Editoriale

IL PARCO CULTURALE ECCLESIALE

S.E. Mons Antonino Raspanti

Abitare responsabilmente un creato redento
Istituire un Parco Culturale Ecclesiale (PCE) obbedisce alla volontà di raccordare l’appello che sale dalla cultura di un territorio con quello di Gesù di annunciare ilVangelo a tutte le genti. È in gioco la trasmissione del Vangelo, perché ne vale della vita della comunità cristiana. Impegnata infatti a riusare il proprio patrimonio mobile e immobile, materiale e immateriale, essa vive nell’oggi il legame con Cristo senza fossilizzarsi. Sia l’abitante di un territorio, sempre più proveniente da culture e religioni diverse, sia il viaggiatore/pellegrino amano comprendere nuovamente e al vivo la modalità con la quale delle persone hanno abitato quei luoghi, per riorientarsi nella frammentata e dispersiva cultura odierna. In questo caso, la comunità cristiana in Italia è l’erede e la testimone della bellezza/bruttezza di paesaggi, cibi, feste, monumenti, lavoro, gioco, culto, manufatti e così via.
Se il viaggiatore è orientato sempre più a condividere l’esperienza vissuta dalla comunità locale, essa non si limiterà ad allestire alloggi e trasporti, veloci visite guidate e buoni piatti tipici. È in causa il suo appropriarsi di ambienti, suppellettili, usi, ecc., magari trascurati e lasciati ai margini per decenni dalla mentalità secolarizzante e consumista. Non basterà chiedersi come musealizzare ciò che le rimane tra le mani per mostrarlo a curiosi visitatori, quanto piuttosto come riappropriarsi, risignificandoli, dei monasteri e degli eremi, dei santuari e delle foresterie, ma anche delle figure alte che hanno lasciato tracce di santità, di pienezza di vita e che hanno configurato il volto della loro antica compagine sociale.
Se bastasse allestire una migliore offerta turistica e una qualità superiore di accoglienza dei visitatori, sarebbero sufficienti imprese esperte e capitali freschi per rimettere in uso monasteri, suppellettili e artigianati, con una buona capacità di marketing, per far lievitare i numeri dei turisti e contribuire a risollevare il livello occupazionale e di ricchezza di un territorio spesso depresso.
Gestire tuttavia l’eredità materiale senza assumerla nella trasmissione delVangelo, cui appartiene, è distruggerla, non comprendendo appieno il cristianesimo e la sua storia incarnata.

 

Definendo il Parco Culturale Ecclesiale
Il Parco acese si è definito un quadro giuridico, sviluppando un partenariato, di cui la Fondazione “Città del Fanciullo. Acireale” è capofila e collegata istituzionalmente alla Diocesi, con istituzioni pubbliche e private, che rappresentano la governance locale e regionale. Ha definito la qualificazione di un’identità territoriale collegata alla Regione Sicilia con l’ottenuto riconoscimento del “Ecomuseo del Cielo e della Terra”.
Le diverse iniziative riconducibili al PCE saranno guidate, quindi, da una progettualità legittimata dalle varie istituzioni, le quali avranno un unico interlocutore, la Fondazione suddetta, che dovrà guidarne piani e modalità operative nel rispetto delle azioni pastorali intraprese. L’identità culturale del territorio assume così una nuova e più costruttiva valenza e crea sinergie fondamentali riconoscibili, socialmente responsabili e condivise con le istituzioni pubbliche.
Entro questo quadro giuridico si sono realizzate già alcune iniziative che vanno dalla valorizzazione dell’arte e della cultura all’alternanza Scuola/Lavoro (con cinque profili predisposti per gli studenti), dall’ampliamento del museo diocesano diffuso con i “Luoghi della Cultura”, approvati dalla Regione Sicilia, alla formazione di operatori del turismo esperienziale, che realizzano pacchetti (itinerari turistici) da rendere esecutivi sul mercato degli operatori, dalla nuova coltivazione di terreni agricoli al riuso di case per ferie. E ciò con la creazione/collaborazione di cooperative, associazioni, società.
Per concludere, sono stati intrapresi due “passi”ulteriori verso la costituzione di un Modello. Sul versante ecclesiale, gli uffici della CEI camminano speditamente verso la definizione di un marchio per individuare e autenticare un PCE. Sul versante civile, si vorrebbe estrarre dal già operato, un modello esportabile e replicabile, mettendo a sistema le esperienze maturate e definendo i parametri caratterizzanti questa esperienza di PCE, così da mettere a disposizione di altre realtà territoriali, un modello di innovazione metodologica, amministrativa e gestionale che possa essere di aiuto ad altri contesti.

S.E. Mons. Antonino Raspanti
Vescovo di Acireale e Vicepresidente Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

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