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Le comunità energetiche rinnovabili: la scelta giusta per un futuro sostenibile 

⏱ Tempo di lettura: 6 minuti

Di Saverio Pierro, architetto

L’Italia ha il prezzo dell’energia più alto d’Europa e le previsioni per il prossimo futuro sono di ulteriori rincari a carico delle famiglie e delle aziende (che ricadranno comunque sui piccoli utenti). Sono dati che destano preoccupazione dal punto di vista della sostenibilità sociale, soprattutto perché sembra che al momento non ci siano delle proposte veramente risolutive. 

L’Europa, attraverso la Direttiva Red II e il Decreto Milleproroghe e successivamente il D.Lgs. 199/2021 e la Delibera ARERA 727/2022, ha stabilito le basi legislative e il quadro normativo per promuovere risparmio economico unito a interventi di riduzione dell’impatto ambientale, individuando nell’autoconsumo diffuso un potenziale vantaggio per tutti i soggetti. 

Tra i principali contributi troviamo il fondo perduto fino al 40% della spesa per CER nei comuni sotto i 50mila abitanti e i contributi per impianti già esistenti. Con una potenza massima agevolabile di 5 GW entro il 2027, le parrocchie – anche nei comuni più grandi – possono giocare un ruolo chiave nella transizione energetica, sfruttando anche la possibilità di autoconsumo collettivo. Questi strumenti rappresentano un’occasione per contribuire alla sostenibilità ambientale, ridurre i costi energetici e rafforzare il senso di comunità locale. 

Le CER forniscono un’opportunità unica per ridurre i consumi energetici e abbassare le emissioni di CO2, permettendo alle comunità locali di produrre e consumare energia rinnovabile in modo efficiente e sostenibile tramite iniziative di collettività e programmi di autoconsumo. La prospettiva che si pone davanti ai nostri occhi è così rivoluzionaria che viene da domandarsi il perché oggi è possibile pensare a questo futuro più sostenibile. La ragione è semplice, il mercato elettrico europeo è in piena trasformazione, sta vivendo una vera e propria rivoluzione silenziosa anche a seguito della crisi energetica del 2022. Il modello tradizionale, basato su grandi centrali a combustibili fossili e una gestione centralizzata, sta lasciando il posto a un sistema più dinamico, distribuito e, soprattutto, “flessibile”. 

La parola chiave di questa rivoluzione è Flessibilità. Ma cosa significa in concreto? Immaginiamo la rete elettrica come un’orchestra. Fino a poco tempo fa, c’era un unico direttore che dava il ritmo e gli strumenti suonavano sempre allo stesso modo. Oggi, invece, ogni strumento (cioè ogni produttore o consumatore di energia) può adattare il suo suono (la sua produzione o il suo consumo) in base alle esigenze dell’orchestra. 

Questa flessibilità si attiva attraverso meccanismi di mercato specifici. Non si tratta di un singolo mercato, ma di un insieme di piattaforme dove si scambiano servizi legati all’energia. Ad esempio, un’azienda che ha dei pannelli solari sul tetto potrebbe decidere di vendere l’energia prodotta in eccesso in un momento di alta domanda, o al contrario, ridurre i propri consumi se il prezzo dell’energia è troppo alto. Anche una famiglia che ha un sistema di accumulo (batterie) potrebbe caricare le batterie quando l’energia è economica e utilizzarla quando è più costosa, o addirittura reimmetterla in rete. 

Il valore della flessibilità è enorme perché genera benefici su più fronti. Sotto l’aspetto economico permette di bilanciare meglio domanda e offerta, riducendo i picchi di prezzo e quindi il costo dell’energia per tutti. Si evitano sprechi e si valorizza al meglio l’energia prodotta da fonti rinnovabili intermittenti (come sole e vento). Sotto l’aspetto ambientale favorisce l’integrazione di un maggior numero di fonti rinnovabili, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni di CO2. 

La vera novità è che le tecnologie digitali stanno rendendo la flessibilità accessibile a tutti, anche a chi non è un esperto del settore. Piattaforme intuitive e app permettono a cittadini e imprese di partecipare attivamente, monitorare i propri consumi, gestire la propria produzione da fonti rinnovabili e partecipare ai mercati della flessibilità in modo semplice e trasparente. 

Il nostro progetto mira a rendere accessibile a tutti gli utenti queste nuove opportunità, nonostante oggi i Gruppi di Autoconsumo e le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno facendo fatica a decollare, anche a causa di burocrazia, dubbi sul reale vantaggio, confusione legislativa e mancanza di informazioni chiare. 

Hub Project Italia

Per questo motivo Hub Project Italia, una startup innovativa italiana, con esperienza ventennale nell’ambito del risparmio energetico attraverso le fonti rinnovabili, ha messo a punto una piattaforma virtuosa per generare un punto d’incontro tra il bisogno di risparmio energetico e la capacità produttiva dei vari soggetti che incontrandosi possono generare risparmio, sostenibilità e coesione sociale. 

HPI è in grado di informare, accorpare, gestire e far rendere al meglio le CER, in modo da semplificarne la creazione e rendere possibile un risparmio reale alla portata di tutti tramite l’utilizzo intelligente di tutti gli strumenti e l’accesso semplificato agli incentivi previsti. 

HPI si dedica alla costruzione di sostenibilità attraverso la promozione della Comunità Energetica Nazionale Hub Green per generare relazioni virtuose tra uomo, società e natura. L’azienda offre soluzioni performanti, in collaborazione con i partners più all’avanguardia per ottenere i maggiori vantaggi possibili per le CER locali. 

Gli edifici con ampi spazi di copertura, come scuole, parrocchie, palestre e magazzini, che possono ospitare gli impianti, diventano luoghi di aggregazione per un autoconsumo collettivo, ove convergono i bisogni energetici di una intera comunità e dove ognuno trova una risposta adeguata al suo specifico profilo energetico. Inoltre, Hub Project Italia si impegna a sviluppare modelli di business basati sull’economia sostenibile, garantendo la copertura economica dell’intervento senza l’investimento di capitali aggiuntivi. 

I numerosi vantaggi offerti dalle CER locali, tra cui il risparmio sui costi energetici, l’incremento del comfort abitativo e la riduzione dell’impatto ambientale, hanno spinto un’azienda come HPI a stringere relazioni collaborative con enti locali, aziende e privati – ed in particolare con Parrocchie ed enti culturali – che condividono la visione di un futuro sostenibile. Nessuno sarà più costretto alla dipendenza dai grandi players energetici o da circostanze sfavorevoli per la produzione di energia, ma ognuno potrà essere libero di utilizzare energia autoprodotta, anche chi oggi non può sostenere il costo degli impianti. 

Questo è il futuro del mercato energetico che dobbiamo costruire: un futuro in cui ognuno di noi, dalle grandi industrie alle singole famiglie e persino alle comunità, come le nostre parrocchiali, può diventare parte attiva del sistema energetico, contribuendo a renderlo più efficiente, economico e sostenibile. La transizione energetica non è solo un affare per esperti, ma un’opportunità per tutti


Arch. Saverio Pierro è amministratore del Società d’ingegneria integrata Hub Project Italia srl, co-founder dal 2023 della medesima startup innovativa nel settore energetico che si dedica allo sviluppo di modelli innovativi per la twin transition, transizione energetica e digitale. 

Si occupa da 20 anni delle politiche energetiche locali applicate a contesti urbani ad alta densità abitativa con ampia expertise nella realizzazione impianti a fonte energetica rinnovabile, attualmente a capo di un team attivo nel settore della riqualificazione energetica oltre che negli ambiti del digital marketing e della green economy che raccoglie l’esperienza di diversi startapper italiani che hanno creato aziende nel settore energetico e digital innovation.

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