La nuova chiesa di Pegognaga (MN)

Un segno di “memoria” come traccia degli edifici di culto che si sono sovrapposti nel corso dei secoli

Il progetto del nuovo complesso parrocchiale di Pegognaga è risultato vincitore nel settembre 2015 del concorso ad inviti, in due fasi, indetto dalla Diocesi di Mantova e dalla Parrocchia di San Lorenzo Diacono e Martire.

La proposta elaborata nell’ambito del concorso ha recepito i contenuti del Documento Preliminare di Progetto, assumendo pertanto come base del percorso ideativo l’abbattimento dell’imponente chiesa degli anni Cinquanta dedicata all’Assunta e la realizzazione di uno “spazio nuovo”, nel luogo storicamente dedicato dalla comunità locale alla celebrazione del culto cristiano.

Il tema progettuale appariva chiaro, risultando in un passaggio alla fase ideativa essenzialmente lineare: un edificio che articolasse le giuste relazioni “da” e “con” il contesto e, al contempo, uno spazio che restituisse il senso del sacro, del raccoglimento e del silenzio attraverso gli strumenti elementari dell’architettura, ovvero il gioco dei pieni e vuoti, della luce e delle ombre.

Fondamentale e specifico per questo progetto è stato infine il tema della “memoria”, sviluppato attraverso la conservazione di frammenti e segni lasciati dai diversi edifici di culto che si sono sovrapposti nel sito nel corso dei secoli.


S.E.R Mons. Gianmarco Busca Vescovo di Mantova

In una fase storica in cui la sfida sembra essere quella della rifunzionalizzazione, quando non addirittura della dismissione degli edifici di culto non più utilizzati per la liturgia e la pastorale, accompagnare il cammino della costruzione di una nuova chiesa è stata senza dubbio un’esperienza di grazia. Lo è stata per me, come Vescovo, e per l’intera Comunità parrocchiale e diocesana.

Se talvolta i progetti edificatori appaiono calati dall’alto, esclusivo appannaggio dei tecnici di settore, quello della chiesa parrocchiale di Pegognaga ha seguito il percorso opposto. E non avrebbe potuto essere altrimenti. 

Il cantiere di una chiesa, infatti, non può prescindere dal cantiere della comunità. È la comunità che, in particolare dopo un evento traumatico come il terremoto di dieci anni fa, mentre ricostruisce “la Casa di Dio in mezzo agli uomini” si rinnova e si rigenera nella fede.

Dagli Uffici Nazionali della Cei, gli uffici diocesani, i sacerdoti, le Istituzioni Regionali, la Soprintendenza, gli Amministratori locali, dagli organismi consultivi alle assemblee dei fedeli, fino ai cosiddetti “lontani”: tutti hanno trovato coinvolgimento, in uno stile autenticamente sinodale fatto di ascolto, dialogo, condivisione e sintesi creativa.

La dedicazione dell’edificio allo Spirito Santo, quindi, non vuole sottolineare solo la dimensione pneumatologica della liturgia che vi si celebra, ma desidera essere un affidamento dell’intera comunità a quell’amore della Santa Trinità che plasma i cuori e le vite degli uomini.

Giocando con la duplicità dei significati, vi è chi sostiene che sia più agevole costruire una chiesa di mattoni che non edificare nella comunione il popolo di Dio che in essa si raduna. Ebbene, ho potuto sperimentare come la Comunità cristiana di Pegognaga, portando a termine il progetto della sua chiesa, ha saputo divenire essa stessa un cantiere pastorale ed ecclesiale, lasciandosi guidare su una via nuova e inedita di fedeltà all’oggi di Dio e agli uomini di questo tempo.

S.Ecc. Mons. Gianmarco Busca


IL PROGETTO

Il complesso parrocchiale e la chiesa dedicata al Santo Spirito occupano il contesto urbano con un articolato muro di cinta, da cui emerge, in altezza, lo stereometrico volume a capanna dell’aula liturgica. Come già per la chiesa dedicata a San Giorgio del tardo XVII sec., l’accesso principale dal sagrato torna sulla testata della piazza del paese, con la facciata concava che invita e accoglie le persone.

Un secondo ingresso si apre sulla corte interna, che riprende il tracciato della chiesa novecentesca, e forma un giardino protetto per attività ricreative, ricongiungendo l’oratorio, gli spazi per la catechesi, i locali accessori e la chiesa. Lungo il fronte orientale, su via Don Enrico Tazzoli, e sul lato occidentale, tra il cortile e via Castello, sono previsti dei parcheggi.

Il progetto ristabilisce una continuità al tessuto urbano del paese sfruttando la contrapposizione tra il volume monumentale della chiesa e il corpo dei locali accessori, allungato a chiudere il fronte stradale a sud.

Particolare cura è stata posta alla presenza architettonica del nuovo intervento come punto di riferimento riconoscibile: durante le ore diurne la luce filtra morbidamente attraverso le vetrate sulle superfici monolitiche del calcestruzzo rosato; al crepuscolo l’immagine del complesso si inverte e la chiesa assume la funzione di una “lanterna”, un elemento che guida i percorsi nel centro cittadino e attira verso di sé; la luce che filtra dai graticci di mattoni (la tessitura delle “gelosie”) nel recinto in muratura lascia percepire le attività all’interno.

Il progetto dell’edificio, seppur semplice, presenta varie complessità che non prevedevano rinunce e, le due fasi di realizzazione, quella del progetto e quella del cantiere, sono state entrambe momenti di progettazione, dove il risultato finale è “scaturito dall’inevitabilità dell’imprevisto”.

Dopo la demolizione iniziale dell’imponente chiesa dell’Assunta, gli scavi alla ricerca di un terreno solido su cui fondare la nuova costruzione hanno portato alla luce una stratigrafia complessa, composta da vari elementi d’interesse archeologico, appartenenti a strutture di complessi di culto precedenti.

Questi materiali, assunti nel progetto, hanno offerto una “opportunità di dialogo tra presente e passato” e la valorizzazione di quanto rinvenuto.

All’interno dei locali di attività pastorale è stato realizzato un percorso didattico-divulgativo mediante l’allestimento di due piccole sezioni espositive: una lapidaria di frammenti architettonici significativi (laterizi di età romanica, cornici modanate, esagonette di pavimentazione romana) e una contenente esemplari di corredi funebri e oggetti d’uso quotidiano di periodo medievale.

Nell’aula liturgica, i sedimi rinvenuti nel settore meridionale dello scavo hanno permesso di evidenziare elementi costruttivi appartenenti a diversi edifici di culto preesistenti: una sezione absidale preromanica con lesene ed altare; una porzione absidale di una chiesa moderna (metà del XVI sec.) e tratti di muratura della chiesa seicentesca di San Giorgio, abbattuta negli anni Cinquanta per la realizzazione della chiesa dell’Assunta. 

Gli elementi sono stati perimetrati da strutture di contenimento e coperti da un sistema di botole in pietra, apribili per permettere la visione dei reperti in occasioni dedicate.

Il complesso parrocchiale si compone essenzialmente di due corpi di fabbrica intersecati fra loro, aventi caratteristiche diverse: il volume alto contenente l’aula liturgica, e quello più basso, sviluppato sul fronte strada, comprendente cappella feriale, battistero e sagrestia nella fronte principale davanti all’aula e gli spazi accessori per le attività parrocchiali nel corpo allungato.

Il volume dell’aula liturgica è caratterizzato da un ampio ma allo stesso tempo raccolto spazio centrale, privo di elementi strutturali al suo interno, scandito da un fitto sistema di pilastri alternati a finestrature a tutta altezza, con copertura a capanna a doppia falda. Il corpo basso è invece un semplice volume a pianoterra su pianta trapezoidale molto allungata, con copertura piana.

In una porzione del corpo dell’aula, rivolta verso il sagrato, è collocata la ”cella campanaria” nella quale sono ricollocate e le cinque campane novecentesche. Questo ambiente, collocato sopra la cappella feriale, è isolato rispetto all’aula, mentre rimane completamente aperto verso l’esterno, diffondendo il suono delle campane attraverso i pilastri del corpo in elevazione.

I MATERIALI

Il basamento che recinge la chiesa e i locali accessori è rivestito esternamente in mattoni e appare, per chi lo osserva dal fronte strada, come un muro di cinta che, in continuità con quello della villa seicentesca confinante, segue l’andamento del fronte strada.

Nella parte alta dell’aula liturgica, i pilasti in calcestruzzo color coccio pesto, pigmentato con ossidi, si alternano a strette aperture allungate, schermate da vetrate continue opaline, senza infisso esterno, che filtrano su tre lati dell’ambiente la luce, scandendo le ore del giorno.

Nella parte bassa, l’aula è rivestita da pannelli speciali in cemento con andamento a scanalature verticali simili ad alti tendaggi, aventi funzione acustica.

La copertura a doppia falda con struttura in acciaio, è rivestita in zinco-titanio brunito, (Zintek) che all’esterno assorbe la luce senza rifletterla, integrandosi nel contesto locale, ma senza confondersi.

Un “tappeto” di pietra rosata della Lessinia, grezza sul sagrato e levigata negli ambienti interni, accompagna il cammino all’interno dell’aula e degli altri spazi.

Gli spazi internamente sono racchiusi e riscaldati visivamente da rivestimenti in legno posti sia sui pilastri sia a soffitto.

I fuochi liturgici sono realizzati con il medesimo marmo chiaro stratificato di pietra della Lessinia utilizzato per la pavimentazione. Tra questi, la mensa e il tabernacolo sono costituiti in parte da elementi di spoglio recuperati dall’abbattimento della chiesa dell’Assunta e integrati grazie al rivestimento lapideo nel nuovo disegno progettuale.

OPERE D’ARTE

Il mosaico

Sul muro di fondo, arretrata rispetto alla struttura superiore e illuminata da un lucernario nascosto, è collocata l’opera “Terra” a evocare la “rinascita-resurrezione”. Il mosaico dell’artista Marco De Luca è realizzato con laterizi recuperati dalle fabbriche precedenti, frammentati, mescolati a tessere d’oro e ricomposti su una parete inclinata. La superficie irregolare realizzata con la tecnica dell’opus scutulatum è direttamente bagnata da un fascio di luce che segna lo scorrere del tempo e rischiara il presbiterio.

Particolare della Via crucis, realizzata dall’Atelier Rupnik. Le opere sono realizzate con pittura vinilica e oro in foglia su tavola di legno, con preparazione a gesso.

Via Crucis

Sul passo delle scanalature dei rivestimenti parietali in cemento sono state collocate le 14 tavolette della via Crucis, opera realizzata dall’atelier Rupnik, unico elemento in tutto il progetto a cui è concesso un cromatismo diverso da quello dominante nell’edificio: “Nelle scene della Via Crucis a pittura si vedono solo squarci di volti, barlumi di occhi, per concentrare tutta l’intensità spirituale sul volto, nello sguardo, dal momento che il volto è la rivelazione della persona”. Le opere sono realizzate con pittura vinilica e oro in foglia su tavola di legno, con preparazione a gesso.


Il 22 giugno 2019 si è svolta la cerimonia di benedizione e posa della prima pietra, il 19 settembre 2022 la cerimonia di dedicazione della chiesa: “Il ‘sacro’ di questa costruzione giace nell’opera e nella dedizione che ogni persona ha dato per realizzarla. Ogni operaio, capomastro, artigiano, attraverso il mutare delle stagioni, come in un’antica fabbrica medievale, in cui ognuno era mano indispensabile e unica, ci ha accompagnato, osservando con noi, con stupore e meraviglia, l’edificio prendere forma, nel lungo percorso, in cui un’idea è diventata luogo, spazio e ‘casa’ dell’anima.’’ lR–architetti


Committente: Parrocchia di Pegognaga 
Diocesi di Mantova: Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto Conferenza Episcopale Italiana
Referente tecnico Committenza: Arch. Alessandro Campera
Progettazione e Direzione Lavori: lR–architetti, Sara Lonardi ed Enrico Maria Raschi 
Liturgista: Don Gianni Cavagnoli
Consulenti progetto: Ing. Luca C Pulignano, Ing. Simone Ricci Petitoni, Ing. Alberto Runfola, Arch. Giorgio Della Longa, Ing. Francesco Martellotta 
Consulenti Direzione Lavori: Ing. Alberto Mani, Geom. Antonio Fabbri, Arch. Elena Bellini
Artisti: Marco De Luca – mosaico
Scuola Artistica: padre Marko Ivan Rupnik – via Crucis
Fotografia: Marco Introini
Aziende Fornitori:
Appaltatore Generale: 
Bottoli costruzioni 
Coperture: Zintek s.r.l.
Pavimentazioni – opere d’arte: Guardini Pietre s.r.l. 
Banchi – opere d’arte: La Nova s.a.s.
Importo lavori: 2.350.000,00 euro 
Contributi: 8×1000 e Regione Lombardia 
Superficie: 1145 mq


lR–architetti è uno studio di architettura fondato a Venezia nel 2000 da Sara Lonardi ed Enrico Maria Raschi, entrambi laureati all’Università IUAV di Venezia.

Il lavoro di lR–architetti esplora l’uso dei materiali e delle forme in un dialogo costante con i luoghi oggetto di intervento.

Lo studio ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi e premi di architettura italiani e internazionali. Nel 2000 ha vinto il concorso per la riqualificazione architettonica di Piazza del Popolo a Sacile (PN), progetto realizzato nel 2010, 2° classificato alla Sesta edizione Premio IQU – Innovazione e qualità urbana, e segnalato all’8a Rassegna Biennale di Architettura – Premio Marcello D’Olivo.

Nel 2008 ha vinto il Premio di Architettura “Under 40” nella sezione “Architettura progettata” con l’addizione all’ ex Convento di S. Maria a Gonzaga (MN), progetto realizzato nel 2015 e finalista al Premio Internazionale di Architettura Barbara Capocchin 2015 e al Fritz-Höger-Preis 2017.

Nel 2015 ha vinto il concorso per il complesso parrocchiale di S. Lorenzo a Pegognaga (MN), progetto realizzato tra il 2018 ed il 2022.
Lo studio è attivo nell’edilizia civile, pubblica e privata, con prevalente interesse alla progettazione di spazi pubblici.


Si ringrazia per la collaborazione alla presentazione del servizio “La nuova chiesa di Pegognaga” l’arch. Alessandro Campera, Incaricato Regionale per l’Edilizia di Culto della Lombardia

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