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Leggere su carta significa leggere con tutto il cervello

⏱ Tempo di lettura: 14 minuti
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Le neuroscienze riscoprono il valore della lettura cartacea nell’era digitale

a cura di Edmondo Jonghi Lavarini

La ricerca scientifica dimostra che leggere su carta e leggere su uno schermo non sono esperienze necessariamente equivalenti. Attenzione, memoria, comprensione e percezione fisica del testo possono cambiare in funzione del supporto utilizzato. Per questo CHIESA OGGI continua a investire nell’innovazione digitale senza rinunciare alla tradizione della carta stampata.

State leggendo questo articolo su uno schermo. Forse sul computer del vostro studio professionale, su un tablet oppure sullo smartphone, durante una pausa della giornata.

È proprio grazie alle tecnologie digitali che oggi CHIESA OGGI può raggiungere quotidianamente architetti, progettisti, professionisti del restauro, sacerdoti, studiosi e appassionati di architettura sacra, superando distanze geografiche e limiti temporali.

Il web ha trasformato profondamente il modo in cui produciamo, distribuiamo e condividiamo la conoscenza. Ha reso l’informazione più accessibile, immediata e partecipata.

Eppure, proprio mentre investiamo nella comunicazione digitale, desideriamo riaffermare una convinzione che accompagna la storia della nostra casa editrice: il libro e la rivista stampata possiedono un valore culturale, cognitivo e umano che non deve andare perduto.

Non si tratta soltanto di una preferenza estetica, del piacere di sfogliare una pubblicazione o del fascino della carta stampata.

Esiste anche una ragione scientifica, oggi oggetto di crescente attenzione da parte delle neuroscienze e della psicologia cognitiva.

Il nostro cervello, infatti, non elabora necessariamente nello stesso modo un testo letto su carta e uno visualizzato su uno schermo.

Che cosa accade nel cervello quando leggiamo?

Leggere è un’attività straordinariamente complessa.

Quando i nostri occhi percorrono una pagina, il cervello non si limita a riconoscere lettere e parole. Attiva reti neuronali coinvolte nel linguaggio, nella memoria, nell’attenzione, nella percezione visiva e nella costruzione del significato.

La lettura è dunque un processo cognitivo articolato, nel quale diversi sistemi cerebrali collaborano per trasformare segni grafici in conoscenza.

Ma il supporto attraverso il quale leggiamo può modificare questo processo?

La ricerca scientifica suggerisce di sì.

Alcuni studi hanno confrontato direttamente l’attività cerebrale di persone impegnate nella lettura su carta e su dispositivi elettronici, utilizzando tecniche come l’elettroencefalografia, comunemente indicata con la sigla EEG.

Attraverso elettrodi posizionati sul cuoio capelluto, questa tecnologia permette di registrare le variazioni dell’attività elettrica cerebrale e di analizzare specifiche bande di frequenza associate a differenti processi cognitivi.

I risultati sono particolarmente interessanti.

La ricerca scientifica: carta e schermo producono risposte cerebrali differenti

Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica internazionale PLOS ONE ha analizzato le differenze nell’attività cerebrale di quindici bambini, di età compresa tra sei e otto anni, durante attività di lettura su carta e su schermo.

La ricerca, intitolata Higher theta-beta ratio during screen-based vs. printed paper is related to lower attention in children: An EEG study, ha utilizzato misurazioni elettroencefalografiche per confrontare le risposte cerebrali nelle due condizioni.

I ricercatori hanno rilevato differenze nella distribuzione dell’attività elettrica cerebrale.

Durante la lettura su carta sono stati osservati livelli relativamente maggiori di attività nelle bande beta e gamma, mentre la lettura su schermo è risultata associata a una maggiore attività nelle bande theta e alfa.

In particolare, il rapporto tra attività theta e beta, utilizzato in determinati contesti sperimentali come indicatore correlato all’attenzione, suggeriva condizioni attentive meno favorevoli durante la lettura digitale.

La scoperta non significa che la carta attivi sempre un numero maggiore di neuroni, ma dimostra che il mezzo attraverso cui leggiamo può influenzare il funzionamento cerebrale.

È una distinzione importante: la scienza non autorizza a considerare ogni lettura digitale inferiore a quella cartacea. Tuttavia, invita a non trattare i due supporti come cognitivamente identici.

Un secondo studio, pubblicato nel 2024, ha approfondito ulteriormente il problema.

La ricerca, condotta su 59 studenti della scuola secondaria e basata sull’analisi dei potenziali evento-correlati, ha esaminato un particolare segnale cerebrale denominato N400, associato all’elaborazione semantica del linguaggio.

I risultati hanno evidenziato differenze compatibili con un’elaborazione semantica più profonda durante la lettura su carta rispetto a quella digitale, nelle condizioni sperimentali considerate.

È un risultato significativo, perché suggerisce che il supporto materiale possa intervenire non soltanto sull’attenzione, ma anche sulle modalità attraverso cui attribuiamo significato alle parole.

Naturalmente, questi studi hanno limiti metodologici, campioni relativamente contenuti e riguardano specifiche fasce d’età. Non possono essere generalizzati automaticamente a ogni lettore adulto, a ogni dispositivo o a ogni genere di testo.

Resta però un’indicazione scientifica meritevole di attenzione: il modo in cui leggiamo può influenzare il modo in cui comprendiamo.

La seconda edizione di BIG – Biennale Internazionale Grafica si tiene a Milano dal 22 al 25 ottobre 2026 presso l’ADI Design Museum

La tridimensionalità del libro: quando la conoscenza diventa esperienza fisica

Un libro non è soltanto un contenitore di parole.

È un oggetto fisico, dotato di peso, dimensioni, consistenza, spessore e organizzazione spaziale.

Quando leggiamo un volume cartaceo, il nostro cervello riceve informazioni che vanno oltre il testo.

Percepiamo la posizione delle parole nella pagina, ricordiamo se un passaggio si trovava all’inizio o alla fine del libro, riconosciamo la disposizione delle immagini, sfogliamo, torniamo indietro, confrontiamo pagine e capitoli.

Le nostre mani partecipano all’esperienza della lettura.

La psicologia cognitiva studia da tempo il rapporto tra percezione, movimento e conoscenza, anche attraverso il concetto di embodied cognition, o cognizione incarnata.

Secondo questa prospettiva, i processi cognitivi non sono completamente separati dall’esperienza corporea e dall’interazione con l’ambiente.

Applicata alla lettura, questa impostazione suggerisce che le caratteristiche fisiche del supporto possano contribuire all’orientamento nel testo e alla costruzione dei riferimenti spaziali.

Non significa che ogni libro cartaceo produca necessariamente una memoria migliore. Significa, piuttosto, riconoscere che la materialità del libro introduce componenti percettive e motorie che possono avere un ruolo nell’esperienza cognitiva.

Per chi si occupa di architettura, questa riflessione assume un significato particolare.

Come l’architettura non è soltanto un’immagine di uno spazio, così un libro non è soltanto la visualizzazione di un testo.

Entrambi possiedono una dimensione materiale, spaziale e sensoriale.

Un edificio si comprende anche attraversandolo, toccandone i materiali, percependone le proporzioni.

Analogamente, un libro si conosce anche attraverso il rapporto fisico con le sue pagine.

La biblioteca: uno spazio dove la lettura diventa esperienza. Leggere in biblioteca significa immergersi in un ambiente dedicato alla conoscenza, dove il silenzio, la presenza fisica dei libri e il rapporto diretto con la carta favoriscono concentrazione, riflessione e approfondimento. Un’esperienza che coinvolge mente e sensi, trasformando la lettura in un momento di crescita personale e culturale. Nell’era digitale, la biblioteca conserva il suo valore insostituibile di luogo di incontro tra memoria, sapere e futuro.

Leggere lentamente, comprendere profondamente

Viviamo in un’epoca caratterizzata da una straordinaria disponibilità di informazioni.

Ogni giorno consultiamo decine di pagine web, riceviamo notifiche, scorriamo notizie, osserviamo immagini e passiamo rapidamente da un contenuto all’altro.

Questa abbondanza rappresenta una conquista, ma introduce anche una sfida: distinguere l’accesso all’informazione dalla sua effettiva comprensione.

La neuroscienziata cognitiva Maryanne Wolf, studiosa dei processi di lettura, ha dedicato importanti lavori al concetto di deep reading, la lettura profonda.

Si tratta di quella modalità di lettura che richiede tempo, attenzione sostenuta, capacità interpretativa, riflessione critica e costruzione di collegamenti.

La lettura profonda non appartiene esclusivamente alla carta: può essere praticata anche su dispositivi digitali.

Tuttavia, le caratteristiche dell’ambiente di lettura possono favorirla oppure ostacolarla.

Un libro cartaceo, privo di notifiche, collegamenti ipertestuali e continue sollecitazioni esterne, offre spesso condizioni particolarmente favorevoli alla concentrazione.

In questo senso, difendere la lettura cartacea non significa rifiutare l’innovazione.

Significa difendere la possibilità di dedicare tempo alla conoscenza.

La progettazione grafica rappresenta la disciplina che traduce le informazioni e i concetti in forme visive accessibili, permettendo la trasmissione chiara ed efficace della conoscenza all’interno della società. La seconda edizione di BIG – Biennale Internazionale Grafica, che si tiene a Milano dal 22 al 25 ottobre 2026 presso l’ADI Design Museum, assolve a una precisa funzione pedagogica: documentare, catalogare e spiegare al pubblico le tappe evolutive e le metodologie del design della comunicazione.
Attraverso un percorso espositivo strutturato e una serie di attività formative, l’evento illustra scientificamente come i segni, i caratteri tipografici e le scelte cromatiche non siano elementi decorativi, bensì strumenti codificati per orientare la percezione e facilitare la comprensione della realtà quotidiana. La scelta di svolgere la manifestazione all’interno del museo del Compasso d’Oro (ADI) risponde all’esigenza di contestualizzare storicamente la grafica, offrendo ai visitatori gli strumenti critici necessari per decodificare i linguaggi visivi contemporanei.

Perché una rivista di architettura deve continuare a essere stampata

Per CHIESA OGGI questa riflessione assume una dimensione editoriale precisa.

L’architettura, e in particolare l’architettura sacra, richiede osservazione, interpretazione, confronto e approfondimento.

Un progetto architettonico non può essere compreso soltanto attraverso una sequenza veloce di immagini.

Richiede tempo per leggere le planimetrie, osservare i dettagli costruttivi, confrontare fotografie, comprendere i materiali, approfondire le motivazioni culturali e spirituali che hanno orientato le scelte progettuali.

Una rivista stampata offre uno spazio fisico nel quale testi, immagini e disegni entrano in relazione attraverso un progetto grafico unitario.

La dimensione della pagina, la qualità della riproduzione fotografica, la sequenza degli articoli e la possibilità di tornare ripetutamente su un dettaglio costituiscono parte integrante dell’esperienza editoriale.

La pubblicazione cartacea diventa inoltre un oggetto da conservare.

Può essere collocata nella biblioteca di uno studio professionale, consultata durante la progettazione, condivisa con un collega, utilizzata nella formazione oppure tramandata a chi verrà dopo di noi.

In un settore come quello dell’architettura religiosa, nel quale la memoria storica costituisce una componente fondamentale del progetto contemporaneo, questa funzione assume un valore ancora maggiore.

La carta non rappresenta soltanto il presente della conoscenza, ma anche una delle forme attraverso cui la conoscenza può attraversare il tempo.

Digitale e cartaceo: non una competizione, ma una responsabilità culturale

La nostra casa editrice continua a investire nel digitale.

Il sito web, la comunicazione online, le newsletter, gli strumenti multimediali e le nuove tecnologie rappresentano opportunità straordinarie per diffondere contenuti, costruire relazioni e raggiungere nuovi lettori.

Crediamo nell’innovazione e intendiamo continuare a svilupparla.

Ma crediamo altrettanto fermamente che innovare non significhi necessariamente sostituire ciò che esiste.

La storia della cultura dimostra che i nuovi strumenti di comunicazione possono affiancarsi a quelli precedenti, ampliandone le possibilità.

Il digitale offre velocità, accessibilità, aggiornamento e diffusione.

La carta offre materialità, continuità, un diverso rapporto con il tempo e un’esperienza di lettura che conserva caratteristiche proprie.

Non sono qualità necessariamente esclusive dei rispettivi supporti, ma opportunità differenti che meritano di essere valorizzate.

La nostra scelta editoriale è quindi chiara: utilizzare tutte le potenzialità del web senza rinunciare al valore del libro e della rivista stampata.

Non per nostalgia.

Non per resistenza al cambiamento.

Ma perché riteniamo che la pluralità degli strumenti attraverso cui si trasmette la cultura rappresenti una ricchezza da preservare.

Un invito a tutti: continuate a leggere libri

Vorremmo concludere questa riflessione con un invito che supera i confini della nostra rivista e della nostra casa editrice.

Un invito rivolto a tutti i lettori, agli architetti, agli insegnanti, agli studenti, ai professionisti e alle famiglie.

Continuate a leggere libri. Continuate a sfogliare riviste. Continuate a frequentare biblioteche e librerie.

Sostenete l’editoria, non soltanto la nostra, ma quella di tutte le case editrici che continuano a investire nella produzione e nella diffusione della cultura attraverso la stampa.

Acquistare un libro significa sostenere una filiera fatta di autori, ricercatori, editori, redattori, grafici, tipografi, distributori e librai.

Significa contribuire alla circolazione delle idee, alla pluralità delle voci e alla conservazione del sapere.

Significa anche riconoscere che non tutto ciò che è tecnologicamente superabile debba necessariamente essere abbandonato.

Nella nostra esperienza di editori, la stampa rappresenta una responsabilità culturale prima ancora che una scelta produttiva.

Una responsabilità verso chi scrive, verso chi legge e soprattutto verso le generazioni future.

Custodire la memoria significa costruire il futuro

Chi si occupa di restauro e conservazione del patrimonio architettonico conosce bene un principio fondamentale: custodire non significa immobilizzare.

Restaurare un edificio non vuol dire riportarlo artificialmente nel passato, ma permettergli di continuare a vivere e a trasmettere significati nel futuro.

Lo stesso principio può essere applicato alla cultura editoriale.

Conservare la tradizione della stampa non significa rinunciare alle nuove tecnologie, ma riconoscere il valore di un patrimonio di conoscenze, competenze ed esperienze che merita di essere tramandato.

Un libro stampato oggi potrà essere aperto fra cinquant’anni.

Una rivista potrà essere ritrovata in una biblioteca, consultata da uno studente, utilizzata per comprendere un progetto architettonico o per ricostruire un passaggio della storia culturale del nostro tempo.

Naturalmente anche gli archivi digitali possono garantire una conservazione duratura, purché adeguatamente gestiti e aggiornati. Ma la permanenza fisica di una pubblicazione costituisce una forma di testimonianza autonoma, che non dipende dall’accesso a una piattaforma informatica.

Per CHIESA OGGI, che racconta l’architettura sacra, il restauro, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, questa riflessione è particolarmente significativa.

Come crediamo che un edificio storico debba essere conservato affinché possa continuare a parlare alle generazioni future, così crediamo che il libro e la rivista cartacea debbano continuare a occupare un posto centrale nella trasmissione della conoscenza.

Perché il futuro non si costruisce cancellando il passato, ma riconoscendo ciò che del passato continua a generare valore.

E se oggi avete letto queste parole attraverso uno schermo, vi invitiamo a compiere un gesto semplice: prendete un libro, aprite una rivista, sfogliate qualche pagina.

Dedicate alla lettura il tempo che merita.

Scoprirete, o forse riscoprirete, che leggere non significa soltanto ricevere informazioni.

Significa entrare in relazione con la conoscenza.

E che, talvolta, per guardare più lontano nel futuro, vale la pena tornare a sfogliare una pagina.

CHIESA OGGI continuerà a essere presente sul web, ma continuerà anche a credere nella carta stampata. Perché la cultura deve poter essere letta, approfondita, custodita e tramandata.


Riferimenti scientifici e bibliografici

1. Lettura su carta, lettura digitale e attività cerebrale

Higher theta-beta ratio during screen-based vs. printed paper is related to lower attention in children: An EEG study.

PLOS ONE, 2023.

Studio sperimentale condotto su quindici bambini, con registrazione EEG dell’attività cerebrale durante la lettura su carta e su schermo.

DOI: https://doi.org/10.1371/journal.pone.0283863

2. Lettura digitale e profondità dell’elaborazione semantica

Middle-schoolers’ reading and lexical-semantic processing depth in response to digital and print media: An N400 study.

Ricerca condotta su 59 studenti attraverso registrazioni elettroencefalografiche, con particolare attenzione alla componente N400 e all’elaborazione semantica.

Testo scientifico: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11111009/

3. Lettura condivisa e sincronizzazione dell’attività cerebrale

Greater Parent–Child Brain Synchronisation During Printed Book Versus Screen Reading Using Hyperscanning Electroencephalograph Data.

Acta Paediatrica, 2025.

Studio sulle differenze nella sincronizzazione cerebrale tra genitori e bambini durante la lettura condivisa su carta e su schermo.

DOI: https://doi.org/10.1111/apa.70007

4. Neuroscienze e lettura profonda

Maryanne Wolf, Reader, Come Home: The Reading Brain in a Digital World.

Harper, 2018.

Opera di riferimento sui cambiamenti nelle pratiche di lettura nell’ecosistema digitale e sull’importanza di preservare le capacità cognitive associate alla lettura profonda.


Nota scientifica: gli studi citati documentano differenze specifiche nell’attività cerebrale e nei processi cognitivi osservati durante la lettura. Non dimostrano che la carta attivi universalmente un numero maggiore di neuroni, né che la lettura digitale sia sempre meno efficace. I risultati devono essere interpretati alla luce delle caratteristiche dei campioni, dei dispositivi e dei protocolli sperimentali.

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