Editoriale

La Progettazione Culturale come capacità di “tenere insieme”

Architetto Caterina Parrello
Direttore Editoriale CHIESA OGGI

L’Ufficio Nazionale BCE della CEI ha promosso quest’anno due incontri sugli Gli Stati Generali dei Progetti Culturali dei Beni Ecclesiastici, per una riflessione condivisa a partire dalle esperienze presentate dalle 88 diocesi che, negli ultimi due anni, hanno avviato progetti culturali in modo integrato fra musei, archivi, biblioteche e realizzato parte della valorizzazione dei beni culturali attraverso l’apertura delle chiese con i volontari associati, con la proposta di veri e propri progetti di formazione, di comunicazione e coinvolgimento delle comunità. Questi progetti sono stati sostenuti dalla possibilità di richiedere un contributo aggiuntivo a quelli ordinari, per le attività del patrimonio MAB (musei, archivi e biblioteche) sui fondi 8xmille della CEI.

E’ cresciuta nel tempo la consapevolezza che i beni culturali ecclesiastici sono portatori di un grande valore sociale ed ecclesiale, esprimono l’identità di un popolo e sono il luogo vivo della fede. Non si tratta solo di una proposta o di una offerta culturale, seppure importante, intesa anche come volano economico ed attivatore di processi sociali, ma soprattutto di una grande opportunità per riscoprire la dimensione del territorio come qualificante del valore dei beni.

Affermare che i Beni Culturali sono e possiedono un “valore” vuol dire che sono fortemente significativi per la persona, per la comunità e per la relazione che essa instaura con il proprio territorio.

Gli Istituti culturali (MAB) hanno imboccato la strada della collaborazione fra loro, ripartendo dall’ascolto delle persone e delle comunità, creando una rete di relazioni come strumento operativo di lavoro.
Conoscere un bene significa poterlo valorizzare e riscoprire anche la propria storia.

In questo particolare periodo dovuto all’isolamento sociale a causa dell’emergenza sanitaria Covid19, è attraverso il digitale e l’utilizzo dei social che si è scoperto l’altro volto del patrimonio, che ha reso accessibile a tutti la possibilità di conoscere i nostri beni attraverso la narrazione virtuale. La progettualità e il lavoro culturale proposto, inteso come “capacità di tenere insieme” ha messo in luce una grande fantasia e professionalità che è stata una occasione per fare delle esperienze, per rappresentare delle buone pratiche, per sollecitare nuova creatività.

Abbiamo tutti un compito molto importante per il prossimo futuro che è quello di costruire valore proprio da questa Eredità Culturale trasmessa dai nostri Beni culturali.

La fase Covid19 può essere vista come un’opportunità per costruire nuovi scenari e migliorare la comunicazione digitale del patrimonio.

La chiusura dello spazio fisico ha evidenziato la nostra dipendenza dal “vedere e dal toccare con le mani”, ma ci ha anche mostrato quanta strada abbiamo da fare sulla conoscenza ed uso dei formati digitali, con la consapevolezza che l’incontro tra le persone rimane sempre un momento insostituibile.

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