Editoriale

Innovazione e creatività per valorizzare il patrimonio culturale ecclesiastico

Arch. Caterina Parrello

L’impresa culturale è una forma di impresa che, utilizzando metodi e competenze tipiche delle aziende private, si impegna con qualità ed efficienza, a favorire la pubblica fruizione, l’accesso alla cultura, la partecipazione dei cittadini all’esperienza culturale.
Il progetto del Parco Culturale Ecclesiale quale modello di rigenerazione dei territori proposto dalla CEI, ha proprio come principale obiettivo quello di dispiegare le enormi potenzialità del rapporto che lega la cultura allo sviluppo dei territori, nella sua duplice accezione di crescita economica e di coesione sociale.

Il processo di valorizzazione richiede un percorso lungo e la comprensione di dinamiche complesse che richiedono capacità di visione, conoscenza della legislazione, dei processi amministrativi e, nel contempo, dell’economia della cultura e della conoscenza di un patrimonio liturgico, storico, artistico e architettonico, costruito in secoli di storia e fede cristiana.
Mi riferisco ad oltre 65mila chiese (30mila quelle storiche), 232 cattedrali, 1.700 santuari, 800 tra monasteri e abbazie, oltre 3mila biblioteche, oltre alla ricchezza costituita da opere di architetti, pittori, scultori, tutti gioielli, appunto, di una «terra sacra», prima ancora del «museo diffuso» tanto spesso evocato. Viva è la consapevolezza che tali beni culturali ecclesiastici non sono stati realizzati per finire dentro dei musei, ma per esprimere la fede, la speranza, la carità come testimonianza concreta della nostra storia.

In risposta alla necessità di tutela e valorizzazione secondo le differenti peculiarità, vi è la presentazione di un «sistema», radicato sul territorio, capace, non solo di coordinare sul posto parrocchie, santuari, monasteri, vie di pellegrinaggio, aggregazioni laicali come le Confraternite, istituzioni religiose e quant’altro, ma di metterle in rapporto con altre realtà analoghe, per ottenere sia una maggior fruizione, sia la salvaguardia della loro funzione e identità.
E’ questo un modello che richiama alla partecipazione tutti gli attori coinvolti nel processo di rigenerazione urbana attraverso una “simbolica” riappropriazione dei luoghi.

Arch. Caterina Parrello, direttore
Chiesa Oggi Architettura e Comunicazione

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