Patrimonio e paesaggio. Un binomio indissolubile

Caterina Parrello, architetto Direttore Editoriale CHIESA OGGI

Quando guardiamo al nostro patrimonio culturale, alla sua tutela e alla sua valorizzazione, dobbiamo sempre considerare i nostri beni nella loro interezza, valutando con attenzione le relazioni che essi intrecciano con il contesto sia sociale che territoriale di appartenenza.

E’ indubbio ormai che gli interventi manutentivi sui nostri beni non possano essere programmati senza valutare il più ampio rischio sulla loro conservazione che deriva dall’ambiente esterno e soprattutto dai cambiamenti climatici a cui sono sottoposti.

Se ne è parlato con attenzione durante la Giornata Nazionale 2022, organizzate a Torino dall’’Ufficio Nazionale dei Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI in collaborazione con la Consulta Regionale della Regione Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcidiocesi di Torino dal titolo “I luoghi dell’abitare. Potenzialità, vulnerabilità e cura, di cui presentiamo un approfondimento dei temi trattati in questa edizione di CHIESA OGGI n.121.

In particolare durante il convegno sono stati illustrati possibili percorsi di attenzione al tema della valutazione e della prevenzione del rischio rispetto al patrimonio culturale della Chiesa (e, più in generale, di interesse religioso), nella prospettiva di azioni propositive, volte alla valorizzazione e alla rigenerazione dei relativi contesti sociali e paesaggistici.

“L’arte è bellezza. Ma è anche un ponte che unisce persone e comunità, un valore in cui riconoscersi e un dono da ricevere, conservare con cura e trasmettere a chi verrà dopo di noi”.

Da qui la scelta di presentare su questa edizione un progetto innovativo, che attraverso lo sviluppo di una idea semplice e per mezzo di nuove tecnologie, possa proteggere la Basilica di San Marco a Venezia, patrimonio comune della città e del mondo, dalle continue inondazioni e allagamenti dovute all’acqua alta e ai repentini cambiamenti climatici di questi ultimi anni.

Pensare alla cura del nostro patrimonio significa pensare alla custodia e alla salvaguardia di un “bene universale”. Conservare e difendere significa costruire quelle che saranno le soluzioni a sfide epocali che avranno tutte le città del mondo nel prossimo futuro.

In occasione della COP27 di Sharm el Sheikh si è accentuato il dibattito sul tema del ‘Loss & Damage’ (“perdite e danni”), ovvero la necessità per i Paesi che hanno maggiormente contribuito alla crisi climatica di rimborsare quelli che invece ne hanno subito le conseguenze, con tutta una serie di implicazioni in termini di finanza climatica.

Le “perdite e i danni” continueranno a compromettere le comunità più vulnerabili, rendendo il tema una questione di giustizia climatica, da affrontare collaborando attraverso le reti umanitarie e di sviluppo.

Questo tema (L&D) include una grande varietà di impatti, alcuni dei quali possono essere quantificati ed espressi in termini monetari (per esempio, gli impatti sulle infrastrutture o sulla produzione agricola) e altri che sono sempre più spesso indicati come “perdite non economiche”, inclusa la perdita di biodiversità, territorio, patrimonio e identità culturale, che sono invece dei “valori primari” da gestire in modo virtuoso, e che hanno come conseguenza diretta la problematica emergente della mobilità umana indotta dal clima.

Il rischio è alto, perché alcuni cambiamenti climatici potrebbero avere degli effetti irreversibili sul nostro patrimonio e sulle nostre comunità, compromettendo seriamente l’utilizzo e la conoscenza di questi alle generazioni future.

Migliorare la comunicazione di tali temi, anche attraverso l’uso della tecnologia digitale, potrebbe essere un elemento a supporto per la condivisione di idee in “real-time” facilitando quindi la diffusione di una consapevolezza responsabile delle nostre singole azioni.

Bisogna quindi favorire un’educazione sociale in tema di sostenibilità, non solo informativa e didattica, ma anche formativa. Le persone, infatti, non comprendono necessariamente i legami tra il cambiamento climatico e la loro vita quotidiana. Per questo diventa necessario intraprendere azioni dirette e partecipative, per coinvolgere tutta la comunità, anche attraverso forme dinamiche e più interattive di comunicazione, oltre ad una consapevole azione economica a sostegno di nostri beni.

Diffondere la conoscenza del nostro patrimonio, attraverso supporti digitali come immagini e video, può migliorare a sensibilizzare tutti sul tema della salvaguardia e la cura dell’ambiente.

E quando questo avviene, il potenziale comunicativo è enorme, oltre a generare notevole coinvolgimento emotivo e maggiore consapevolezza che la BELLEZZA E’ UN DIRITTO DI TUTTI.

[le immagini sono tratte da www.google.com/immagini]

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