BIENNALE ARTE 2026 PADIGLIONE VENEZIA “NOTE PERSISTENTI“
a cura di Caterina Parrello, direttore editoriale CHIESA OGGI
Il Padiglione Venezia presenta per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia Note Persistenti, un progetto curato da Giovanna Zabotti con la partecipazione di Denis Isaia e di Cesare Biasini Selvaggi in cui il percorso espositivo si sviluppa come una sequenza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso quattro dimensioni simboliche della città: sommersa, domestica, mitologica e collettiva.
In dialogo con il concept curatoriale della Biennale Arte 2026 “In Minor Keys”, la mostra invita a un ascolto delle frequenze più profonde della città: quelle che emergono dalle sue fondamenta, dalle storie degli abitanti, dalle trasformazioni della materia che la sostiene e da quell’effetto caustico che la caratterizza. Come una composizione in tonalità minore, Note persistenti costruisce un’esperienza sensoriale e narrativa che attraversa diverse dimensioni della realtà veneziana, trasformando il Padiglione in un campo di risonanza tra passato, presente e futuro.

“Ho immaginato il Padiglione Venezia come un ritorno alle sue note più profonde, a ciò che rimane. Un padiglione relazionale, in cui le opere non si limitano a essere osservate, ma attivano connessioni tra persone, storie e percezioni – dichiara Giovanna Zabotti, curatore – La mia Venezia si manifesta attraverso segni minimi e poetici – la luce che si riflette dall’acqua sulle pareti trasformando le superfici, le sue parti sommerse, le memorie intime di chi la vive quotidianamente – dettagli quasi impercettibili che, proprio nella loro fragilità, custodiscono l’essenza più autentica della città. A queste si affiancano altre note persistenti: la stratificazione di culture, segni e periodi storici, e l’anima delle persone che la abitano, capaci di riconoscerne e amare anche le tracce più piccole e silenziose. Il Padiglione si configura così come una partitura collettiva, in cui gli artisti diventano canali attraverso cui sintonizzarsi con la città. Un gesto generoso e ospitale verso la vita, che invita all’ascolto e alla condivisione”.
“Il Padiglione Venezia è per l’Amministrazione comunale motivo di grande orgoglio: in questi 11 anni è riuscito a tornare protagonista ed essere una voce autorevole nel panorama culturale e artistico internazionale, ma non solo. Dimostra e rappresenta ciò che Venezia è da sempre: aperta, diplomatica e libera. Questa è la Città dove le persone scelgono di essere libere – è il commento del sindaco Luigi Brugnaro – E così il Padiglione Venezia è oggi più che mai un presidio di libertà. Ma quest’anno è anche il luogo nel quale liberamente le persone, i veneziani, si raccontano: è una narrazione di tanti singoli soggetti che andranno a creare una identità collettiva. Perché da sempre Venezia, che esiste e resiste, con le sue fragilità, è al contempo un non luogo, è un’idea: è da sempre un riferimento culturale, un ideale. Ma il Padiglione si conferma anche lo spazio delle nuove generazioni, grazie al concorso Artefici del Nostro Tempo”.

“In questa esposizione c’è una città che parla sottovoce, come chi sa di essere ascoltato comunque. Le installazioni attraversano lo spazio espositivo senza dichiararlo, lasciando via via affiorare la Città – racconta il Commissario Maurizio Carlin – Non è stile, è tono: una vibrazione che resta addosso. Qualcosa si insinua nei materiali, nei ritmi, nei silenzi ma la realtà non cambia: si sposta appena, quel tanto che basta a richiedere l’attenzione del visitatore che fin dall’ingresso vedrà emergere tracce, presenze, note che lo seguiranno nel percorso allestitivo. E nello spazio di Artefici si nasconde, ostinata, una promessa”.
Per Denis Isaia “il progetto riflette sulla natura unica di Venezia, città-mito in cui contenitore e contenuto si fondono, generando immaginari universali. Ne emergono tre “note persistenti” — fragilità, resistenza ed efflorescenza — con uno sguardo rivolto a ciò che dal basso continua a generare possibilità.”

L’esposizione
L’esposizione inizia con la Venezia collettiva nello spazio dedicato agli Artefici del Nostro Tempo, concorso rivolto alle nuove generazioni di artisti e alle pratiche emergenti, giunto alla VII edizione. Lo spazio è pensato anche come luogo di incontro e socialità, con un punto dedicato alla sosta e alla conversazione, trasformando la visita in un momento di condivisione e dialogo.
La prima voce è la dimensione mitologica del Padiglione che prende forma nel lavoro del pianista Dardust, che realizza una composizione originale dedicata a Venezia. Il progetto si sviluppa in un’installazione immersiva, ideata dallo scenografo Paolo Fantin in collaborazione con un team di ingegneri internazionali di Cisco e H-Farm, che integra un sistema sonoro generativo basato su intelligenza artificiale. L’opera reagisce ai suoni, ai movimenti e ai dati ambientali della città e alle parole scritte dai visitatori, generando ogni volta un paesaggio musicale unico e in continua trasformazione: Venezia diventa così un compositore vivente e il pubblico parte attiva dell’esperienza sonora. “La musica diventa immersione in ciò che resta invisibile: Venezia vive anche sotto la superficie, come memoria che continua a vibrare” afferma Dardust.
“Lo spazio diventa un luogo sospeso, dove ciò che è reale e ciò che appartiene alla dimensione del sogno iniziano a confondersi. In questa frattura percettiva lo spettatore è invitato a entrare, a perdersi per un momento, e a riconnettersi con una dimensione emotiva più profonda”, aggiunge Paolo Fantin.


La seconda voce è la dimensione sommersa della città, evocata dal lavoro di Alberto Scodro, che esplora ciò che sostiene Venezia ma rimane invisibile, se non in particolari condizioni della marea. Le sue sculture, come stratificazioni materiali che si formano sotto la superficie dell’acqua, nascono dalla fusione e dall’agglomerazione di sabbie, vetri, pigmenti e residui di materiali, dando vita a forme che ricordano concrezioni geologiche e sedimentazioni naturali. I lavori restituiscono una visione della materia come processo vivo, in cui tempo, energia e trasformazione diventano visibili, evocando le dinamiche profonde che sostengono e modellano la città. “Il lavoro racconta ciò che potrebbe esistere sotto la superficie: un mondo nascosto di possibilità, tra realtà e immaginazione”, racconta l’artista.
La terza voce è infine la dimensione domestica affidata a Diario veneziano di Ilya e Emilia Kabakov con gli abitanti della città di Venezia. Realizzata con la collaborazione degli abitanti della città metropolitana, l’opera prende forma attraverso un ampio progetto partecipativo che raccoglie oggetti della vita quotidiana prestati dai veneziani che esprimono il loro legame con la città. “In un’epoca dominata dallo spettacolo, Diario veneziano restituisce centralità alla quotidianità, invitando i veneziani a riappropriarsi della propria narrazione. Ne nasce una mappa affettiva della città, dove l’arte diventa esperienza condivisa e racconto corale.” dichiara Cesare Biasini Selvaggi.
Un ringraziamento particolare a BPER Banca La Galleria Corporate Collection, main partner, e a tutti i partner, privati ed istituzionali, per aver creduto nel progetto. “La partnership con il Padiglione Venezia interpreta la volontà di abbracciare una visione culturale che dialoga con il tempo e con la memoria” – sottolinea Sabrina Bianchi, responsabile del Patrimonio Culturale di BPER Banca – Crediamo profondamente nella capacità dell’arte di costruire connessioni e di parlare alle nuove generazioni, contribuendo a una crescita sociale fondata su responsabilità, inclusione e attenzione alla sostenibilità”.

Giovanna Zabotti è art director e vicepresidente di Fondaco Italia, Presidente dell’Associazione Cultura 360.
Ha ideato, curato e coordinato diversi progetti tra cui: la I Biennale d’Arte di Praga (2003), Mari Verticali di Fabrizio Plessi all’ingresso dei Giardini della Biennale (2005). Nello stesso anno è co-curatrice degli eventi L’Isola della Poesia e La Notte dei Poeti. Ha coordinato la mostra Mariverticali di Fabrizio Plessi alla 54.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2011).
È stata nominata curatrice del Padiglione di Venezia alla Biennale di Venezia per la Biennale Arte 2019, la Biennale Architettura 2021, la Biennale Arte 2022 e la Biennale Arte 2024. Ha curato il progetto speciale Il presepe di S. Francesco in piazza S. Pietro, Roma (2023). Premio San Marco per il progetto Sestante Domestico al Padiglione di Venezia. Nel 2024 ha curato la Mostra “Prima” presso la Galleria Bper a Brescia.
Come Curatore del Padiglione della Santa Sede con Opera Aperta alla 19.Mostra Internazionale di Architettura ha ricevuto la Menzione speciale dalla Giuria di Biennale.
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