Restauro Chiese a Milano: 4 Casi Studio di Manutenzione e Innovazione
Come si restaurano le chiese e gli edifici storici senza tradirne l’anima? In questo articolo e nel video che lo accompagna entriamo nei cantieri della Fratelli Ranghetti, impresa con oltre 70 anni di esperienza nel recupero del patrimonio religioso e architettonico. Scopriremo quattro casi studio concreti, dalla posa di un riscaldamento radiante compatibile con pavimenti storici al riuso dei coppi originali, fino alla sicurezza dei marmi e delle coperture. Un racconto prezioso per architetti, parroci e tecnici che vogliono unire tradizione, innovazione e manutenzione programmata.
L’intervista a Renato Ranghetti
Oggi facciamo un bel viaggio fra varie parrocchie della zona di Milano e dintorni, in cui sono stati realizzati alcuni interventi. Andremo poi a identificare quello che è il vostro approccio al mondo dei lavori sugli edifici di valore storico e religioso.
Infatti, iniziamo con una domanda: nel tuo lavoro su edifici di valore storico e religioso, come affronta l’impresa Fratelli Ranghetti la sfida di coniugare le tecniche tradizionali sugli edifici storici con le nuove tecnologie costruttive e impiantistiche?
«Cominciamo col dire che la nostra azienda nasce 70 anni fa, grazie a mio padre e a mio zio che, da contadini, si sono trovati a diventare imprenditori a Milano. La loro fortuna è stata quella di conoscere alcuni padri dell’Opera Pavoniana, iniziando a lavorare come muratori e imbianchini, facendo manutenzioni varie negli istituti religiosi.
Col tempo, la ditta si è ingrandita; siamo arrivati io e mio fratello e, con la stessa passione di nostro padre e di nostro zio per gli edifici storici, abbiamo maturato esperienza e rispetto per il vecchio, l’antico, lo storico. Con questa impostazione affrontiamo i nostri restauri: la nostra manodopera, specializzata e cresciuta con noi, lavora con la passione di rispettare e recuperare il monumento, la casa, l’istituto, la facciata. Non distruggiamo, ma recuperiamo e facciamo rinascere con grande soddisfazione».
Primo caso studio – San Donato Milanese
In questa chiesa avete realizzato un nuovo impianto di riscaldamento radiante a pavimento. Come si è gestita la compatibilità tra le esigenze moderne e la conservazione estetica e funzionale dell’edificio sacro?

«Era un intervento ormai obbligato, perché il vecchio riscaldamento della chiesa aveva grossi problemi. Insieme all’architetto e al parroco si è scelto un pavimento riscaldato senza demolire quello esistente. Abbiamo lasciato alla storia il pavimento originario, appoggiandoci sopra con un impianto nuovo, formato da pannelli in polistirolo rivestiti in alluminio e tubazioni per il riscaldamento a pavimento.

Inoltre, è stato ricreato lo stesso disegno del pavimento originale. Questa scelta è stata molto apprezzata e ha ricevuto elogi da tutti i parrocchiani».
Secondo caso studio – Basilica di via Leargonne
Dopo un’alluvione, avete scelto un tetto ventilato con posa di vecchi coppi. Quali criteri di scelta e quali vantaggi tecnici ed estetici ne sono derivati?

«Su tutte le chiese cerchiamo di riutilizzare i coppi esistenti, specialmente quelli fatti a mano o degli anni ’20 e ’30, molto robusti. Li smontiamo, li puliamo, poi creiamo un doppio strato impermeabile con tessuto traspirante, listellatura in legno e tetto ventilato. Sopra riposiamo i coppi antichi, integrandoli con pezzi simili reperiti sul mercato.

Il colmo lo realizziamo murato, come facevano i nostri nonni, anziché con bande moderne che col tempo si degradano. In questo modo la durata è pressoché eterna».
Terzo caso studio – Parrocchia di via Canova
Come avete garantito la sicurezza durante il rifacimento della copertura delle cappelline laterali?

«In questa basilica lavoriamo da oltre 20 anni con manutenzione ordinaria. Durante i controlli annuali abbiamo rilevato infiltrazioni in due cappelline. Siamo intervenuti subito con piattaforma aerea, verificando che le tegole erano marce. Abbiamo proposto la sostituzione con ponteggio a norma, doppio manto impermeabile e tetto ventilato.

La sicurezza per noi è prioritaria: ponteggi sempre conformi e procedure rigorose».
Quarto caso studio – San Dionigi
Come valutate quando intervenire sui rivestimenti marmorei senza smontarli del tutto?

«La manutenzione programmata è fondamentale. I marmi erano stati monitorati 5 anni fa; al nuovo controllo abbiamo trovato 5-6 lastre in fase di distacco e due rotte. Quelle rotte le abbiamo smontate e fatte sistemare dal marmista, le altre le abbiamo consolidate con microfori, connettori e resine, riaffrancandole alla muratura.

Questo tipo di prevenzione evita rischi enormi: solo la settimana scorsa abbiamo messo in sicurezza un soffitto che rischiava di cadere durante una messa. La manutenzione programmata ci consente di evitare spese enormi e incidenti».
La manutenzione programmata
Se doveste lanciare un messaggio ad architetti, parroci e tecnici, perché scegliere la Fratelli Ranghetti?
«Perché la nostra azienda è fondata sulla passione per il recupero e il restauro. Non siamo costruttori e non vogliamo esserlo: siamo restauratori e manutentori di edifici storici. È ciò che ci anima e ci rende orgogliosi. La nostra esperienza nasce da 70 anni di lavoro continuo e specializzato.
Chi sceglie la manutenzione programmata con noi mantiene l’immobile sempre in ordine, evitando emergenze e grandi spese. Certo, siamo attrezzati anche per le urgenze: due mesi fa, per esempio, a Monza abbiamo risolto un allagamento e, alla successiva pioggia torrenziale, i garage erano asciutti. È la conferma che prevenire è meglio che curare».

