La difesa della Basilica di San Marco

Daniele Rinaldo, 61 anni, veneziano, ingegnere, esperto dell’idraulica di Venezia e della sua Laguna. Ex rugbista.

A cura di Daniele Rinaldo, ingegnere

Il seme dell’idea di proteggere la Basilica di San Marco con lastre in vetro è nato all’indomani della grande acqua alta dell’ottobre 2018 (una delle peggiori di sempre con quota pari a + 154 cm sul livello di Punta della Salute) in un sopralluogo effettuato con il Proto della Basilica prof. Mario Piana e il Procuratore di San Marco ing. Pierpaolo Campostrini: la disperazione nei loro occhi guardando i marmi storici, vecchi di mille anni che si sbriciolavano per la salsedine mi turbò, cominciando a pensare cosa si potesse fare per garantire la protezione totale al Bene Monumentale dalle sommersioni della marea.

Come sempre le idee vengono nei modi più disparati, in questo caso guardando un documentario sugli acquari della Florida: l’immagine sotto (foto scattata alla televisione) evidenzia una barriera trasparente in plexiglass che delimitava una corrente con moto ondoso.

La soluzione è semplice, circondare la Basilica con una barriera trasparente (in vetro, non in plexiglass, perché siamo a Venezia) che garantisca la protezione dalle acque alte senza limitarne la visibilità.

Realizzare un’opera di questo tipo in piazza San Marco però richiede una serie di passaggi e accorgimenti, che devono essere contestualizzati in un ambito dove qualunque intervento diventa difficile, proprio per la valenza monumentale del sito.

Occorre premettere che la Basilica di San Marco insiste nel punto più basso di Venezia, per effetto della compattazione del terreno di fondazione dovute al peso immane della Basilica nei suoi mille anni di esistenza, al punto che il Nartece e la pavimentazione di fronte al prospetto principale sono a quota di poco superiore a 60 cm sul livello Punta Salute. Si precisa che tutte le quote di marea a Venezia sono riferite allo zero del livello medio del mare del 1897, che è considerato di 23 cm più basso del livello attuale, a meno di ulteriori innalzamenti nel frattempo verificatisi. Ne consegue che la giacitura del Nartece corrisponde a circa +40 cm sul livello medio mare, una quota di poco superiore a quella delle barene nella Laguna di Venezia.

Nella immagine qui a fianco è contenuta una mappa cromatica delle altimetrie della pavimentazione attorno alla Basilica, dedotta dal rilievo LIDAR del Comune di Venezia che evidenzia il “catino” all’interno del quale insiste la Basilica.

In quelle condizioni il Nartece veniva allagato dalla Marea pressoché tutti i giorni, con le conseguenze facilmente prevedibili in termini di danneggiamento dei mosaici e delle strutture, al punto che fioriture di sale erano visibili a diversi metri di altezza.

Dettaglio delle fioriture dei sali

Il tema della difesa idraulica della Basilica di San Marco è stato ripreso dalla Procuratoria alla fine del 2016, quando il MoSE e tutte le opere di salvaguardia sembravano dover essere confinate in un limbo senza uscita.

Alla fine del 2016 per ovviare a tale situazione la Procuratoria di San Marco ha avviato un’iniziativa concretizzatasi in un progetto definitivo (a firma oltre che dello scrivente anche del prof. Piana e dell’ing. Semenzato) finalizzato a garantire una protezione del Nartece della Basilica fino a quota +84 cm s.l.P.S., mettendo a regime di scolo meccanico il sistema dei gatoli, (il reticolo sotterraneo di condotte che smaltiscono gli apporti di pioggia e veicolano la marea), intercettandoli con valvole pneumatiche.

Il risultato è solo all’apparenza poco rilevante perché oltre a costituire, inconsapevolmente, il nucleo del successivo progetto delle lastre in vetro, questo intervento ha ridotto gli allagamenti del Nartece da 350 a 150 casi all’anno. Tali opere sono state realizzate nel 2018 sulla base di un progetto esecutivo commissionatomi dal Provveditorato che ha anche finanziato l’intervento.

La planimetria dell’opera con uno sviluppo di circa 150 m dal Palazzo Patriarcale fino alla Sala del Tesoro a ridosso della Porta della Carta di Palazzo Ducale.

Ai primi del 2019, sulla base di tale realizzazione, ho inviato alla Procuratoria di San Marco un progetto di fattibilità degli interventi di protezione della Basilica con lastre di vetro, che la Procuratoria ha ritenuto di far proprio in un progetto definitivo che è stato presentato alla Soprintendenza a Venezia, da questa condiviso e inviato alle Commissioni riunite del MiBACT a Roma, che lo ha approvato in modo lusinghero nell’aprile del 2020.

La sezione topologica dell’intervento.

Il Provveditorato ha quindi ritenuto di far proprio l’intervento, commissionandomi il progetto esecutivo, finanziando l’opera, per dare poi corso alla relativa realizzazione, in tempo utile per garantire la protezione della Basilica nelle stagioni autunnale e invernale.

A voler banalizzare l’opera da un punto di vista ingegneristico, si tratta di considerare una parete verticale con un carico idraulico di 1.30 m, che deve essere anche protetta dai moti di filtrazione che inevitabilmente si instaurano in presenza di un gradiente idraulico.

Tecnicamente sarebbe facile intercettare le portate di infiltrazione: basterebbe prevedere un diaframma verticale di 4 o 5 metri, opera però impossibile a realizzarsi in un contesto come quello di Piazza San Marco.

Un rendering sul lato della Piazzetta dei Leoncini.

Per descrivere in cosa consiste l’opera possono essere individuate due parti:

  • le opere in elevazione, lastre in vetro extrachiaro incastrate al piede di spessore 3.50 cm, di altezza circa 1.60 m e lunghezza variabile fino a un massimo di circa 6 m. Le lastre sono separate da pilastrini in acciaio inox posizionati d’intesa con la Soprintendenza in modo da ricordare la sequenza delle colonne esistenti lungo i prospetti della Basilica. La sommità della barriera è a quota 195 cm s.l.P.S., 1 cm quindi in più rispetto al livello raggiunto nella storica marea del 1966;
  • Il sistema fondazionale, il vero cuore dell’intervento, consiste in una struttura in calcestruzzo di vincolo e un sistema di drenaggio, in modo da veicolare le inevitabili filtrazioni residue verso i gatoli esistenti, già assoggettati a un regime di sollevamento meccanico, evitando in questo modo che possano instaurarsi sottospinte, potenzialmente in grado di danneggiare le strutture se non correttamente controllate.

Per meglio comprendere l’intervento occorre aver chiaro come si verificano gli allagamenti dovuti all’acqua alta, nella immagine sopra sono schematizzate le fasi attraverso le quali si verificano gli allagamenti:

  1. Al crescere della marea le pavimentazioni si allagano per sormonto delle rive e fuoriuscita dalle musine (le caditoie);
  2. In quel momento comincia la filtrazione attraverso la pavimentazione che non è impermeabile;
  3. Quando il terreno si satura cominciano le filtrazioni al di sotto della fondazione della barriera;
  4. Le acque in eccesso vengono convogliate nei gatoli a sollevamento meccanico evitando che si instaurino sottospinte.

Oggi l’opera è stata completata, volendo ricordare che, come in ogni occasione, le iniziative hanno successo quando c’è un gioco di squadra, che in questo caso ha visto come protagonisti primari il Provveditorato, la Procuratoria e la Soprintendenza.

Per un veneziano è un vero privilegio aver potuto lavorare per il bene della Basilica di San Marco.

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