Spazi che uniscono: architettura come motore di partecipazione
Al Caffè della Stampa di Cersaie 2025, Chiesa Oggi ha portato al centro del dibattito l’architettura come strumento di rigenerazione e partecipazione. L’incontro con lo studio MAB Architecture, vincitore di numerosi concorsi, ha mostrato come i progetti possano trasformare traumi collettivi in luoghi di identità e coesione sociale
Un progetto non è mai un oggetto, ma sempre parte di un processo, un’esperienza condivisa con la comunità.
Il valore della comunità nei progetti architettonici contemporanei
Al Caffè della Stampa, l’architetto Caterina Parrello ha introdotto il tema centrale: l’architettura deve andare oltre l’estetica per diventare servizio e identità collettiva. Il dibattito ha visto protagonisti Floriana Marotta e Massimo Basile di MAB Architecture, uno studio che coniuga ricerca progettuale e impegno sociale. La loro esperienza dimostra come la qualità architettonica non si misuri solo nei materiali, ma soprattutto nella capacità di creare spazi inclusivi e vissuti. Il centro parrocchiale di Reggiolo, ricostruito dopo il sisma del 2012, diventa un esempio emblematico: non un semplice edificio, ma un processo condiviso. La comunità è stata coinvolta fin dall’inizio, rendendo il progetto un catalizzatore di memoria, identità e futuro. Per gli architetti, questo approccio conferma che ogni opera deve nascere come risposta a bisogni concreti e condivisi, rafforzando il ruolo sociale della disciplina.
Un progetto non è mai un oggetto, ma sempre parte di un processo, un’esperienza condivisa con la comunità.»
Reggiolo: ricostruzione come occasione di identità e dialogo
Il progetto del centro parrocchiale di Reggiolo rappresenta un modello di architettura partecipata. In seguito al terremoto, la comunità ha perso luoghi simbolici e punti di riferimento. MAB Architecture ha risposto immaginando non solo una ricostruzione fisica, ma un nuovo spazio di aggregazione. L’edificio di 1200 m² si articola attorno a due cortili, richiamando la tradizione monastica e allo stesso tempo aprendo relazioni urbane inedite. Questo “vuoto progettato” diventa fulcro delle attività comunitarie, unendo generazioni e funzioni diverse. L’approccio ha permesso di trasformare un trauma in opportunità, ridando centralità alla comunità e al tessuto urbano circostante. Con un budget limitato, il progetto ha valorizzato dettagli, proporzioni e continuità tra spazi interni ed esterni, dimostrando come la qualità non dipenda dal lusso, ma dalla cura e dalla sensibilità progettuale. Un messaggio forte per l’architettura sociale contemporanea.
La qualità non è legata al costo dei materiali, ma alla cura del dettaglio e all’armonia degli spazi.
Il ruolo etico e sociale dell’architettura odierna
Per MAB Architecture, progettare significa anche assumersi una responsabilità etica. L’architettura non è solo costruzione, ma rigenerazione urbana e sociale. Nei loro interventi, anche in contesti difficili come quartieri periferici o ex aree industriali, l’obiettivo è creare spazi pubblici che riducano il degrado e favoriscano la coesione. L’attenzione alla continuità materica e cromatica contribuisce a generare ambienti riconoscibili e accoglienti, che la comunità può percepire come propri. Questo approccio riduce fenomeni di vandalismo e rafforza il senso di appartenenza. Il progetto diventa così leva per il cambiamento culturale e sociale. L’architettura è chiamata a rispondere alle sfide del presente, offrendo strumenti per la convivenza e la democrazia. L’esperienza di Reggiolo e di altri progetti mostra come i luoghi di qualità non siano un lusso elitario, ma un diritto per tutti, capace di educare alla bellezza e alla cura condivisa.
L’architettura ha un ruolo etico e sociale: rigenera territori e attiva nuove relazioni.
Concorsi di architettura: qualità e partecipazione garantite
Un punto centrale del dibattito è stato il ruolo dei concorsi di architettura promossi dalla CEI e da Chiesa Oggi. Da oltre 25 anni, questo strumento garantisce qualità progettuale, trasparenza e coinvolgimento. I concorsi non si limitano a scegliere un vincitore, ma attivano processi partecipativi che coinvolgono comunità e progettisti. L’esperienza di Reggiolo e di altri progetti mostra come la competizione diventi occasione per ripensare i programmi funzionali, integrando esigenze nuove e offrendo spazi flessibili. Questa modalità ha permesso di realizzare chiese, centri parrocchiali e luoghi di aggregazione che rispondono a bisogni reali, ridando valore al patrimonio ecclesiastico e urbano. Per gli architetti, i concorsi rappresentano un banco di prova ma anche un’opportunità per sviluppare idee innovative capaci di coniugare estetica, funzione e impatto sociale. Una pratica che conferma il legame tra progetto e comunità.
Ogni manufatto architettonico è un messaggero di cultura, un segno che porta con sé la memoria e l’identità di una comunità.
Grandi eventi e trasformazioni urbane strategiche
L’incontro ha infine sottolineato come eventi globali – dal Giubileo alle Olimpiadi – possano diventare occasioni di trasformazione urbana. Esperienze come Barcellona 1992 dimostrano che interventi strategici possono rigenerare intere città. L’Italia si prepara al Giubileo 2025 e alle Olimpiadi invernali 2026, eventi che richiedono scelte intelligenti per creare infrastrutture flessibili e durature. L’architettura deve essere pensata come strumento di lungo termine, capace di integrare sport, cultura e comunità. In questo senso, il dialogo tra progettisti, istituzioni e comunità è fondamentale per evitare opere isolate e generare invece nuove centralità urbane. L’architettura, intesa come processo culturale e sociale, può restituire dignità e vitalità ai territori, confermando il suo ruolo nel costruire futuro. Per gli architetti, la sfida è chiara: progettare con responsabilità, pensando alle persone prima che agli oggetti.
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Il video “CHIESA OGGI Café. ABITARE INSIEME, L’Architettura come rigenerazione e partecipazione”, registrato al Caffè della Stampa di Cersaie 2025, affronta il tema dell’architettura come strumento di rigenerazione urbana, partecipazione e coesione sociale. Protagonisti dell’incontro sono gli architetti Floriana Marotta e Massimo Basile dello studio MAB Architecture, che presentano il progetto del centro parrocchiale di Reggiolo, ricostruito dopo il terremoto del 2012.
Attraverso esperienze concrete e riflessioni progettuali, il dibattito approfondisce argomenti centrali: progettare il vuoto come spazio delle relazioni, coinvolgere la comunità nei processi decisionali, garantire qualità anche con budget contenuti e valorizzare i concorsi di architettura come strumenti di innovazione e trasparenza.
Il video è rivolto ad architetti, urbanisti, studiosi e amministratori interessati a comprendere come l’architettura possa diventare motore di identità collettiva e di rigenerazione del territorio, anche in relazione a grandi eventi come Giubilei e Olimpiadi.
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