Il crollo di una porzione del chiostro monumentale di San Francesco delle Monache ad Aversa riporta al centro una questione che riguarda migliaia di chiese, conventi, monasteri, oratori e complessi storici italiani: non possiamo aspettare il crollo per occuparci della manutenzione.

Il cedimento è avvenuto il 17 agosto. Fortunatamente non ci sono stati feriti. Ma c’è un particolare che deve far riflettere: secondo quanto riferito dal sindaco di Aversa Francesco Matacena e riportato da ANSA, la zona interessata era già interdetta da alcuni mesi su indicazione dei Vigili del Fuoco. Dopo il cedimento sono intervenuti Comune, Diocesi, Soprintendenza e gli altri organi competenti per la messa in sicurezza.
Successivamente è partita anche una mobilitazione per raccogliere risorse destinate al recupero del complesso.
È certamente importante intervenire oggi. Ma la domanda che CHIESA OGGI pone al mondo delle diocesi, delle parrocchie, degli enti pubblici e dei proprietari di immobili storici è un’altra: quanto potremmo evitare investendo prima nella conoscenza e nella manutenzione programmata?
Un architetto per ogni edificio storico
L’Italia custodisce una concentrazione eccezionale di patrimonio storico, artistico e architettonico. Una parte enorme di questo patrimonio è costituita proprio da edifici religiosi, spesso antichi, complessi e continuamente esposti all’azione dell’acqua, delle variazioni climatiche, dei dissesti, dell’invecchiamento dei materiali e delle trasformazioni avvenute nei secoli.
Per questo CHIESA OGGI propone un principio semplice: ogni immobile storico dovrebbe avere un architetto di riferimento.
Un professionista che diventi una sorta di “angelo custode dell’edificio”: che lo conosca, ne conservi la memoria tecnica, lo visiti periodicamente e sappia riconoscere i piccoli segnali prima che diventino grandi problemi.
Non necessariamente grandi restauri, dunque, ma sopralluoghi periodici, fotografie confrontabili nel tempo, controllo delle fessurazioni, verifica delle coperture e delle acque meteoriche, monitoraggio delle infiltrazioni, delle murature e degli elementi strutturali, aggiornamento della documentazione e programmazione degli interventi.
Dall’architetto a una comunità di tutela
E l’architetto non dovrebbe essere solo. Attorno a ogni edificio storico dovrebbe progressivamente costituirsi un piccolo gruppo stabile di professionisti, artigiani e imprese di fiducia: strutturisti, restauratori, diagnostici, impiantisti, lattonieri, falegnami, muratori specializzati e operatori della sicurezza.

Persone che conoscano quell’edificio e che, intervento dopo intervento, ne costruiscano una vera memoria della manutenzione.
È un cambiamento culturale: passare dalla logica dell’emergenza alla cultura della cura.
Un controllo periodico e un piccolo intervento eseguito al momento giusto possono costare infinitamente meno di una ricostruzione successiva al collasso. E soprattutto possono evitare la perdita irreversibile di materia storica e, nei casi peggiori, mettere al riparo vite umane.
Ad Aversa, questa volta, non è morto nessuno. Non possiamo però trasformare questa circostanza fortunata in un metodo di gestione del nostro patrimonio.
Ogni edificio storico dovrebbe avere qualcuno che lo conosce, lo osserva e se ne prende cura. Un architetto come “angelo custode” e una rete di persone e imprese che intervenga prima dell’emergenza. Perché il patrimonio non si tutela ricostruendolo dopo un crollo: si tutela impedendo, per quanto possibile, che quel crollo avvenga.
Fonti e approfondimenti:
La Rampa – Aversa, crollo del chiostro di San Francesco e raccolta fondi Link per la raccolta Fondi https://www.larampa.news/2026/09/aversa-crollo-chiostro-san-francesco-ricostruzione-raccolta-fondi/
ANSA – Sindaco di Aversa: “crollo nel chiostro monumentale di San Francesco”. https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/08/17/sindaco-di-aversa-crollo-nel-chiostro-monumentale-di-san-francesco_62690e45-afca-4a02-91dc-4e8857d2c788.html
Edmondo Jonghi Lavarini
