A Pisa, l’ex chiesa di San Marco in Calcesana, sconsacrata nel 1819 e passata nel tempo da magazzino e officina a fonderia, è stata restaurata con fondi PNRR. Gli ambienti saranno affidati al Teatro Verdi per formazione e iniziative culturali aperte.
A Pisa il recupero dell’ex chiesa di San Marco in Calcesana riporta all’uso pubblico un edificio segnato da molte trasformazioni. Sconsacrata nel 1819, la chiesa fu poi adattata a funzioni diverse: magazzino, autofficina, attività commerciali e, dal 1877, fonderia. Oggi gli spazi restaurati sono destinati ad attività culturali e formative, con la Fondazione Teatro Verdi come soggetto di coordinamento.
L’intervento, finanziato dal PNRR nell’ambito del programma PINQuA “Pisa THIS”, ha comportato un investimento complessivo di oltre un milione di euro. I lavori hanno compreso il rifacimento della copertura, il consolidamento delle strutture lignee, il restauro delle murature in pietra e la realizzazione di impianti, serramenti e finiture. Sono state riqualificate anche le aree verdi esterne, con nuove alberature e uno spazio per la sosta e lo studio. Un percorso tattile plantare è stato predisposto per favorire l’accessibilità alle persone con disabilità visiva.
Il cantiere ha inoltre restituito elementi utili alla conoscenza dell’edificio: un bacino ceramico superstite e gli alloggiamenti di altri esemplari, un tempo collocati sulla facciata. La ceramica, di provenienza islamica, è indicata come conferma di una datazione intorno al 1100 e testimonianza degli scambi marittimi con l’Oriente. La prima attestazione documentaria del complesso risale al 1139; le fonti non concordano invece sulla data della consacrazione, collocata tra il 1139 e il 1142.
La concessione in comodato gratuito alla Fondazione Teatro Verdi prevede laboratori, percorsi di recitazione, letture, attività didattiche e incontri rivolti a diverse fasce d’età. L’uso non sarà esclusivo: gli spazi potranno accogliere anche iniziative comunali, associative e sociali, secondo un calendario condiviso. La concessione avrà scadenza il 30 luglio 2032.
La vicenda invita a considerare il riuso non come cancellazione della storia religiosa, ma come responsabilità verso un patrimonio che porta tracce di epoche e funzioni differenti. La nuova destinazione non ripristina il culto: può però rendere nuovamente accessibile l’architettura e metterla al servizio della comunità, mantenendo leggibile la memoria del luogo. Perché questo valore si consolidi, saranno decisive la cura continuativa dell’edificio e la qualità dell’apertura ai residenti, oltre il momento del restauro.
