A Savona il restauro della chiesa quattrocentesca, di proprietà comunale, ha richiesto tre anni. Il cantiere ha recuperato la spazialità originaria e gli affreschi di Ottavio Semino, offrendo anche un’occasione di approfondimento scientifico sul complesso monumentale.
Dopo decenni di abbandono, la chiesa di San Giacomo a Savona è stata restituita alla fruizione pubblica con l’inaugurazione del restauro, avvenuta venerdì 9 ottobre 2026. L’edificio, di proprietà del Comune, è uno dei complessi monumentali più importanti del territorio. Il primo intervento di recupero è stato finanziato con fondi del PNRR destinati alla rigenerazione urbana.
I lavori, durati tre anni, hanno rimosso le strutture incongrue risalenti al periodo in cui il complesso era adibito a caserma, riportando alla luce la spazialità originaria della chiesa quattrocentesca. Tra gli esiti principali figura il recupero degli affreschi cinquecenteschi del coro e del presbiterio, attribuiti al pittore genovese Ottavio Semino. Il cantiere è stato anche occasione di conoscenza e approfondimento scientifico del monumento.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria ha seguito costantemente i lavori. Per gli aspetti architettonici è stato coinvolto l’architetto Andrea Canziani; Francesca De Cupis e Silvana Gavagnin hanno seguito, rispettivamente, gli aspetti storico-artistici e archeologici. De Cupis ha partecipato all’inaugurazione in rappresentanza della Soprintendenza.
Tre anni sono un tempo significativo, ma il dato aiuta a leggere il restauro come un percorso da programmare, non come un risultato immediato. Nel caso di San Giacomo, la durata ha accompagnato interventi materiali e attività di studio: la restituzione della spazialità e il recupero degli affreschi sono esiti distinti, entrambi legati alla conoscenza del complesso. È un’indicazione utile per chi deve avviare interventi su edifici storici, pur senza presumere che ogni cantiere abbia tempi o condizioni analoghi.
L’inaugurazione segna la riapertura al pubblico, ma non esaurisce il tema della cura. La prospettiva della manutenzione, qui, è una considerazione per la gestione futura, non un’attività indicata tra quelle già svolte. Per amministrazioni, comunità e responsabili degli edifici, la vicenda ricorda che programmare per tempo può rendere affrontabile un intervento pluriennale e che la tutela richiede continuità anche dopo la conclusione dei lavori.
