Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “Facebook Pixel [noscript]” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Santa Chiara, il cantiere che ricuce Urbania

⏱ Tempo di lettura: 3 minuti

Chiusa da decenni per problemi strutturali, la chiesa di Urbania è stata messa in sicurezza e restaurata attraverso il lavoro congiunto di enti, tecnici, artigiani e comunità delle Clarisse. Il cantiere ha restituito spazi e opere, ma anche nuove tracce della storia locale.

A Urbania, il recupero della chiesa di Santa Chiara ha affrontato insieme la sicurezza dell’edificio e la conservazione del suo patrimonio. Tra le chiese più antiche della città, consacrata nel 1339 e legata al monastero delle Clarisse, era chiusa da decenni. Nel 2019, le infiltrazioni d’acqua dalla capriata lignea avevano richiamato l’attenzione sulle condizioni della struttura e sulle opere custodite all’interno. La chiesa è di proprietà del Fondo Edifici di Culto, del Ministero dell’Interno.

Il cantiere ha coinvolto professionalità e istituzioni diverse: architetti, artigiani, restauratori, imprese edili, storici e artisti, con la collaborazione dell’Arcidiocesi e della comunità monastica. Secondo quanto ricostruito dalle fonti, l’archivio storico di Urbania ha fornito documenti utili all’analisi delle strutture, la ricerca universitaria ha contribuito alle scelte per il restauro delle pitture murali e le Clarisse hanno aiutato a ricomporre alcuni testi epigrafici. Il sindaco Marco Ciccolini ha riferito che, dopo un confronto con il Fondo, furono reperiti i primi finanziamenti per 400mila euro e affidati i lavori alla Soprintendenza delle Marche.

Gli interventi hanno riguardato la copertura e l’impermeabilizzazione, le parti lignee interne e il consolidamento delle colonne che sostengono le volte. Le operazioni hanno interessato anche i monumenti funebri degli Ubaldini, riportando in vista dorature degli stucchi occultate da successive verniciature. Durante i lavori, dietro alcune tele sono state scoperte due nicchie con reliquie; lo spostamento di una pala ha inoltre rivelato una parte dell’altare rinascimentale del Santissimo Sacramento, affrescato tra il 1558 e il 1560.

Il recupero non si è limitato alle opere edilizie. Beni e dipinti sono stati esposti durante il cantiere nei Musei Civici di Palazzo Ducale, in un percorso che ha restituito elementi della storia di Urbania; il monastero ha inoltre pubblicato una ricerca su quaranta pergamene del proprio archivio. La riapertura al pubblico, annunciata con la partecipazione di autorità civili e religiose, segna il ritorno della chiesa alla comunità. Il caso mostra come la cura di un edificio sacro possa unire manutenzione, ricerca e restituzione culturale, quando responsabilità pubbliche, competenze tecniche e conoscenza locale lavorano in modo coordinato.

Approfondisci dalle fonti originali

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prima o terza parte che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare i nostri servizi/prodotti in modo appropriato (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.

Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “%SERVICE_NAME%” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.