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Nuovo complesso parrocchiale Santa Lucia, Enna 

⏱ Tempo di lettura: 17 minuti

Testo di Giuseppina Farina 

Inquadramento territoriale

Rapporto con l’ambiente urbano 

Il quartiere Santa Lucia, dove è situato il nuovo complesso parrocchiale, è caratterizzato da un tessuto edilizio disordinato e privo di un significativo ordinamento urbano. 

Le differenti quote su cui si attestano gli edifici e il forte pendio che caratterizza l’area, accrescono la difficoltà dei collegamenti e configurano il quartiere come un insieme di recinti non comunicanti fra loro. Per questo la mobilità all’interno del quartiere è quasi totalmente legata all’uso dell’auto. 

La zona è prevalentemente residenziale ad eccezione della parte più a sud, verso Caltanissetta, che è formata da edifici per attività artigianali, centri commerciali e supermercati. È da sottolineare inoltre la prossimità degli edifici che ospitano l’Università Kore e anche la presenza di una grande area che il comune di Enna intende destinare a Parco Urbano, situati ad est. 

L’impianto di progetto assume quale limite e orientamento via dell’Unità d’Italia, l’asse stradale che attraversa il quartiere da nord a sud e che segna il margine esterno dell’area di intervento. Chi percorre quest’asse in direzione sud-nord trova in alto di fronte a sé, quale punto di riferimento, l’immagine dell’imponente fortificazione federiciana.

Distaccandosi da questo limite, per fatti normativi e per esigenze funzionali (l’alta percorrenza carrabile dell’asse stradale), il centro parrocchiale s’imposta su una forma perimetrale, aperta solo su un lato, sulla quale s’innesta l’eccezione rappresentata dall’ellisse dell’aula.

Si forma così uno spazio interno destinato al sagrato su cui si apre il grande accesso all’aula e su cui prospettano e hanno accesso anche gli altri edifici che compongono il centro parrocchiale. La definizione del limite, che segue la forma irregolare dell’area di progetto, permette di individuare differenti soglie e attraversamenti.

I volumi, infatti, si aprono in punti strategici, permettendo, oltre all’accesso principale dal sagrato, il raggiungimento dell’area della chiesa da tre punti fondamentali che garantiscono la fruizione ed il collegamento privo di barriere architettoniche, creando così un efficace innesto con la maglia urbana esistente e potenziando alcune direzioni pedonali al momento soltanto accennate.

Lo sviluppo, apparentemente senza regole, del quartiere fa sì che non sia presente un centro riconoscibile né una orditura viaria ben chiara. L’impianto del centro parrocchiale determina uno spazio di aggregazione a misura d’uomo, facilmente raggiungibile e con una ben definita identità. 

Riconoscibilità dell’edificio sacro 

Il segno architettonico che si rapporta con la scala urbana e territoriale è l’alto volume ellittico dell’aula, inciso e scavato dal grande portale d’accesso, percepibile da viale dell’Unità d’Italia, accompagnato dall’elemento svettante del campanile. Entrambi sono legati dal più basso basamento formato dai volumi che accolgono il salone parrocchiale e i locali della sagrestia. 

Questi fanno da filtro fra il caos dell’asse stradale e lo spazio più riservato del sagrato. L’intersezione fra il basamento e l’ellisse mette in evidenza la zona absidale, elemento esterno che si rivela con elementare chiarezza di forme a chi percorre il principale asse stradale del quartiere. 

La volontà di realizzare l’edificio interamente monomaterico e monocromatico, tranne l’inserto di acciaio corten che sottolinea l’accesso all’aula, ha come fine il raggiungimento di una chiara riconoscibilità formale e materica. 

All’eccezione formale dell’ellisse, alla sua piena ed essenziale matericità, alle sue linee semplici e regolari, è affidata non solo la riconoscibilità della chiesa ma anche l’obiettivo di indicarne la presenza nel territorio e di dare origine ad una condizione qualificante sul piano urbano. 

Profilo estetico, formale 

Il progetto si allontana da un’immagine autoreferenziale. La volontà è quella di creare un’architettura che a partire da una nuova interpretazione di segni storici si relaziona alla città con una forte identità. 

Si è raggiunto tale obiettivo creando un impianto insediativo chiaro e rigoroso, sequenza leggibile anche di forme e volumi differenziati, corrispondenti alle varie funzioni, il cui fine principale non è la ricerca di monumentalità ma la contrapposizione di elementi diversi che plasmano il carattere unitario del centro parrocchiale. 

Ideologicamente il principio insediativo generale si rifà al tema della rappresentazione della “Madonna con il Bambino” (ci si riferisce in particolare alle linee semplici dell’opera realizzata da Henri Matisse per la cappella di Vence fra il 1948-51). 

Il tema della Madonna col Bambino è tra i più antichi dell’arte cristiana: la Madonna rappresentava la Chiesa, e il bambino Gesù, il suo fondatore. I vari rapporti tra madre e figlio non erano quindi legati all’intento di rappresentare una scena realistica ma simbolica. Ad esempio la Madonna che indica il figlio era chiamata “Odigitria”, e simboleggiava la Chiesa che indicava la strada della Salvezza attraverso Cristo. 

La sequenza dei volumi si offre, secondo una traduzione architettonica dei simboli sopra accennati, a un’equilibrata alternanza fra pieno e vuoto, in cui l’eccezione verticale dello spazio ellittico che accoglie l’aula, è simbolo dell’aspirazione alla Gerusalemme nel cielo e dell’accogliente ventre materno. Contemporaneamente si rinvia a un’appropriazione orizzontale ed ecumenica del suolo, quasi un abbraccio alla Comunità e un invito ad attraversare il sagrato e con esso intraprendere il cammino verso la Chiesa. 

Le piante centrali, nell’accezione dell’ellisse, rappresentano la tradizione alla quale il progetto dell’aula fa riferimento. Si mira a creare una pianta dinamica (è sovvertita la classica simmetria tipica di quest’impianto) in cui lo spazio centrale si confronta e si rapporta in maniera differente con gli spazi scavati in nicchia che accolgono i luoghi liturgici. 

In particolare il percorso di accesso risente di questo voluto dinamismo. Dal sagrato, il fedele attraversa lo spazio che conduce al portale d’ingresso (esonartece) giungendo in uno spazio filtro (endonartece) che lo accompagna a un cambio di direzione del percorso che fa riacquistare la centralità interna dell’Altare. 

L’interno della chiesa affida alla luce, naturale e artificiale, un ruolo fondamentale. La luce naturale, indiretta e controllata, pone l’accento sugli spazi e accompagna le azioni rituali. Tre grandi camini di luce (sull’ambone, sul fonte battesimale e sulla cappella feriale), convogliano la luce riflessa, cromaticamente caratterizzata dai materiali che fanno da sfondo ai luoghi liturgici come il marmo di Carrara dietro l’ambone e il fonte battesimale.

Due alti tagli verticali, da cui la luce entra filtrata dal forte sguincio e per la presenza dei pannelli in vetro e resina colorati, definiscono l’area dell’altare. Un taglio sottile perimetrale a soffitto, segue l’andamento ellittico dell’aula e diffonde una tenue luce radente sulle pareti curve. L’unica luce diretta (di piccole dimensioni ma di alta intensità simbolica) è quella proveniente dall’occhio in copertura che sottolinea la posizione dell’omphalos. 

La luce artificiale accentua il segno della luce naturale dell’aula. Una corona di luce accompagna il taglio circolare a soffitto. I tre camini di luce sono illuminati mediante apparecchi a scomparsa per sottolineare maggiormente le caratteristiche materiche e cromatiche dei poli liturgici. 

È stato realizzato così un edificio capace di trasmettere ad un contesto anonimo il senso di una diversa conformazione, assolvendo al compito che la chiesa ha sempre svolto all’interno dei tessuti urbani. 

Impianto liturgico 

La chiesa di Santa Lucia rispetta e raccoglie puntualmente le indicazioni esplicative del disposto relativo alle nuove chiese a seguito del Vaticano II. 

In particolare la forma circolare scelta e la collocazione delle sedute suggerisce la partecipazione piena, fruttuosa e attiva del popolo convocato alla Sinassi Eucaristica. 

L’Altare, orientato a est, è immediatamente percepibile nella sua centralità, elevato quanto basta per consentire un agevole accesso e una piena circondabilità. Il suo nobile materiale evoca ulteriormente il simbolismo cristico. La collocazione della Croce sottolinea il mistero celebrato. 

La composizione di pannelli in vetro nello sfondo, con tema “Trasfigurazione”, non minimizza l’Altare, ma fa risaltare lo spazio che lo accoglie. 

L’Ambone – e il suo candelabro – analogamente al Fonte Battesimale, collocato in uno spazio scavato a formare una nicchia, nelle sue forme monumentali corrisponde alle esigenze molteplici delle ministerialità che vi si svolgono. Inoltre spinto com’è verso la navata, accentua il suo rapporto con l’Assemblea convocata e nutrita dalla Parola. 

La Vasca Battesimale, collocata sul lato opposto e idealmente simmetrica all’Ambone, rivisita in modo nuovo l’“ogdoade” e offre una realizzazione che consente insieme sia il battesimo per infusione sia per immersione. 

La Sede del Celebrante, collocata a fianco dell’Altare, apre il circolo aperto dei servizi all’intera assemblea. La Cappella della Penitenza è posta in uno spazio riservato e discreto e prossima al mistero battesimale della rinascita. 

Lo spazio riservato al coro e alla consolle dell’organo, nella stessa parete in cui è inserito l’ambone, esplicita il servizio esercitato dalla musica e dal canto, ulteriormente disegnando il circolo ministeriale. 

L’Aula accoglie una sobria ma importante iconografia che su un lato mostra la Madre di Dio e sul lato opposto, sfalsata, S. Lucia. Sono così garantite sia la devozione, sia la pertinenza teologica di Maria, icona della Chiesa, e di Lucia santa e martire. Le loro presenze oranti accompagnano l’assemblea nell’unità della communio sanctorum. 

La Cappella Feriale, nella sua sobrietà, sottolinea la centralità della Custodia Eucaristica, nobile nella forma e nei materiali, senza che venga minimizzato l’Altare, fuoco vivo della Celebrazione d’ogni giorno. 

Opere d’arte 

Santa Lucia è vergine e martire, la sua chiesa dovrà avere perciò l’esperienza della semplicità e della testimonianza. Le opere del programma iconografico elaborato risentono pertanto di quel microcosmo che, mediato dai sensi, lascia percepire il senso del luogo con la complessità di quanto rappresentano, con la solennità necessaria. 

L’altare, orientato ad est, è realizzato in un blocco pieno di marmo di Carrara. Ha il piano liscio e lucido e nelle quattro facce sono presenti dei bassorilievi raffiguranti delle spighe di grano con forme irregolari e disomogenee. 

Alle sue spalle, con l’intento di definire un’area absidale, è stata posta un’opera che trova la sua identità nella rielaborazione dell’elemento storico della pala d’altare. 

Realizzata in vetro e pigmenti in resina, si sviluppa per tre metri di larghezza e più di sette metri di altezza. L’immagine, attraverso elementi astratti, mira a raffigurare la Trasfigurazione. Ciò è affidato particolarmente all’uso del colore: i tre pannelli inferiori si presentano con colori più intensi, in cui predomina un marrone bruno che si ispira ai colori della terra; nei tre pannelli mediani il colore si alleggerisce cominciando a dare spazio al tema dell’oro; i tre pannelli superiori accolgono gli stessi colori ma con tonalità più rarefatte. 

L’ambone, elemento dalle forme essenziali che si protende verso l’aula, è dato dall’accostamento di tre lastre di marmo di Carrara al basamento e ai gradini che creano il percorso liturgico per l’ascesa e la discesa. Sul pannello frontale, scolpiti in bassorilievo, vi sono i semi nel momento della semina su un campo. I due pannelli laterali rappresentano il terreno arato con i solchi pronti a ricevere i semi. Ad esso è affiancato il Cero Pasquale, realizzato nello stesso materiale, di base quadrata e di sviluppo cilindrico con applicate delle figure che si sovrastano l’una con l’altra come ad aiutarsi nell’arrampicata verso la luce. 

L’icona di Santa Lucia, posta nella parete sud dell’aula liturgica, è stata realizzata in terra cruda creando un pannello che si eleva per circa 8 metri di altezza e si adagia alla concavità della forma ellittica dell’aula. La luce dall’alto ne esalta la matericità e le forme. La Santa è rappresentata frontalmente. Ad equilibrare la dimensione della figura della Santa si pone lo sviluppo in forma serpentina della palma. Evidente, nella composizione degli elementi, l’elemento copputo che mostra gli occhi. Grande importanza è data alla presenza del giglio e della spada posti ai piedi della Santa. 

Dalla parte opposta dell’aula, in una relazione sinergica, è stata posta l’immagine di Maria. Realizzata in terra cruda di argilla bianca, si sviluppa per un’altezza di circa sei metri. Nel pannello di grandi dimensioni Maria è rappresentata frontalmente e poggia sul mondo. Ad equilibrare la dimensione della figura della Santa si pone lo sviluppo del mantello e le decorazioni dell’abito. Evidente, nella composizione della figura, le braccia aperte per accogliere. Grande importanza è data alla presenza della corona. 

Collocata all’interno della cappella feriale, la custodia eucaristica è luogo in cui è custodito il corpo di Cristo. Basata su uno scheletro di metallo ferroso due pannelli in bronzo con la figura al centro, in bassorilievo, rappresentante Cristo in croce ed in basso accompagnata dalla presenza delle ciotole, raccoglitori, che riceveranno il prezioso sangue di Cristo. Per l’apertura, è stata posta una serratura all’altezza del costato. 

Il fonte battesimale, posto in una nicchia e ben visibile dall’aula, è realizzato in marmo monolitico. La forma ottagonale ha una simbologia importante: il numero otto è il simbolo della Risurrezione. 

Il progetto generale del centro parrocchiale, e in particolare la configurazione dell’aula, si è basato sulla continua ed voluta integrazione fra spazio e opera d’arte. Queste sono state ideate e realizzate tenendo conto del progetto architettonico e delle sedi indicate per la loro destinazione. L’intento è stato quello di far convivere in modo armonico le due discipline senza tradirne l’autonomia. 

Aspetti funzionali 

L’impianto generale si organizza per sequenze chiaramente leggibili, quasi una moderna Certosa in cui si relazionano le aree a fruizione collettiva e quelle più riservate, secondo un tipo organizzativo che evita le intersezioni e allo stesso tempo permette ai fedeli di comprendere a pieno la struttura del centro parrocchiale.

L’accesso all’aula liturgica, che con la sua verticalità costituisce l’episodio cardine del complesso, è collocato a sud, in asse rispetto al sagrato, cui si giunge sia attraverso il percorso carrabile, favorito dalla presenza di un parcheggio nell’area di fronte, e attraverso i tre attraversamenti pedonali principali di progetto.

Da questi differenti punti di arrivo si ha la prima percezione dell’alternanza fra vuoti e pieni, con la sequenza fra la piazza/sagrato pavimentata, utilizzabile anche per le attività all’aperto, i volumi costruiti, fra cui svettano l’aula e il campanile, e la fascia delle alberature pensata come un giardino interno al nuovo complesso. 

Il centro parrocchiale è formato dal volume alto della chiesa, da quello che accoglie le otto aule per la catechesi disposte su due livelli, dall’elemento della casa del parroco anch’esso su due livelli, dal volume che ospita il salone e il campanile. 

Il complesso è distribuito intorno al sagrato, cuore luminoso e intimo dell’edificio, spazio di contemplazione, area utilizzabile per il gioco e le attività parrocchiali esterne, ma anche immediato elemento distributivo di tutte le funzioni. 

L’importanza e il ruolo di tale spazio è sottolineata dalla linea d’ombra, creata da un elemento porticato a sbalzo, che, correndo lungo il perimetro interno in maniera continua, fa da filtro fra gli spazi aperti e a quelli interni. 

Dal punto di vista distributivo e funzionale il sistema degli accessi, presenti su ogni lato, svincola le varie zone minimizzando le interferenze ma, all’occorrenza permette lo svolgersi protetto delle processioni sacre avendo come fulcro proprio il sagrato. 

Aspetti tecnologici 

Considerazioni di carattere ambientale, che si relazionano con il particolare clima della città di Enna, hanno portato alla realizzazione di una proposta sostenibile e confortevole. 

La scelta strategica del progetto ambisce a far assumere al sagrato una funzione urbana e sociale e a renderlo vivibile sia nei mesi invernali che estivi. Per tale motivazione si è scelto di aprirlo a sud, area non soggetta a ombre proiettate e quindi irradiata direttamente; inoltre, i corpi di servizio, le sale per la catechesi e il salone per le conferenze, si comportano da barriera di protezione ai venti predominanti, creando delle zone di bassa pressione ed evitando il congelamento delle superfici esterne; i porticati perimetrali permettono la fruizione e l’attraversamento offrendo riparo sia dalla pioggia che dai raggi solari. 

Si è posta molta attenzione nel dotare gli spazi di un’adeguata illuminazione e ventilazione naturale. In particolare, nell’illuminazione dell’aula liturgica e degli spazi attinenti, la luce è zenitale, si diffonde in forma indiretta e attenuata, evitando così l’ingresso delle radiazioni dirette in estate.

Queste aperture a loro volta favoriscono la dispersione di aria calda, in particolare i “camini di luce” (dell’ambone, del fonte battesimale e della cappella feriale) e la corona di finestre sull’ellisse interna, di cui alcune meccanizzate, svolgono anche la funzione di torri di ventilazione, permettendo un ricambio d’aria e un aumento del confort termico nei periodi caldi e, al contrario nei mesi invernali, mantenendo l’aria calda all’interno. 

Lo spazio dell’esonartece, con lo scavo profondo che accoglie il portone d’ingresso, è orientato a sud e rivestito con materiale conduttore. Questo diventa un accumulatore di calore nei mesi invernali, quando i raggi solari entrano in profondità riscaldando le pareti e trasmettendo il calore accumulato verso l’interno. La cornice a sbalzo presente in quest’apertura principale, nei periodi estivi quando i raggi solari hanno un andamento più verticale, fa sì che le pareti dell’esonartece non si surriscaldino. 

Sono presenti fonti di energia rinnovabili: il complesso parrocchiale è dotato di un impianto di pannellature solari fotovoltaiche poste sul tetto delle aule della catechesi e di impianto solare termico con pannelli, non visibili dall’esterno, posti sul tetto dell’aula.

È presente inoltre un sistema di canalizzazione delle acque piovane in due cisterne utilizzate per l’irrigazione delle aree verdi limitrofe. Grazie a tali accorgimenti è stata garantita una gestione sostenibile e un più facile mantenimento delle strutture del complesso parrocchiale. 


Sebastiano Fazzi, architetto, si laurea, nel 2003 a Palermo, discutendo la Tesi “L’adeguamento liturgico delle Cattedrali di Sicilia: Cattedrale di Ragusa”, relatore Pasquale Culotta. 

Dopo la laurea svolge attività lavorativa e di ricerca in collaborazione presso l’Universitá “Moderna” di Lisbona in collaborazione con “Arco Aguero Arquitecturas e Urbanismo LDA, e presso la Facoltà di R.R.R.A Università degli Studi di Palermo sede di Enna. 

Nel 2004 fonda, con l’architetto Giuseppina Farina, lo studio Sebastiano Fazzi Atelier di Architettura. 

Affronta, attraverso le differenti occasioni progettuali, una ricerca sui modi dell’abitare contemporaneo e sul tema della trasformazione del costruito, che lo vedono impegnato in progetti di architettura a differente scala. 

L’attenzione all’evoluzione dell’architettura ed ai temi della città contemporanea, viene indagata, tramite la partecipazione a concorsi nazionali ed internazionali di progettazione dove ottiene premi e riconoscimenti. 

Dal 2021 al 2025 è Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Enna. 

Dal 2018 al 2021 è membro del Gruppo Operativo Concorsi presso il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. 

Dal 2024 è componente del Consiglio dei BB. CC. AA. della Regione Siciliana. 

È stato componente di giuria in diversi concorsi di progettazione. È coordinatore operativo di concorsi di progettazione. 


Committente: Parrocchia Santa Lucia, Enna –
Diocesi Piazza Armerina 

Anno: 2017-2024 

Liturgista: Prof.ssa Cettina Militello 

Progettisti: Arch. Sebastiano Fazzi (Capogruppo), Arch. Giuseppina Farina, Arch. Riccardo Girasole, Arch. G. Walter Libertino, Arch. M. Gabriella Fazzi, 

Ing. Massimo Vicari (Strutture), Ing. Benedetto Giummulè (Impianti) 

Direttori dei lavori: Arch. Sebastiano Fazzi, Ing. Massimo Vicari – Assistente D.L.: Arch. M. Gabriella Fazzi 

Artisti: M° Gianni Ruggeri – Cosèificio, con Santo Nicoletti (Pala di Altare, bassorilievo di Santa Lucia, bassorilievo di Maria) M° Angelo Salemi (Altare, Ambone, Sede del Presidente e dei Ministranti, Cero Pasquale, Fonte Battesimale, Custodia Eucaristica) 

Fotografo: Santo Eduardo Di Miceli 

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