole azioni per riallacciare chiesa, oratorio, bar, scuola: luoghi pubblici che non dialogavano tra loro. Anche a Milano, nella zona Isola, abbiamo riqualificato uno spazio degradato in un edificio di edilizia popolare con soli 5.000 euro, grazie alla collaborazione con una cooperativa. Il lavoro su luce, colori e materiali ha restituito dignità e accoglienza. Sulle vetrine, tre parole: inclusione, relazione, crescita. Infine, con l’associazione YouSport, abbiamo contribuito al recupero di due campi sportivi abbandonati in una scuola pubblica vicino al ponte della Ghisolfa. Grazie a una donazione privata di 250.000 euro, finalmente è stato possibile trasformare uno spazio dismesso in un luogo di bellezza e aggregazione. Che si tratti di un maso del Cinquecento o di un cortile scolastico in periferia, il nostro obiettivo è lo stesso: creare luoghi che generino relazione, identità, senso di appartenenza. Luoghi che, attraverso la cura, possano tornare a vivere.


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