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Sport e progettazione – Seconda Edizione Giornata Nazionale dell’Impiantistica Sportiva

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Senza dubbio, Ingegneria e Sport sono intimamente connessi. L’Ingegneria si inserisce nello Sport in ogni minimo aspetto di dettaglio, dalla tecnologia alla realizzazione di infrastrutture, fino alla analisi delle prestazioni di materiali ed attrezzature- Lo Sport dal canto suo rappresenta valori come resilienza, perseveranza, fiducia, correttezza, che da sempre connotano l’Ingegneria. 

Sulla scia di questa consapevolezza, lo scorso 10 giugno 2026, nel prestigioso Salone d’Onore del CONI a Roma, in prossimità del Foro Italico, si è svolta la Seconda Edizione della Giornata Nazionale dell’Impiantistica Sportiva, organizzata dal CNI – Consiglio Nazionale degli Ingegneri. 

Lo scorso anno, in occasione della prima edizione, il focus era stato incentrato soprattutto sull’impiantistica intesa come realizzazione di infrastrutture sportive. Ferma restando questa attenzione, con esempi pregevoli, l’edizione di quest’anno ha voluto però soffermarsi anche su aspetti più sottili e meno immediati. Si è in effetti discusso di come l’impiantistica sportiva abbia di fatto influenze benefiche sul tessuto e sulla valorizzazione urbanistica ed anche sociale, facendo divenire Sport ed Ingegneria insieme, veicolo di promozione di sviluppo per territori e popolazione. 

Il Consigliere Nazionale Sandro Catta, ideatore e referente di entrambe le edizioni, con il supporto del CNI tutto, nel fare il punto sulla situazione a due anni dalla scorsa edizione, ha aperto le riflessioni spiegando che, nonostante i successi sportivi straordinari del nostro Paese, sul fronte delle strutture c’è ancora moltissimo da lavorare. Il suo è stato un vero e proprio appello alle istituzioni affinché si investa con decisione nella modernizzazione di un’impiantistica che soffre il confronto con l’estero, aggiornando le normative e dando ai professionisti gli strumenti adatti per operare. 

A fargli eco è stato il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che ha voluto ringraziare gli ingegneri e i progettisti, ricordando che senza il loro apporto pratico lo sport semplicemente non esisterebbe. Buonfiglio non ha nascosto le difficoltà burocratiche italiane, sottolineando come spesso servano figure straordinarie come i commissari per sbloccare le cose, ma ha esortato tutti a non arrendersi ed ad inventare nuovi percorsi. Ha anche lanciato un messaggio importante sullo sport di prossimità, vale a dire che è giusto pensare ai grandi stadi, ma non si devono dimenticare le strutture quotidiane e vicine ai cittadini, come le piscine, le palestre o le piste di atletica. 

Anche il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, ha allargato lo sguardo alle grandi sfide del futuro, dipingendo un’Italia sospesa tra un patrimonio di impianti che invecchia ed una domanda di sport che invece continua a crescere. Secondo Perrini, la vera scommessa oggi è capire come l’ingegneria e l’architettura possano costruire città più vivibili e comunità più unite. Un impianto moderno a suo parere non deve più essere visto solo come il luogo dell’evento sportivo, ma come un’infrastruttura sociale capace di rigenerare i quartieri periferici, includere e aggregare le persone. In quest’ottica, l’appuntamento di Euro 2032 diventa un’occasione d’oro per dimostrare al mondo che siamo ancora in grado di realizzare grandi opere in cui innovazione e tradizione camminano insieme. 

A proposito di grandi progetti concreti, si è inserito l’intervento di Lucia Bernabè (Responsabile delle relazioni esterne della società A.S. Roma) che ha offerto un perfetto esempio di questa nuova visione urbanistica. Bernabè ha spiegato che il nuovo stadio della Capitale non dovrà essere valutato soltanto per l’aspetto sportivo, ma anche come una straordinaria opportunità di sviluppo e rigenerazione per l’intera città. L’idea di base è quella di superare il vecchio concetto dello stadio aperto solo due ore a settimana per la partita, guardando invece ai migliori modelli europei. L’investimento punta quindi a regalare a Roma un patrimonio vivo tutti i giorni dell’anno, aperto a concerti internazionali, manifestazioni ed eventi di ogni tipo, garantendo anche un impatto economico positivo e duraturo nel tempo. L’architetto Carolina Zavanella,(Consulente AS Roma per il permitting), ha voluto sottolineare inoltre che, analizzando le esperienze già maturate in Europa, i ritorni economici di un nuovo stadio ben progettato saranno di gran lunga superiori all’investimento iniziale. 

I lavori della mattinata, coordinati da Guido Razzano (CNI), hanno visto sviluppare due tavole rotonde. La prima è stata dedicata agli impianti sportivi come occasione di rigenerazione urbana. Daniele Pasquini (Fondazione Giovanni Paolo Paolo II per lo Sport) si è soffermato sugli oratori e gli spazi per l’aggregazione, sottolineando come la diocesi di Roma sia proprietaria di ben 400 impianti sportivi. Emiliano Curi (Direttore della rivista “Sport e salute”) ha esaminato alcuni interventi di rigenerazione urbana, mentre Irene Sassetti (Consigliera del CNI con delega alla rigenerazione urbana) ha rimarcato la funzione che svolgono gli impianti sportivi nella riqualificazione urbanistica, affermando che il concetto di centralità del progetto implica l’impegno nella direzione della formazione, attività in cui è fortemente impegnato il CNI. Gianluca Calvosa (OpenEconomica) ha analizzato gli impatti positivi dello sport sia sul piano economico e che sociale, con particolare riferimento. Claudio Barbaro (Sottosegretario MASE), infine, ha richiamato gli impatti ambientali degli impianti sportivi e i criteri con cui devono essere concepiti. La seconda tavola rotonda è stata dedicata all’evoluzione della normativa sugli impianti sportivi. Tommaso Viti (Responsabile CIS del CONI) ha chiarito gli aspetti relativi alla normativa CONI, spiegando le differenze tra normative federali e norme CONI: queste ultime rappresentano i criteri generali e strutturali validi a livello nazionale per tutti gli impianti, mentre i regolamenti federali sono indicazioni specifiche delle singole federazioni che tengono conto delle tata con le giuste professionalità in grado di comparticolarità tecniche dei singoli sport. Vincenzo Lamorte (Istituto del Credito Sportivo) ha illustrato le modalità e le fonti di finanziamento per la costruzione degli impianti sportivi. Enrica Cottatellucci (Responsabile della funzione Promozione e Assistenza delle imprese GSE) ha spiegato come la costruzione e la gestione degli impianti debba avvenire all’insegna della transizione e dell’efficientamento energetico. Tiziana Petrillo (Consigliera del CNI con delega alla prevenzione incendi) ha richiamato la normativa sulla prevenzione incendi, passando in rassegna la sua evoluzione storica. Sandro Catta ha sottolineato che l’interesse debba concentrarsi sull’impiantistica di base. Ha ricordato che molte strutture in larga parte sono state costruite in tempi in cui non c’era sensibilità sulle barriere architettoniche, sui consumi energetici etc. E’ necessario un contenitore normativo all’interno del quale inserire le competenze tecniche. Federico Orso (Università di Firenze) ha affermato che se l’impiantistica sportiva è un dossier importante per il Paese, allora va affronprenderne e gestirne le complessità. 

Nel pomeriggio i lavori, coordinati da Sandro Catta, si sono concentrati sulle strutture sportive e su come queste possono incidere sulla rigenerazione del tessuto urbano e sociale delle nostre città. 

La grande novità, come già detto è stato il punto di vista dello Sport vissuto negli oratori, luoghi di crescita e sviluppo valoriale e salvifico anche in molti contesti disagiati. Molto apprezzato l’intervento dell’architetto Caterina Parrello, (direttore Chiesa Oggi), che ha affermato come dall’esperienza maturata negli anni attraverso l’attività editoriale di CHIESA OGGI è stato possibile osservare da vicino come gli impianti sportivi non siano semplicemente luoghi dedicati alla pratica agonistica o ricreativa, ma rappresentano, sempre più spesso, autentici presìdi di comunità: spazi di incontro, crescita, inclusione e partecipazione, capaci di generare relazioni e rafforzare il tessuto sociale dei quartieri. Ripensare oggi l’oratorio significa infatti immaginare strutture capaci di integrare attività sportive, culturali e sociali in una visione ampia di servizio alla comunità. Si tratta di una prospettiva che si intreccia direttamente con i processi di rigenerazione urbana, poiché questi luoghi costituiscono spesso punti di riferimento essenziali nelle periferie e nei quartieri, contribuendo a migliorare la qualità dello spazio pubblico e a contrastare fenomeni di marginalità e isolamento. Investire in questi spazi significa offrire opportunità educative alle nuove generazioni, promuovere stili di vita sani e creare luoghi aperti e accessibili in cui costruire legami e senso di appartenenza. 

Allo stesso tempo è stato considerato centrale il tema dell’impiantistica sportiva applicata in chiave di sostenibilità e sviluppo per il territorio. Nell’intervento dell’ing. Elio Sannicandro, Direttore Generale ASSET Puglia, ha voluto spostare l’attenzione sull’assoluta necessità che ogni progettazione sia anticipata da una seria programmazione e da un piano di gestione realistico. Dal suo punto di vista, se vogliamo davvero parlare di sostenibilità economica e ambientale, non possiamo più prescindere da un’analisi approfondita della domanda e dell’offerta reale del territorio. Questo serve ad evitare gli errori del passato, come realizzare impianti sovradimensionati, sottoutilizzati o del tutto inutili, che spesso vengono realizzati sull’onda di grandi eventi concentrati in pochi giorni, lasciando poi sulle spalle delle comunità locali un’eredità pesante e costosa (un esempio su tutti, le piste da bob o le strutture per sport poco praticati). Proprio per invertire questa tendenza, è stato presentato il lavoro fatto insieme alla Federazione di Pallavolo, cioè l’ideazione della “Volley Box”, una palestra didattica standardizzata, funzionale e fortemente innovativa. Si tratta di una sorta di scatola tecnologica capace di produrre energia in autonomia per abbattere i costi di gestione e offrire uno spazio sociale per lo sport di base. È una filosofia progettuale che va controcorrente, puntando sulla massima funzionalità e su dimensioni ridotte all’essenziale, pensata appositamente per far crescere i bambini e promuovere il benessere psicofisico attraverso lo sport sano. 

I lavori nel pomeriggio sono continuati con il contributo di Giuseppe Manfredi (Presidente FIPAV) che ha ricordato che l’impianto sportivo moderno non serve solo alla pratica sportiva, ma è anche luogo di aggregazione, dunque strumento di sviluppo e coesione sociale. Silvio Scarcelli (Coordinatore della struttura commissariale) e Alessandro Corradini (MDU Architetti) hanno illustrato l’evoluzione nella realizzazione degli impianti sportivi per i prossimi Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. In un messaggio video Mauro Berruto (Segretario VII Commissione della Camera) ha ricordato la nuova legge “Palestre Aperte” (n.53 7 aprile 2026), nata su sua proposta, che stabilisce che gli enti locali possono assegnare le palestre delle scuole alle associazioni sportive anche in orario extrascolastico, nei weekend e nei mesi estivi, superando l’autorizzazione discrezionale dei singoli presidi. 

Dopo vari altri interventi e momenti di confronto, la giornata si è poi chiusa con le riflessioni di Giovanni Malagò, che ha rievocato il percorso di successo nell’organizzazione e nella gestione degli impianti per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Nel tracciare le conclusioni, Malagò ha voluto lanciare un ultimo promemoria fondamentale e cioè che per mettere in piedi strutture moderne e competitive, all’altezza delle sfide del mercato attuale, le sole competenze tecniche dei professionisti non bastano se non sono accompagnate da una visione strategica e da una grandissima capacità di pianificazione economica e finanziaria. 

Un’esperienza che ha certamente lasciato il segno e che porta a riflettere sulla opportunità di proseguire su questo percorso per le future edizioni. 

A cura di ing. Simone Monotti Ingegnere libero professionista, è attualmente Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Terni e Provincia, ruolo già ricoperto dal 2017 al 2022. Nel recente passato è stato Professore Universitario a contratto ed è autore di varie pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali. 

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