Un’opera sorprendente

Un importante e complesso intervento di ristrutturazione ha riportato all’originario splendore la Basilica di SS. MM. Nereo e Achilleo

Milano, in fondo a Viale Argonne c’è una grande chiesa in mattoni rossi che sembra concludere col suo amplesso il rettifilo che porta fino a S. Babila: una radiale che, disegnata da Cesare Beruto da Corso Monforte e prolungata dal piano Pavia-Masera con i corsi Concordia, Indipendenza, Plebisciti, Argonne, ricorda la moda parigina di viali alberati a doppia carreggiata.

La chiesa, a impianto basilicale, è dedicata ai Santi Martiri Nereo e Achilleo e sorse per volontà del Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster nel piano di costruzione di nuove parrocchie considerata la crescente espansione della città verso la periferia e in occasione del IV centenario della nascita di S. Carlo Borromeo (1938).

In questo caso l’imponente edificio sembra chiudere l’estremo Est della Milano di allora, dietro infatti, a poche centinaia di metri, corre ancora la linea ferroviaria Milano-Genova.

La Basilica occupa un ampio spazio; è a tre navate con un maestoso quadriportico antistante, battistero ottagonale con un ciclo di affreschi del noto pittore Piero Fornari (1892-1958) sul lato sinistro e casa parrocchiale con gli uffici dall’altro, una adiacente cappella dedicata alla Madonna di Fatima completamente affrescata da Vanni Rossi (1894-1973), tra i fondatori della Scuola d’Arte Beato Angelico, e un ampio giardino con spazio giochi per bambini.

La parrocchia fu istituita con Decreto Arcivescovile il 6 marzo 1938 e il progetto dell’ing. Giovanni Battista Maggi (1890-1975), approvato nel settembre dello stesso anno, diede immediatamente il via ai lavori.

Nonostante le difficoltà del periodo prebellico, dietro sollecitazione del Cardinale Schuster che visitò più volte il cantiere, venne consacrata senza attendere la fine lavori – poiché a giugno l’Italia era entrata in guerra – il 6 dicembre del 1940 con una Messa in presenza dello stesso Cardinale che ne aveva patrocinato la costruzione.

La titolazione ai Santi Nereo e Achilleo fu in onore e ringraziamento al papa Pio XI, al secolo Achille Ratti, che donò per la costruzione un milione di lire degli anni‘30. La struttura venne poi ampliata e abbellita nel tempo anche con affreschi, vetrate e opere di cesello.

Nel mese di giugno 2013 nella navata centrale si staccò una superficie di circa 2 mq di intonaco mentre la Basilica era chiusa. Si passò subito a mettere in sicurezza l’aula centrale facendo cadere tutto il materiale di superficie che non dava garanzia tanto che la chiesa sembrava fosse stata colpita da terremoto.

Da quel momento ci siamo mossi per la ricerca di fondi, per l’analisi della staticità e, avvalendoci delle competenze dell’architetto Guido Premoli, venne fatta istanza di autorizzazione lavori alla Curia Arcivescovile e presso la Soprintendenza, infine venne bandita la gara d’appalto per il restauro conservativo a cui aderirono 5 imprese edili.

La commissione valutò le proposte e l’appalto venne assegnato all’ Impresa F.lli Ranghetti Srl con la quale si stipulò un regolare contratto con un cronoprogramma.

Il 23 febbraio 2018 presero avvio i lavori che terminarono a gennaio 2019 quando venne l’Arcivescovo S. E. Mons. Mario Delpini per l’inaugurazione della Basilica rimessa a nuovo nelle sue tre navate.

Durante il periodo dei lavori di restauro, se nei giorni feriali per le liturgie ci si avvaleva della adiacente Cappella della Madonna di Fatima, nelle feste e nelle domeniche la Messa è sempre stata celebrata nella Basilica che può facilmente contenere 700 persone anche perché i ponteggi che giungevano fino all’altezza a 29 m creavano una galleria all’altezza di circa 15 metri su tutta la superficie della navata centrale come si evince anche dalle fotografie.

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Nel mese di novembre 2020 ho poi commissionato al quarantacinquenne pittore ortodosso Iulian Rosu, di professione affrescatore di chiese, con studi di teologia e di arte sacra all’Università di Bucarest, 12 grandi icone per la navata centrale suggerendo oltre al tema da raffigurare anche alcuni particolari in modo che le immagini permettano una catechesi come nei secoli passati.

Si tratta di vere e proprie icone di 5 metri per 4, dipinte su legno con le consolidate tecniche antiche a tuorlo d’uovo e con pigmenti naturali; sono collocate a 16 metri d’altezza nel registro sopra le colonne che aspettavano nei bianchi riquadri le immagini evangeliche che ora possiamo ammirare.

Queste icone si caratterizzano nel voler illustrare i Vangeli che ogni anno vengono letti nelle 6 domeniche di Avvento del rito ambrosiano, sulla parete sinistra guardando l’altare, e nelle 6 domeniche di Quaresima, sulla parete destra.

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In ogni icona la rappresentazione dell’episodio evangelico è stata lungamente analizzata e studiata con approfonditi dialoghi tra il committente e il pittore così che a ragione può esser definita un’opera ecumenica.
Attualmente 10 icone sono già state realizzate e mancano solo le ultime due.

Queste icone dipinte in stile bizantino oltre alla rappresentazione in modo simbolico dei vari episodi evangelici hanno sullo sfondo alcuni particolari che testimoniano la continuità tra l’Antico e il Nuovo Testamento e con riferimenti in ogni icona a elementi architettonici della Basilica dei SS. Nereo e Achilleo.

Ora la chiesa è veramente completa e merita una visita anche per ammirare l’arte del XX secolo legata al pennello di Pietro Fornari nel Battistero e di Vanni Rossi che ha raffigurato nel catino dell’abside della Basilica un Cristo Pantocratore circondato dagli apostoli e dai cori angelici e nella Cappella della Madonna di Fatima ha affrescato i 15 misteri del santo rosario.

Ora le opere realizzate dall’artista Iulian Rosu offrono invece uno spaccato anche sull’arte religiosa del XXI secolo.

A titolo esemplificativo cito solo alcuni esempi per “leggere” le icone:
• Il Cristo veste sempre una “tunica dalle lunghe maniche” di colore rosso che ricorda il sacrificio della sua vita, ma è ricoperta da un mantello di colore blu punteggiato da piccole croci dorate, simbolo del sacerdozio del Cristo che ha offerto sé stesso come vittima.
• Nell’icona dell’Incarnazione vi è un riquadro con l’immagine del profeta Isaia a ricordo della sua profezia “La Vergine concepirà e partorirà un figlio”(Is 7,14). L’arcangelo Gabriele saluta la Madonna con l’espressione greca (il Vangelo è scritto in greco) “Caire Maria” (Ave Maria). Alle spalle della Madonna, in un abito rosso, la cupola della basilica e tra il profeta e la cupola un drappo che copre tutta la scena: quasi a dire che siamo anche noi sotto lo stesso drappo, facciamo parte di una storia della salvezza che è iniziata nell’Antico Testamento, ma che giunge fino a noi e al centro di questa storia vi è l’incarnazione del Figlio di Dio.
• Nell’icona che rappresenta la resurrezione di Lazzaro, sullo sfondo, al tempio di Gerusalemme è affiancato il battistero della Basilica: come a dire che chi riceve il battesimo deve risorgere come Lazzaro e avere una vita nuova; deve morire al male e al peccato e risorgere nuova creatura.
• Nell’episodio della guarigione del cieco nato l’artista ha dipinto sulla destra la piscina di Siloe ambientata nella navata della Basilica.
• La cena in casa di Lazzaro a Betania mostra sullo sfondo il tempio di Gerusalemme collegato da un drappo rosso con il ciborio della Basilica posto sopra l’immagine di Gesù.
• Non mancano i riferimenti alla nostra Milano e alla Chiesa Ambrosiana. Cristo in trono nella prima domenica di Avvento tiene nella mano sinistra un “evangeliario”: una precisa riproduzione di quello prezioso di Ariberto d’Intimiano, Arcivescovo di Milano dal 1018 al 1054, conservato nel Museo del Duomo.

Il visitatore è invitato a scoprire ogni altro riferimento presente in tutte le 12 icone.

La chiesa è aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 18 ed è sempre visitabile ad eccezione durante le funzioni religiose.

Leggi anche: L’intervento di Restauro delle navate interne della Basilica SS. Nereo e Achilleo a Milano


Prof. Don Luigi Panzeri, Sacerdote della Diocesi Ambrosiana dal 1980, ordinato da Carlo Maria Martini. Dal 2008 è Parroco a Milano della popolosa Parrocchia dei Santi Martiri Nereo e Achilleo (22.000 ab) e dal 2018 è Decano della Chiesa del Municipio 3 di Milano.
Laureato in Lettere e Filosofia. Prima di diventare Parroco a Milano è stato insegnante di Storia, Filosofia e Religione per più di 30 anni nei Licei prima ad Arona (Novara), poi a Lecco (Collegio Volta) e a Milano (Collegio San Carlo e all’Ist. Maria Immacolata).
Ha svolto anche il ruolo di Preside e di Rettore nelle due Scuole Cattoliche di Arona e di Lecco.

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