Dall’abbandono del tecnigrafo ad ArchGPT: come l’intelligenza artificiale trasforma l’architettura, l’edilizia ecclesiale e il futuro dei professionisti
L’intelligenza artificiale non sostituisce il professionista, ma ne amplifica le competenze, liberando tempo prezioso dalle attività più ripetitive e complesse. Come fu il passaggio dal tecnigrafo al CAD negli anni ’90, oggi l’IA segna una nuova rivoluzione per il mondo dell’architettura, soprattutto nel campo dell’edilizia e del restauro ecclesiale. ArchGPT, sviluppato da InfoPage, rappresenta uno strumento verticale capace di integrare normative, contenuti specialistici e supporto operativo. Una risorsa che migliora la produttività, ma anche la qualità delle relazioni professionali. Scopri nel nostro articolo come l’IA sta trasformando la professione dell’architetto e il suo futuro. Leggi l’articolo e guarda l’intervento completo dell’Arch.Edmondo Jonghi Lavarini durante il FORUM, CHIESA IN CANTIERE del 14 Maggio 2025

L’intelligenza artificiale come alleata per liberare tempo professionale utile
L’intelligenza artificiale sta progressivamente entrando nel lavoro degli architetti e dei professionisti della progettazione. Il suo ruolo principale è quello di accelerare processi ripetitivi, liberando tempo prezioso da dedicare alle attività più creative e strategiche. Così come la calcolatrice non trasforma un fruttivendolo in un ragioniere, ma agevola il ragioniere stesso nel suo lavoro, l’IA non sostituisce le competenze del professionista, bensì ne amplifica l’efficacia. Nel settore edilizio italiano, caratterizzato da normative complesse e diversificate per ogni comune, la possibilità di avere uno strumento capace di sintetizzare testi, regolamenti e prassi rappresenta un’opportunità straordinaria. L’obiettivo non è delegare la responsabilità decisionale, ma guadagnare velocità e precisione nell’elaborazione dei dati, mantenendo al centro la capacità critica e progettuale dell’architetto.
Dal tecnigrafo al digitale fino alla rivoluzione attuale dell’intelligenza
Negli anni ’90 la professione dell’architetto visse la transizione dal tecnigrafo al CAD e successivamente ai software di modellazione tridimensionale. Allora come oggi, non mancarono resistenze e perplessità: alcuni professionisti faticavano a comprendere l’utilità dei render o delle simulazioni video. Eppure, questi strumenti si rivelarono decisivi per migliorare la comunicazione con i committenti e per accelerare le fasi di progettazione. L’intelligenza artificiale si colloca ora in continuità con quel processo, inaugurando una fase di innovazione altrettanto radicale. Non si tratta più soltanto di cambiare gli strumenti di disegno, ma di disporre di assistenti virtuali capaci di comprendere testi complessi, generare preventivi, simulare scenari e produrre sintesi intelligibili anche ai non addetti ai lavori.
ArchGPT: piattaforma verticale dedicata all’edilizia e al restauro ecclesiale
Per rispondere a queste sfide, InfoPage ha sviluppato ArchGPT, un modello di intelligenza artificiale verticale e specifico per l’ambito architettonico ed ecclesiastico. Basato su API che ne potenziano le funzioni, ArchGPT integra regolamenti edilizi, contenuti specialistici e riferimenti culturali, inclusi testi fondamentali come il Laudato si’ di papa Francesco. Rispetto alle piattaforme generaliste, offre risposte contestualizzate e coerenti con la realtà normativa e progettuale italiana. Inoltre, registra e conserva gli interventi e le domande poste dagli utenti, creando una memoria utile per monitorare il percorso formativo e professionale. Grazie a questa caratteristica, ArcGPT diventa non solo uno strumento di supporto operativo, ma anche un alleato per lo sviluppo delle competenze e per il consolidamento delle relazioni con clienti e collaboratori.
Dal rischio di delega totale al valore delle relazioni umane
Un aspetto fondamentale emerso nel dibattito riguarda il rischio di delegare completamente all’intelligenza artificiale scelte che richiedono responsabilità professionale. Proprio come nei calcoli strutturali, in cui il software elabora modelli complessi ma il professionista deve mantenere il controllo dell’analisi e della validazione, così l’IA non può sostituire la conoscenza di base. La sua forza risiede nell’affiancare il tecnico, non nel sostituirlo. Il vero valore aggiunto dell’IA, oltre alla produttività, consiste nella possibilità di liberare tempo da investire in attività relazionali, formative e collaborative. In un’epoca in cui gli architetti tendono a lavorare isolati, l’IA può rappresentare un ponte per recuperare momenti di confronto reale, networking e scambio di esperienze, condizioni imprescindibili per affrontare la complessità della professione contemporanea.
Articolo tratto dal Forum CHIESA IN CANTIERE del 14 Maggio 2025













