Quando un intervento d’urgenza diventa occasione di conoscenza
Dal rischio alla prevenzione programmata
La conservazione del patrimonio ecclesiastico inizia quasi sempre da un segnale apparentemente marginale. Nel caso della Basilica di Santa Chiara a Napoli, il distacco di una consistente porzione di pietra di piperno da una delle bifore ha reso necessario un intervento di somma urgenza finalizzato alla salvaguardia dell’incolumità pubblica. Tuttavia, quella che poteva limitarsi a una semplice operazione di messa in sicurezza si è trasformata nell’occasione per sviluppare una metodologia di conoscenza dell’intero edificio, capace di coniugare sicurezza, rilievo diagnostico e pianificazione della futura conservazione.

Santa Chiara rappresenta uno dei più importanti complessi monumentali italiani. Fondata nel XIV secolo per volontà di Roberto d’Angiò, trasformata nel periodo barocco e profondamente segnata dal bombardamento del 1943, la basilica testimonia come ogni edificio storico sia il risultato di continue stratificazioni costruttive e culturali. La ricostruzione del dopoguerra ha restituito alla città un’architettura essenziale, caratterizzata dall’impiego di piperno, materiali tufacei e grandi superfici verticali illuminate dalle vetrate gotiche, ma il trascorrere del tempo, l’inquinamento urbano e l’aggressività dell’ambiente hanno progressivamente generato fenomeni diffusi di degrado.


Più che un semplice cantiere, quello di Santa Chiara diventa così un esempio di manutenzione programmata: intervenire tempestivamente significa raccogliere informazioni preziose che consentiranno alla committenza di progettare, con maggiore consapevolezza, il futuro restauro complessivo del monumento.
Progettare l’accesso alle superfici
Nei grandi edifici ecclesiastici la vera complessità spesso non è rappresentata dal degrado, bensì dalla possibilità di raggiungerlo. Le dimensioni della basilica — circa 90 metri di lunghezza, 34 metri di larghezza e prospetti che raggiungono quote elevate — unite alla quasi totale assenza di aggetti e superfici intermedie, trasformano l’architettura stessa in un ostacolo alla propria manutenzione.
Prima ancora di intervenire sui materiali lapidei è stato quindi necessario progettare il modo di accedere alle superfici. Lo studio dell’organismo architettonico ha permesso di individuare l’unico punto utile per raggiungere le coperture e sviluppare un sistema completamente dedicato all’intervento. L’Ufficio tecnico di Formento Restauri ha progettato uno speciale binario metallico che, realizzato nella propria officina, ha consentito agli operatori di percorrere l’intero sviluppo dei circa sessanta metri di prospetto senza ricorrere a ponteggi permanenti.

La fase di pianificazione ha previsto inoltre la definizione di una vera e propria “griglia operativa”, suddividendo l’edificio in settori corrispondenti all’effettiva area di lavoro raggiungibile da ciascun restauratore durante la discesa in fune. Questa organizzazione ha permesso di controllare oltre 13.000 m² di superfici, registrando puntualmente ogni fenomeno di degrado.

L’accessibilità diventa quindi parte integrante del progetto di conservazione: senza una corretta strategia di accesso, qualsiasi intervento di manutenzione programmata rischia infatti di diventare economicamente e operativamente insostenibile.


Restauro in quota ®, tecnica specializzata
Uno degli aspetti più innovativi dell’intervento riguarda l’integrazione tra restauro architettonico tradizionale e tecniche di accesso mediante funi. Le immagini realizzate con drone documentano la complessità delle superfici e mostrano chiaramente come nessuna singola tecnologia sarebbe stata sufficiente ad affrontare tutte le situazioni presenti sull’edificio.
Dove le condizioni lo permettevano sono stati utilizzati piattaforme elevatrici e ragni cingolati; nei prospetti completamente inaccessibili, invece, è entrata in azione una squadra specializzata nel restauro in quota con tecniche alpinistiche. Il sistema di doppia fune ha consentito agli operatori di lavorare in condizioni di elevata sicurezza mantenendo un contatto diretto con le superfici lapidee.
Perché è un caso studio:

L’intervento di Formento Restauri, dimostra come il restauro in quota, integrato con progettazione specialistica e monitoraggio diagnostico, possa trasformare un’emergenza in un processo di manutenzione programmata. Un modello replicabile per diocesi, enti ecclesiastici e soprintendenze che gestiscono edifici storici complessi, consentendo di intervenire con rapidità, sicurezza, sostenibilità economica e una pianificazione più efficace dei futuri restauri.
È proprio questo contatto fisico che distingue il restauro da una semplice ispezione tecnologica. Toccare il materiale, percepirne consistenza, alterazioni, distacchi e comportamento meccanico significa acquisire quella conoscenza che nessuna fotografia o rilievo remoto può sostituire completamente. Il restauratore, sospeso sulla facciata, diventa così il primo strumento diagnostico dell’edificio.
L’organizzazione del cantiere ha inoltre consentito di essere operativi entro un mese dalla segnalazione della criticità e di completare, nell’arco di due mesi, la progettazione della linea vita, la messa in sicurezza dei prospetti e la realizzazione della mappatura completa del degrado.

La metodologia dimostra come il Restauro In Quota® rappresenti oggi non soltanto una soluzione tecnica, ma un vero strumento di gestione del patrimonio monumentale, capace di ridurre tempi, costi e impatto visivo del cantiere.
Dalla conoscenza alla manutenzione
Uno degli elementi di maggiore valore del progetto è costituito dalla documentazione finale consegnata alla committenza. La messa in sicurezza rappresenta infatti soltanto il primo risultato di un processo molto più ampio che produce conoscenza, organizza dati e rende possibile programmare gli interventi futuri.
Ogni area monitorata è stata fotografata, georeferenziata e classificata secondo la normativa UNI relativa al degrado dei materiali lapidei, integrando il linguaggio tecnico con un sistema grafico basato su icone e simbologie facilmente leggibili anche da utenti non specialisti. Il risultato è una vera banca dati dello stato conservativo dell’edificio, consultabile nel tempo e continuamente aggiornabile.
Questo sistema informativo consente alla Soprintendenza e ai futuri progettisti di individuare rapidamente le aree prioritarie, programmare le campagne di restauro e verificare nel tempo l’evoluzione dei fenomeni di degrado. La manutenzione non viene più considerata come una successione di emergenze, ma come un processo continuo di controllo e conoscenza.

Il caso di Santa Chiara dimostra come la combinazione tra competenze restaurative, progettazione specialistica, tecnologie di accesso e gestione digitale delle informazioni possa rappresentare un modello replicabile per diocesi, enti ecclesiastici e soprintendenze impegnati nella tutela di un patrimonio monumentale sempre più vasto e complesso.


Per approfondire il metodo operativo
Monitoraggio, rilievo diagnostico, messa in sicurezza e restauro in quota costituiscono oggi strumenti indispensabili per una gestione moderna degli edifici di culto. L’esperienza maturata da Formento Restauri nel cantiere di Santa Chiara dimostra come sia possibile intervenire rapidamente, limitando l’impatto sul monumento e costruendo al tempo stesso una base conoscitiva indispensabile per i futuri restauri. Diocesi, enti ecclesiastici, progettisti e stazioni appaltanti interessati ad approfondire queste metodologie possono contattare Formento Restauri per valutare soluzioni personalizzate dedicate alla conservazione programmata del patrimonio storico.

Potrebbero interessarti anche:
La diagnostica con tecnica a fune a supporto della progettazione
La diagnostica in fune è il servizio dedicato al supporto dei professionisti per un’ottimale progettazione degli interventi di restauro. Formento restauri (sito internet) è nata…
La Nuova Chiesa Maria SS. del Buon Rimedio: Speranza e rinascita nel cuore di Scampia
A cura di Ing. Carmine Gravino, Ufficio tecnico Arcidiocesi di Napoli e Rup del Progetto. S.Em. Domenico Battaglia, Cardinale di Napoli, con il parroco Don Alessandro…
Le Opere d’arte nella chiesa parrocchiale Madonna del Buon Rimedio a Scampia Napoli
A cura di Paul dë Doss Moroder L'altare, la croce e il tabernacolo Poiché la forma architettonica della chiesa parrocchiale Madonna del Buon Rimedio a…
