Nella cripta dell’Abate Epifanio, a San Vincenzo al Volturno, sono iniziati gli interventi sugli affreschi altomedievali. Il cantiere affianca pulitura e consolidamento a un monitoraggio microclimatico e sperimenta, su un braccio, una metodologia da valutare per le altre superfici della cripta.
Il 30 settembre 2026 sono stati avviati i lavori di restauro e conservazione degli affreschi della Cripta dell’Abate Epifanio, nell’area archeologica di San Vincenzo al Volturno. L’intervento, promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise, riguarda uno dei cicli pittorici più importanti dell’Alto Medioevo europeo. La cripta fu realizzata durante l’abbaziato di Epifanio, tra l’824 e l’842, e conserva immagini della vita di Cristo e dei martìri dei santi Lorenzo e Stefano.
Tra le scene note c’è la Crocifissione, con l’abate inginocchiato ai piedi della croce e raffigurato con il nimbo quadrato riservato ai viventi. La cripta sopravvisse al sacco saraceno dell’881; fu riscoperta casualmente da un contadino nel 1832 e da allora è il monumento più celebre del sito. La sua storia restituisce la profondità temporale del luogo, ma il cantiere si misura con un compito concreto: conservare le superfici e la materia originale.
I lavori prevedono la pulitura e il consolidamento degli intonaci e della pellicola pittorica. In uno dei bracci si procederà inoltre al restauro degli affreschi, mettendo a punto una metodologia che potrà essere successivamente estesa alle altre superfici. La Soprintendenza indica come riferimenti il minimo intervento e la conservazione della materia originale: criteri che orientano le scelte operative e richiedono attenzione alle condizioni specifiche del manufatto.
Parallelamente è stato avviato un monitoraggio microclimatico, per raccogliere dati sulle condizioni ambientali che incidono sulla conservazione e impostare un programma di manutenzione nel tempo. Accanto alla cura diretta delle pitture, dunque, il lavoro considera anche la conoscenza dell’ambiente in cui esse si conservano. È un passaggio rilevante per la gestione futura: il monitoraggio non sostituisce l’intervento, ma può contribuire a fondare decisioni manutentive su dati raccolti nel sito.
L’azione rientra nel più ampio quadro di tutela e valorizzazione di San Vincenzo al Volturno, incluso nel sito seriale “Complessi monastici benedettini altomedievali in Italia”, oggetto di un percorso di candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. La prospettiva di lungo periodo sta anche qui: documentare, intervenire con misura e programmare la manutenzione significa assumersi la responsabilità di trasmettere un patrimonio, senza separare la conservazione presente dalle condizioni della sua cura futura.
