Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “Facebook Pixel [noscript]” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Teramo ritrova la chiesa dei Cappuccini

⏱ Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo gli interventi di riparazione e miglioramento sismico finanziati dal PNRR, la chiesa torna al culto. La riconsegna alla diocesi riapre un luogo di memoria collettiva e richiama il valore di una cura condivisa del patrimonio religioso, artistico e civile.

La chiesa dei Cappuccini di Teramo è stata riaperta al culto il 13 ottobre 2026, al termine degli interventi resi necessari dai danni provocati dal terremoto del 2016. Il cantiere ha compreso opere di riparazione, consolidamento strutturale e miglioramento sismico. L’edificio appartiene al Fondo Edifici di Culto ed è stato interessato da lavori finanziati con risorse del PNRR per 1.585.882,66 euro, coordinati dalla Prefettura di Teramo.

La riconsegna simbolica è avvenuta con il passaggio dal prefetto Beatrice Agata Mariano al vescovo di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi. Al percorso hanno partecipato il Fondo Edifici di Culto, la diocesi, il Provveditorato interregionale alle Opere Pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, i progettisti e l’impresa esecutrice. La riapertura restituisce così alla comunità non soltanto un edificio, ma anche un luogo destinato nuovamente alla vita liturgica.

Nel presentare l’intervento, la Prefettura ha richiamato il valore della chiesa per la memoria collettiva e per l’identità cittadina, insieme alla necessità di valorizzare quanto il complesso custodisce, comprese le reliquie dei santi. Un ulteriore resoconto dei lavori riferisce inoltre il riemergere di pitture novecentesche rimaste a lungo nascoste: testimonianze che mostrano come il restauro possa contribuire anche ad approfondire la conoscenza di un bene, oltre a recuperarne la sicurezza.

La vicenda offre una misura concreta di ciò che richiede la restituzione di un edificio sacro: risorse, competenze diverse, attenzione alla struttura e riconoscimento del legame con la comunità. Non è una formula automaticamente replicabile, perché ogni bene presenta condizioni e necessità proprie. Ma la riapertura di Teramo ricorda che la tutela non si esaurisce nel cantiere: richiede cura nel tempo e un progetto di valorizzazione rispettoso della funzione religiosa e delle opere conservate. Per parroci, tecnici e amministrazioni, la collaborazione istituzionale qui documentata è un elemento utile da osservare, senza trascurare la specificità di ciascun luogo.

Approfondisci dalle fonti originali


Su questo sito web utilizziamo strumenti di prima o terza parte che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare i nostri servizi/prodotti in modo appropriato (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.

Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “%SERVICE_NAME%” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.