a cura di architetto Caterina Parrello,
Direttore Editoriale CHIESA OGGI
Paolo Brescia e lo studio OBR: costruire meno per fare più architettura
“Meno di così non potevamo fare”
Con questa frase è iniziato il nostro incontro con l’Arch. Paolo Brescia che insieme all’Arch. Tommaso Principi ha fondato nel 2000 lo Studio OBR – Open Building Research.
Con progetti tra Milano, Londra, New York e Mumbai, OBR si distingue per la sua capacità di affrontare le sfide contemporanee dell’architettura attraverso un approccio fortemente etico e attento al contesto sociale e urbano.

Per Paolo Brescia l’architettura non è vista come un oggetto statico, ma come un sistema di relazioni. È secondo questa visione che gli OBR hanno sviluppato l’idea di architettura “relazionale”, fatta di relazioni, più che di oggetti, immaginandola come un organismo che agisce e reagisce con la realtà, che si rapporta con i propri abitanti in virtù degli scambi dinamici tra uomo e ambiente, esprimendo ciò che è in costante mutamento, come un sistema aperto che lavora sul tempo, prima ancora che sullo spazio, accogliendo i futuri cambiamenti e adattandosi ai mutevoli desideri di chi la abita.
“Facendo architettura auspichiamo progetti che, benché di iniziativa privata, restituiscano sempre qualcosa al dominio pubblico, cercando una maggiore urbanità e qualità sociale” (Paolo Brescia).
La progettazione diventa così un processo evolutivo e cooperativo che coinvolge diverse competenze e sensibilità, creando soluzioni architettoniche innovative e contribuendo alla rigenerazione di parti di città e al rafforzamento del senso di appartenenza e identità collettiva.


Nei loro interventi, ogni edificio dialoga con il contesto urbano e la comunità che lo abita, integrando attenzione all’ambiente, alle persone e alla memoria del luogo e questo si riflette nella loro idea di sostenibilità: “Come architetti, vorremmo raccogliere l’invito lanciato da Gustav Metzger a lottare per la salvaguardia del pianeta e le future generazioni. Dovremmo fermarci a riflettere sul nostro ruolo di architetti, che non è quello di aggiungere qualcosa al mondo degli oggetti, bensì quello di fare meno cose, meno edilizia, più architettura. Credo che questo sia il nostro dovere morale. Non abbiamo altra scelta che seguire la via dell’etica. Per questo, quando finiamo un progetto, cerco di dire meno di così non potevamo fare” (Paolo Brescia).


L’azione umana – e quindi anche il costruire – ha un impatto gigantesco sul nostro pianeta. Per Paolo Brescia il tema è come passare da una visione riduzionistica che mette semplicemente l’uomo al centro, a una visione olistica che pone al centro la nostra relazione con l’ambiente: “dobbiamo ripensare il nostro approccio al mondo, non più adattando l’ambiente a noi, ma adattando noi all’ambiente” (Paolo Brescia).
Pensiamo all’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla di Parma: uno spazio che cura non solo con la tecnologia, ma che si prende cura di chi lo abita, celebrando la vita attraverso la percezione dei cambiamenti dei fenomeni naturali. Oppure al MIND Innovation Hub di Milano che coniuga innovazione e senso di comunità. Così come il progetto del cluster Lehariya a Jaipur nel Rajasthan in India che valorizza l’artigianato locale alla scala dell’architettura, dimostrando che è possibile una certa sostenibilità sociale anche nel real estate globale.
Con la realizzazione Casa BFF, la nuova sede di BFF Banking Group a Milano, che ospita la collezione d’arte contemporanea della banca, si è definito un luogo per l’arte aperto alla città, in continuità con la nuova piazza restituita al dominio pubblico.
“Se ascolti il luogo e la comunità che lo abita, spesso ti accorgi che c’è già tutto, che ottieni di più con meno, sottraendo piuttosto che aggiungendo, che non vuol dire minimalismo, ma eliminare il soverchio che impedisce a ciò che è di essere, e a ciò che non è più – o non è ancora – di essere quello che è meglio che sia” (Paolo Brescia).


L’approccio di OBR non si ferma alla progettazione ex novo. Il lavoro di recupero e valorizzazione del patrimonio esistente, come dimostrato nei progetti della Terrazza Triennale di Milano o del Museo Mitoraj di Pietrasanta, è un altro aspetto distintivo dello studio milanese. Anziché demolire e ricostruire, gli architetti di OBR scelgono spesso di costruire sul costruito, valorizzando il patrimonio esistente, tramite degli “innesti” contemporanei che creano nuove relazioni tra le parti esistenti. Questo approccio ridefinisce il rapporto tra nuovo e preesistente, concependo l’insieme non come una somma di elementi distinti, ma come un sistema unitario in cui logica espressiva e logica costruttiva coincidono.
Lavorando sul costruito, hanno maturato un’idea di architettura che fosse “già lì da prima”: “Mettendo insieme la doppia dimensione temporale del già e del prima, intendiamo un’architettura che appartenga al proprio tempo, ma che è percepita come se ci fosse sempre stata” (Paolo Brescia). Una sorta di ossimoro che sovrappone il presente con il passato e il futuro, unendo memoria e visione.
OBR ci insegna che l’architettura può essere inclusiva, etica e partecipata. Non si tratta solo di costruire edifici, ma di creare luoghi che generano relazioni, in cui condividere gli stessi valori nello stesso luogo e praticare un rinnovato rito di urbanità attraverso l’espressione delle singole identità specifiche.


“Il mondo cambia continuamente sotto i nostri occhi, man mano che lo vediamo meglio. È un mondo fatto non di cose, ma di interazioni. Spesso ci rendiamo conto che la nostra immagine del mondo è parziale, inadeguata. Del resto, non possiamo rispondere a nuove domande con vecchie risposte. Occorrono occhi nuovi per vedere il mondo, soprattutto quello che verrà” (Paolo Brescia).
NOTA BIOGRAFICA

OBR è uno studio di architettura fondato nel 2000 dagli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi con l’obiettivo di sviluppare un’architettura “relazionale”, capace di generare comunità e interazioni dinamiche tra le persone e con l’ambiente. Attraverso un approccio olistico e un metodo di ricerca applicata, OBR sviluppa progetti con una forte valenza sociale e ambientale, coniugando innovazione e tradizione, genius loci e senso di appartenenza, contribuendo al dibattito internazionale con opere di architettura riconosciute e premiate in tutto il mondo (www.obr.eu).

