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Bando Oratori 2026: quali progetti si possono davvero finanziare?

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a cura di Edmondo Jonghi Lavarini

Dalla formazione degli educatori allo sport, dall’inclusione alla sperimentazione di nuovi modelli di oratorio: una lettura operativa dell’articolo 4 per trasformare le finalità del bando in progetti concreti.

Il Bando Oratori 2026 mette a disposizione risorse importanti, con un contributo massimo di 50.000 euro per progetto. Ma la domanda che interessa maggiormente parrocchie, responsabili degli oratori e professionisti è molto semplice: che cosa possiamo concretamente progettare?

Per rispondere occorre partire dall’articolo 4 del decreto, dedicato ai “Progetti finanziabili”. La norma individua tre grandi ambiti: formazione degli operatori; ricerca e sperimentazione di metodologie innovative; iniziative e progetti educativi che integrino istruzione, formazione e attività.

Non si tratta quindi di partire dal finanziamento disponibile per decidere successivamente come spenderlo. Il percorso corretto è esattamente l’opposto: individuare un bisogno reale della comunità e costruire attorno ad esso un progetto coerente.

Formare chi ogni giorno fa vivere l’oratorio

Il primo ambito previsto dall’articolo 4 riguarda gli interventi di sostegno alla formazione degli operatori che svolgono funzioni sociali ed educative.

È un campo molto più ampio di quanto possa apparire.

Una parrocchia potrebbe, per esempio, costruire un percorso annuale di formazione rivolto ad animatori, volontari, educatori e operatori sportivi. Gli argomenti potrebbero riguardare l’inclusione delle persone con disabilità, il rapporto con adolescenti in condizioni di fragilità, la prevenzione del bullismo e delle discriminazioni, la gestione dei gruppi, l’educazione attraverso lo sport.

Un possibile progetto potrebbe chiamarsi “Educatori di comunità” e prevedere un programma strutturato nel quale pedagogisti, psicologi, professionisti dello sport e altre competenze specialistiche accompagnino gli operatori dell’oratorio durante l’anno.

L’elemento importante è trasformare una serie di corsi occasionali in un vero progetto formativo, con obiettivi, destinatari, calendario e risultati attesi.

L’oratorio può diventare un laboratorio di innovazione

Il secondo ambito dell’articolo 4 apre una prospettiva particolarmente interessante: sono finanziabili ricerche e sperimentazioni su attività e metodologie innovative di intervento, purché finalizzate a migliorare l’efficacia delle azioni educative e sociali.

Questo significa poter pensare all’oratorio non soltanto come luogo nel quale ripetere attività consolidate, ma anche come spazio nel quale sperimentare nuovi modi di costruire comunità.

Si potrebbe sviluppare, per esempio, un nuovo modello di oratorio aperto durante la settimana, creare laboratori digitali per adolescenti, sperimentare modalità innovative per coinvolgere giovani che normalmente non frequentano la parrocchia oppure mettere a punto strumenti per misurare concretamente partecipazione, inclusione e risultati delle attività.

Un progetto come “Oratorio 2030 – laboratorio di comunità” potrebbe integrare per un anno sport, educazione, cultura digitale, volontariato e cittadinanza, verificando attraverso indicatori misurabili quali attività riescano maggiormente a coinvolgere bambini, adolescenti e famiglie.

La sperimentazione diventerebbe così essa stessa parte del progetto.

Sport ed educazione: uno dei binomi centrali

Il terzo ambito comprende iniziative e progetti educativi, anche interdiocesani, che perseguano in maniera integrata finalità di istruzione, formazione e svolgimento di attività sportive, comprese attività scolastiche curriculari di educazione civica.

Il decreto rafforza ulteriormente questo principio stabilendo che i progetti debbano favorire l’integrazione tra sport ed educazione.

# Bando Oratori 2026: quali progetti si possono davvero costruire?**Dalla formazione degli educatori allo sport, dall’inclusione alla sperimentazione di nuovi modelli di oratorio: una lettura operativa dell’articolo 4 per trasformare le finalità del bando in progetti concreti.**Il Bando Oratori 2026 mette a disposizione risorse importanti, con un contributo massimo di **50.000 euro per progetto**. Ma la domanda che interessa maggiormente parrocchie, responsabili degli oratori e professionisti è molto semplice: **che cosa possiamo concretamente progettare?**Per rispondere occorre partire dall’articolo 4 del decreto, dedicato ai “Progetti finanziabili”. La norma individua tre grandi ambiti: formazione degli operatori; ricerca e sperimentazione di metodologie innovative; iniziative e progetti educativi che integrino istruzione, formazione e attività sportive. Non si tratta quindi di partire dal finanziamento disponibile per decidere successivamente come spenderlo. Il percorso corretto è esattamente l’opposto: **individuare un bisogno reale della comunità e costruire attorno ad esso un progetto coerente.**## Formare chi ogni giorno fa vivere l’oratorioIl primo ambito previsto dall’articolo 4 riguarda gli interventi di sostegno alla **formazione degli operatori che svolgono funzioni sociali ed educative**. È un campo molto più ampio di quanto possa apparire.Una parrocchia potrebbe, per esempio, costruire un percorso annuale di formazione rivolto ad animatori, volontari, educatori e operatori sportivi. Gli argomenti potrebbero riguardare l’inclusione delle persone con disabilità, il rapporto con adolescenti in condizioni di fragilità, la prevenzione del bullismo e delle discriminazioni, la gestione dei gruppi, l'educazione attraverso lo sport.Un possibile progetto potrebbe chiamarsi **“Educatori di comunità”** e prevedere un programma strutturato nel quale pedagogisti, psicologi, professionisti dello sport e altre competenze specialistiche accompagnino gli operatori dell’oratorio durante l’anno.L'elemento importante è trasformare una serie di corsi occasionali in un vero **progetto formativo**, con obiettivi, destinatari, calendario e risultati attesi.## L’oratorio può diventare un laboratorio di innovazioneIl secondo ambito dell'articolo 4 apre una prospettiva particolarmente interessante: sono finanziabili **ricerche e sperimentazioni su attività e metodologie innovative di intervento**, purché finalizzate a migliorare l'efficacia delle azioni educative e sociali. Questo significa poter pensare all'oratorio non soltanto come luogo nel quale ripetere attività consolidate, ma anche come spazio nel quale sperimentare nuovi modi di costruire comunità.Si potrebbe sviluppare, per esempio, un nuovo modello di oratorio aperto durante la settimana, creare laboratori digitali per adolescenti, sperimentare modalità innovative per coinvolgere giovani che normalmente non frequentano la parrocchia oppure mettere a punto strumenti per misurare concretamente partecipazione, inclusione e risultati delle attività.Un progetto come **“Oratorio 2030 – laboratorio di comunità”** potrebbe integrare per un anno sport, educazione, cultura digitale, volontariato e cittadinanza, verificando attraverso indicatori misurabili quali attività riescano maggiormente a coinvolgere bambini, adolescenti e famiglie.La sperimentazione diventerebbe così essa stessa parte del progetto.## Sport ed educazione: uno dei binomi centraliIl terzo ambito comprende iniziative e progetti educativi, anche interdiocesani, che perseguano in maniera integrata finalità di **istruzione, formazione e svolgimento di attività sportive**, comprese attività scolastiche curriculari di educazione civica. Il decreto rafforza ulteriormente questo principio stabilendo che i progetti debbano favorire **l'integrazione tra sport ed educazione**. Le possibilità diventano numerose.Un'attività calcistica può essere associata a un percorso di educazione civica. Il basket può diventare strumento d'inclusione. Si possono organizzare attività multisport per bambini e adolescenti, programmi destinati alle famiglie economicamente fragili, iniziative rivolte alle persone con disabilità oppure attività finalizzate all'integrazione tra ragazzi di provenienze differenti.Un esempio potrebbe essere **“Doposcuola in movimento”**: alcuni pomeriggi alla settimana dedicati contemporaneamente al sostegno scolastico, allo sport e a incontri su cittadinanza, ambiente, alimentazione e responsabilità sociale.Non sarebbe semplicemente un corso sportivo e nemmeno soltanto un doposcuola. Sarebbe proprio la loro **integrazione educativa** a caratterizzare il progetto.## Nei piccoli territori l’oratorio può contrastare lo spopolamento socialeLa stessa logica può assumere un significato particolare nei piccoli Comuni e nei territori interessati da denatalità, invecchiamento della popolazione e progressiva riduzione delle occasioni di aggregazione.In questi contesti l'oratorio può rappresentare uno degli ultimi presìdi nei quali bambini, ragazzi e famiglie continuano a incontrarsi.Un progetto potrebbe quindi partire dall'analisi della popolazione giovanile del territorio, dell'andamento delle iscrizioni scolastiche e della disponibilità di servizi educativi e sportivi.Da questa analisi potrebbe nascere, per esempio, **“Oratorio, sport e territorio”**: attività sportive, sostegno scolastico, educazione ambientale, conoscenza del patrimonio locale, formazione degli educatori e iniziative di aggregazione.In questo caso denatalità e spopolamento non andrebbero semplicemente dichiarati: dovrebbero essere **documentati attraverso dati verificabili**, trasformandoli nell'analisi del bisogno dalla quale nasce il progetto.## Quale ruolo possono avere architetti e progettisti?È qui che il Bando Oratori diventa interessante anche per il mondo professionale che segue CHIESA OGGI.Un progetto educativo ha bisogno di pedagogisti, educatori, associazioni e operatori sportivi, ma può richiedere anche altre competenze. L'architetto, in particolare, è abituato per formazione professionale a partire dai bisogni, analizzare un contesto, organizzare funzioni, coordinare competenze differenti e trasformare obiettivi generali in un progetto realizzabile.Il suo contributo potrebbe riguardare l'analisi degli spazi dell'oratorio, l'accessibilità e l'inclusione, l'organizzazione delle attività, gli allestimenti temporanei, la segnaletica, le attrezzature mobili oppure processi di progettazione partecipata.Si potrebbe persino immaginare **“Progettiamo il nostro oratorio”**, un laboratorio nel quale bambini e adolescenti, accompagnati da educatori e architetti, imparino a leggere gli spazi che utilizzano quotidianamente, individuarne problemi e potenzialità e proporre nuovi modi di viverli.Lo spazio diventerebbe così esso stesso **strumento educativo**.Attenzione, però, a non attribuire all'articolo 4 ciò che non dice: dal solo testo del decreto **non possiamo concludere che siano finanziabili genericamente opere edilizie di riqualificazione dell'oratorio**. L'articolo 4 finanzia le tre categorie sopra indicate. L'ammissibilità delle singole voci di costo deve quindi essere verificata nelle disposizioni operative dell'Avviso. ## Non partiamo dai 50.000 euro. Partiamo dal problema.È probabilmente questo il principio più utile per chi sta pensando di partecipare.La domanda iniziale non dovrebbe essere:**“Come possiamo spendere 50.000 euro?”**Dovrebbe essere:**“Qual è il problema della nostra comunità che vogliamo affrontare?”**Pochi adolescenti partecipano alla vita dell'oratorio? Mancano attività sportive accessibili a tutti? Gli educatori hanno bisogno di formazione? Esistono ragazzi con disabilità che non riescono a partecipare pienamente? Il territorio sta perdendo popolazione giovane? Mancano occasioni di incontro tra scuola, sport e comunità?Individuato il problema, si costruiscono progressivamente **obiettivi, destinatari, attività, partner, professionalità necessarie, cronoprogramma, indicatori di risultato e infine budget**.È questa la differenza tra compilare una domanda e **progettare**.Per parroci e responsabili degli oratori può essere anche l'occasione per aprire un confronto con architetti, educatori, progettisti, associazioni sportive, scuole e professionisti del Terzo Settore. Un buon progetto nasce infatti dalla capacità di mettere insieme competenze differenti intorno a un bisogno concreto.**CHIESA OGGI continuerà ad approfondire il Bando Oratori 2026 con esempi, indicazioni operative e strumenti utili alla progettazione.**Se un passaggio del bando non ti è chiaro, **scrivi alla Redazione di CHIESA OGGI indicando esattamente il tuo dubbio**. Cercheremo di approfondirlo e trasformare le domande dei lettori in risposte utili anche alle altre parrocchie e ai professionisti che le affiancano.

Vedi articolo:Bando Oratori 2026

Le possibilità diventano numerose.

Un’attività calcistica può essere associata a un percorso di educazione civica. Il basket può diventare strumento d’inclusione. Si possono organizzare attività multisport per bambini e adolescenti, programmi destinati alle famiglie economicamente fragili, iniziative rivolte alle persone con disabilità oppure attività finalizzate all’integrazione tra ragazzi di provenienze differenti.

Un esempio potrebbe essere “Doposcuola in movimento”: alcuni pomeriggi alla settimana dedicati contemporaneamente al sostegno scolastico, allo sport e a incontri su cittadinanza, ambiente, alimentazione e responsabilità sociale.

Non sarebbe semplicemente un corso sportivo e nemmeno soltanto un doposcuola. Sarebbe proprio la loro integrazione educativa a caratterizzare il progetto.

Nei piccoli territori l’oratorio può contrastare lo spopolamento sociale

La stessa logica può assumere un significato particolare nei piccoli Comuni e nei territori interessati da denatalità, invecchiamento della popolazione e progressiva riduzione delle occasioni di aggregazione.

In questi contesti l’oratorio può rappresentare uno degli ultimi presìdi nei quali bambini, ragazzi e famiglie continuano a incontrarsi.

Un progetto potrebbe quindi partire dall’analisi della popolazione giovanile del territorio, dell’andamento delle iscrizioni scolastiche e della disponibilità di servizi educativi e sportivi.

Da questa analisi potrebbe nascere, per esempio, “Oratorio, sport e territorio”: attività sportive, sostegno scolastico, educazione ambientale, conoscenza del patrimonio locale, formazione degli educatori e iniziative di aggregazione.

In questo caso denatalità e spopolamento non andrebbero semplicemente dichiarati: dovrebbero essere documentati attraverso dati verificabili, trasformandoli nell’analisi del bisogno dalla quale nasce il progetto.

Quale ruolo possono avere architetti e progettisti?

È qui che il Bando Oratori diventa interessante anche per il mondo professionale che segue CHIESA OGGI.

Un progetto educativo ha bisogno di pedagogisti, educatori, associazioni e operatori sportivi, ma può richiedere anche altre competenze. L’architetto, in particolare, è abituato per formazione professionale a partire dai bisogni, analizzare un contesto, organizzare funzioni, coordinare competenze differenti e trasformare obiettivi generali in un progetto realizzabile.

Il suo contributo potrebbe riguardare l’analisi degli spazi dell’oratorio, l’accessibilità e l’inclusione, l’organizzazione delle attività, gli allestimenti temporanei, la segnaletica, le attrezzature mobili oppure processi di progettazione partecipata.

Si potrebbe persino immaginare “Progettiamo il nostro oratorio”, un laboratorio nel quale bambini e adolescenti, accompagnati da educatori e architetti, imparino a leggere gli spazi che utilizzano quotidianamente, individuarne problemi e potenzialità e proporre nuovi modi di viverli.

Lo spazio diventerebbe così esso stesso strumento educativo.

Attenzione, però, a non attribuire all’articolo 4 ciò che non dice: dal solo testo del decreto non possiamo concludere che siano finanziabili genericamente opere edilizie di riqualificazione dell’oratorio. L’articolo 4 finanzia le tre categorie sopra indicate. L’ammissibilità delle singole voci di costo deve quindi essere verificata nelle disposizioni operative dell’Avviso.

Non partiamo dai 50.000 euro. Partiamo dal problema.

È probabilmente questo il principio più utile per chi sta pensando di partecipare.

La domanda iniziale non dovrebbe essere:

“Come possiamo spendere 50.000 euro?”

Dovrebbe essere:

“Qual è il problema della nostra comunità che vogliamo affrontare?”

Pochi adolescenti partecipano alla vita dell’oratorio? Mancano attività sportive accessibili a tutti? Gli educatori hanno bisogno di formazione? Esistono ragazzi con disabilità che non riescono a partecipare pienamente? Il territorio sta perdendo popolazione giovane? Mancano occasioni di incontro tra scuola, sport e comunità?

Individuato il problema, si costruiscono progressivamente obiettivi, destinatari, attività, partner, professionalità necessarie, cronoprogramma, indicatori di risultato e infine budget.

È questa la differenza tra compilare una domanda e progettare.

Per parroci e responsabili degli oratori può essere anche l’occasione per aprire un confronto con architetti, educatori, progettisti, associazioni sportive, scuole e professionisti del Terzo Settore. Un buon progetto nasce infatti dalla capacità di mettere insieme competenze differenti intorno a un bisogno concreto.

CHIESA OGGI continuerà ad approfondire il Bando Oratori 2026 con esempi, indicazioni operative e strumenti utili alla progettazione.

Se un passaggio del bando non ti è chiaro, scrivi alla Redazione di CHIESA OGGI indicando esattamente il tuo dubbio. Cercheremo di approfondirlo e trasformare le domande dei lettori in risposte utili anche alle altre parrocchie e ai professionisti che le affiancano.

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