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La grande mostra “Rivoluzione Vedova” al M9 – Museo del ‘900 di Mestre 


La mostra “Rivoluzione Vedova” racconta con 130 opere, tra installazioni e opere a parete, il punto di vista del grande artista veneziano EMILIO VEDOVA, mettendoci a confronto, attraverso i suoi lavori, con i capitoli “caldi” della nostra storia recente, dalle macerie della Seconda Guerra mondiale agli avvenimenti della politica internazionale che hanno sconquassato il mondo negli anni Sessanta e Settanta e ben oltre, fino alle soglie del Duemila 

a cura di Caterina Parrello, architetto 

La grande mostra Rivoluzione Vedova, ideata e progettata da Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e coprodotta con M9 – Museo del ’900 è aperta al pubblico dal 5 maggio al 26 novembre 2023 al terzo piano del museo mestrino: un evento di eccezionale rilevanza, sia per il valore iconico delle opere esposte, sia per le scelte di allestimento capaci di coinvolgere il pubblico attraverso un approccio inclusivo. 

Curata da Gabriella Belli e allestita dallo Studio Alvisi Kirimoto, la mostra apre un percorso inedito che sceglie l’arte contemporanea come strumento per esplorare e interpretare la storia sociale, culturale, politica ed economica del Novecento. 

Il ruolo centrale nell’arte contemporanea di Emilio Vedova, la cui opera è interprete e testimone di un forte legame storico e civile con gli eventi che hanno segnato il XX secolo, mantiene oggi la forza di una costante attualità. 

Il suo è stato un urlo di denuncia dei mali e delle ingiustizie umane: un urlo costante diretto a ignoti infiniti interlocutori e spettatori e verso ignoti infiniti mondi. 

RIVOLUZIONE VEDOVA, la potente evocazione in questo titolo va intesa come cambiamento delle modalità di fare arte e come impegno civile nella cronaca quotidiana della storia.

La scelta di Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) per aprire questo nuovo filone di ricerca negli spazi di M9 è quasi d’obbligo, trattandosi del più grande pittore del secondo dopoguerra veneziano che, proprio in questo territorio, ha lasciato segni tangibili della sua feconda eredità artistica, dove etica ed estetica, per lui binomio indissolubile, erano una costante.

Ùn patrimonio di opere straordinarie, le sue, che non sono solo fatti d’arte ma anche inestimabili documenti della storia sociale e politica di quei cinque decenni pieni di contraddizioni, rimorsi, speranze e colpe, a cui Vedova ha prestato voce e la potenza del segno inconfondibile e irreversibile della sua pittura. 

Il percorso espositivo suggerisce al visitatore due livelli di lettura: da una parte grande protagonista è la pittura, il gigantismo delle opere, la potenza del segno, la forza della materia, la risonanza della luce, dei bianchi e neri e del colore

Un’epifania che ha la massima espressione nelle tre grandi installazioni, poste al centro dello straordinario spazio espositivo al terzo piano del museo, ben 1.300 metri quadrati: Absurdes Berliner Tagebuch ’64 (1964), Tondi e Dischi (1985-1995), …in continuum, compenetrazioni/ traslati ’87/’88 (1987-1988). 

Dall’altra parte è il resoconto della storia a farsi protagonista con una decina di lavori disposti in sequenza cronologica, come tappe di una via crucis laica, sulle bianche pareti perimetrali della sala. 

Sono opere nate dall’impellente necessità di Vedova di dare voce a quel “malessere tra l’essere dentro questa società e il volerne un’altra” (Emilio Vedova, 1968) che ha scatenato le proteste dilagate in tutta Europa nel corso del cinquantennio passato, ora contro gli orrori del nazismo, ora per la Corea, ora contro la guerra in Vietnam, ora denunciando la Spagna di Franco, ora deprecando la guerra fratricida dei Balcani e l’incendio della biblioteca di Sarajevo, al grido della profezia del poeta tedesco Heinrich Heine: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”

Esempi di resistenza e protesta che ancora oggi ci fanno comprendere l’importanza dell’arte nel divenire di una società civile e più giusta. 

“Per la prima mostra di arte contemporanea di M9 – sottolinea Michele Bugliesi presidente di Fondazione M9 era forse impossibile scegliere un artista più contemporaneo di Emilio Vedova. Maestro veneziano ed esponente più rappresentativo di una rivoluzione creativa iniziata nel ventesimo secolo e tuttora di grande modernità per la sua capacità di osservare e interrogare il presente attraverso quadri che, come lui stesso li chiamava, sono “territori d’inchiesta”. Una mostra importante, un progetto ambizioso che conferma la capacità del Museo e della Fondazione di Venezia di costruire collaborazioni di altissimo livello, e la volontà di consolidare un percorso che porti M9 a instaurare un nuovo dialogo con il territorio e le sue comunità, e al contempo a crescere quale riferimento di avanguardia a livello espositivo sul piano nazionale e internazionale”. 

Si ringrazia per la collaborazione Andrea De Marchi, Studio Systema 

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