Editoriale

Uno sguardo al Futuro

Arch. Caterina Parrello

Questa edizione di Chiesa Oggi affronta e anticipa 3 grandi tematiche che saranno focali per la gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare ecclesiastico nei prossimi anni.

Il patrimonio ecclesiastico come fattore identitario

Il patrimonio delle parrocchie e delle diocesi e più in generale quello riferito all’Architettura e Arte per il Culto, viene da sempre riconosciuto come fattore identitario e capace di attivare relazioni anche con comunità diverse – culturali, etniche e religiose. Per tale motivo, una volta che questi beni sono messi a rischio, perché non adeguatamente conservati e mantenuti, o subiscono distruzione a causa di calamità naturali, il loro valore cresce e la loro precarietà o perdita diventa un danno incalcolabile per tutta la comunità sia dal punto di vista culturale che economico.

Un processo di rigenerazione

La Chiesa attraverso dei Progetti Culturali e Pastorali ha messo in atto un processo di rigenerazione di tali beni che, con una adeguata programmazione degli interventi necessari, crea un investimento di lungo periodo. Questo perché riesce ad attivare risorse sui territori e creare nuove opportunità di sviluppo economico e culturale.
Il Parco Culturale Ecclesiale, è un tema affrontato nel contro editoriale da Sua Ecc. Mons. Antonino Raspanti (vedi anche“Bellezza e Speranza”), quale sistema territoriale che promuove, recupera e valorizza attraverso una strategia coordinata e integrata il patrimonio liturgico, storico, artistico, architettonico, museale, ricettivo, ludico di una o più Chiese. Così nasce come progetto innovativo nella prospettiva del recupero e riuso del patrimonio ecclesiale, perché mettendo in relazione soggetti locali diversi e insieme interessati a dare un volto nuovo al turismo, riesce a produrre cultura. Inoltre, attraverso “itinerari di senso”, riesce a custodire i territori e i beni ivi presenti non riducendoli a museo ma esaltandone le loro peculiarità e le loro tradizioni radicate nella cultura e religiosità popolare.

Le nuove disposizioni CEI

Per dare una risposta alla sempre crescente necessità di gestione del patrimonio storico e artistico e per una sua più ampia valorizzazione, la CEI ha recentemente emanato le nuove Disposizioni per l’utilizzo dei fondi 8×1000 per i Beni Culturali, così come ben illustrato da Don Valerio Pennasso nel servizio dedicato a questo tema.
Le nuove Disposizioni CEI offrono una visione complessiva e unitaria di tutto il patrimonio ecclesiastico (storico culturale, recente e nuovo, mobiliare e immobiliare). Valutandolo nel suo insieme è più facile programmare gli interventi in funzione della gravità di rischio di conservazione e predisporre interventi utili alle diverse necessità del patrimonio esistente, anche di recente realizzazione, prima di prospettare nuove costruzioni.

Il recupero delle 3mila chiese distrutte dal sisma

Merita una segnalazione a parte, l’impegno profuso da Sua Ecc. Mons Stefano Russo, in qualità di presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni ecclesiastici colpiti dal sisma del Centro Italia. In una recente audizione alla Camera, che pubblichiamo integralmente condividendone e sostenendone le richieste, ha ricordato come nel sisma che ha colpito l’Italia Centrale siano andate distrutte – o comunque risultino inagibili – più di 3mila chiese (La voce delle Chiese del sisma). Da qui la proposta rappresentata dalla delegazione della CEI che partendo dal riconoscimento che le Diocesi sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti – ossia enti non pubblici, ma privati con profili di specificità – si possa arrivare a maturare la normativa vigente. In particolare sottoponendo al regime della ricostruzione privata gli interventi, almeno fino alla soglia dei 500mila euro, che abbiano per oggetto le chiese e gli edifici di culto. In questo modo, pur mantenendo tutte le condizioni di trasparenza e regolarità delle procedure di ricostruzione, tali beni possano essere recuperati e restituiti quanto prima alle comunità e alle popolazioni coinvolte prima di un inesorabile ma possibile abbandono.

L’iniziativa della Scuola Grande di San Marco

Per tanto, nell’ottica di una valutazione complessiva della gestione dei Beni ecclesiastici e sull’importanza della programmazione degli interventi a favore della loro conservazione e valorizzazione, presentiamo l’iniziativa promossa dalla Scuola Grande di San Marco a Venezia. Infatti in occasione della 16^ Biennale di Architettura, ha organizzato un primo ciclo di incontri dedicati al rinnovamento dei luoghi storici religiosi e su come questi edifici, pensati per le attività di culto, una volta dismessi possano ritrovare un senso diverso.
Il problema della dismissione e riutilizzo dei luoghi di culto non è nuovo nella storia. Ma oggi si pone con più urgenza all’attenzione della Chiesa a causa della secolarizzazione avanzata della società e allo stesso tempo, per una maggiore consapevolezza del valore storico-artistico e simbolico che l’edificio sacro e le opere d’arte in esso conservate possiedono. Non ci sono statistiche sulla dismissione delle chiese, perché non è stata ancora compiuta una indagine sistematica, ma notizie relative alle vendite di chiese e loro trasformazione in abitazioni, negozi, bar, ristoranti, palestre e centri benessere, discoteche o passerelle per sfilate di moda, hanno e continuano ancora a suscitare forti reazioni sull’opinione pubblica. A causa di ciò si oppone a questi stravolgimenti a difesa della valenza simbolica e rappresentativa che l’edificio chiesa ha all’interno di una comunità e di uno specifico territorio.

Progetti per il futuro

E’ in questa direzione che il Pontificio Consiglio della Cultura e l’Ufficio per i Beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, con la Pontifica Università Gregoriana, promuovono e organizzano il Convegno Internazionale “Dio non abita più qui?” sulla Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici. Al fine di individuare soluzioni congrue per i beni immobili e mobili che suggeriscano una “restituzione di dignità” e di “riappropriazione d’uso”, da parte delle comunità cristiane, del loro patrimonio dismesso in alternativa alla vendita e alla demolizione.

Per una più ampia diffusione del tema è stato lanciato un Contest fotografico Chiese non più Chiese #nolongerchurches. Invita a scoprire, fotografare e condividere su Instagram, con una o più immagini originali, architetture di edifici di culto dismessi e riutilizzati, e anch’esso finalizzato a documentare, più che i casi di abbandono, quelli di riuso virtuoso. Le foto selezionate saranno presentate in una mostra e pubblicate sulla prossima edizione di Chiesa Oggi.

Una rigenerazione consapevole

Alla luce di quanto documentato, ritrova particolare importanza il ruolo e la capacità del progettista nell’essere sensore sul territorio ed essere capace di mettere il proprio sapere e la propria creatività a favore di una rigenerazione consapevole dei nostri beni storici e dei nostri territori. Con il sostegno, la ricerca e l’innovazione tecnologica che le “eccellenze produttive” del nostro Paese hanno da sempre promosso e che sono ancora oggi motore indiscusso per lo sviluppo economico e per una crescita culturale.

La Santa Sede alla Biennale Architettura di Venezia

La Santa Sede, è presente per la prima volta alla 16^ edizione della Biennale Architettura di Venezia, con il padiglione Vatican Chapels, – servizio ampiamente illustrato all’interno di questa edizione, con intervento di Sua Em. Card. Gianfranco Ravasi. Ha saputo perfettamente coniugare la qualità delle opere proposte da 10 architetti di fama internazionale con le tecniche e i materiali di Aziende italiane  “mecenate” che hanno creduto in questo intervento quale esperienza collettiva di progetto urbano, regalando all’isola di San Giorgio una nuova vita.
L’iniziativa si riallaccia al tema FREESPACE della 16^ Biennale Architettura, proponendo una riflessione sul luogo religioso, che dovrebbe rappresentare in sé lo spazio libero per eccellenza, aperto all’integrazione di comunità diverse.

Arch. Caterina Parrello,
Direttore Chiesa Oggi Architettura e Comunicazione

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