Architettura

Un percorso interculturale

La nuova Chiesa di San Pio da Pietrelcina a Daejeon, in South Korea

a cura del Centro Ave Arte

Dajeon è quinta città per grandezza della Corea del sud, ubicata a circa 150 km a sud di Seoul. È qui, nell’area fortemente industrializzata di Kyungpyeong-dong, uno dei principali centri tecnologici del Paese, e in un contesto dove solo il 10,9% della popolazione è cattolica, che sorge la nuova Chiesa dedicata a S.Pio da Pietralcina, in un contesto urbano che prevedeva un parco e lo sviluppo dei servizi alle attività produttive.

Una doppia sfida per il parroco, Kim Hong-shik, che fin dall’inizio ha desiderato costruire un edificio-chiesa dai tratti moderni e ben inserito nel tessuto circostante, uno spazio di meditazione e di riposo spirituale, messaggero e testimone della fede Cristiana, con un piano terra aperto alle attività formative e ricreative di giovani e adulti, capace di dialogare con chiunque attraverso il valore universale della bellezza.

Il concorso di idee indetto con questi intenti, è stato vinto da Jong Ryhl Hahn, affermato architetto coreano che, tra l’altro, ha co-progettato con Zaha Hadid il Dongdaemun Design Plaza ed è attualmente il primo vicepresidente dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA) della Corea.

Fortemente innovativo anche per la concezione funzionale, l’intero complesso comprende al piano terra sale e uffici per la pastorale, una caffetteria con spazi espositivi, la cappella per l’adorazione e la sala per la meditazione; al primo piano l’Aula Sacra della chiesa con il battistero e una sala conferenze e polivalente; dal terzo piano l’accesso al coro, rialzato rispetto all’aula, e la casa canonica.

Tre ‘ali’ ricurve caratterizzano l’esterno della chiesa, un richiamo alla Trinità e alle mani in preghiera, riprese anche nella forma della nicchia esterna della statua di Maria.
Concluso il progetto di massima del complesso, è iniziata la collaborazione con gli studi italiani del Centro Ave Arte, con l’incarico di curare lo spazio dal punto di vista iconografico e liturgico.

Il lavoro si è presto rivelato in realtà molto più coinvolgente, proprio per l’esigenza di unificare l’aspetto architettonico e quello più strettamente artistico: ‘È stato uno scambio ricco e fecondo – racconta l’architetto Chiara Signorino – un percorso interculturale tra l’équipe degli artisti che abbiamo coinvolto in Italia – Peter Kostner, Federica Cavallin, Lau Kwok Hung, Roberto Cipollone – i nostri progettisti (con me anche Elena Di Taranto e Patrizia Taranto) e lo studio coreano associato Han Jong-Ryul + An Ausung Architects.

Ci siamo rese conto subito che non bastava fare un’opera di maquillage interno, ma sentivamo che una occasione così importante non poteva essere affrontata con superficialità: abbiamo lavorato a lungo per fondere il progetto iconografico con lo spazio architettonico, al punto che l’uno ha profondamente modificato l’altro.

E questo è stato possibile nonostante la distanza fisica che ci separava con l’architetto Jong-Ryul: il clima di ascolto e di accoglienza ha consentito una progressiva integrazione tra arte e architettura, così che fulcri del progetto iconografico, come il crocifisso e la via crucis, sono diventati le vetrate dalla forma articolata che hanno portato all’esterno quanto veniva raccontato all’interno dello spazio liturgico; così i lunghi tagli cromatici vetrati inseriti a tutta altezza fra le pareti laterali hanno segnato fortemente lo spazio dell’aula.

Abbiamo lavorato a lungo sulle pareti che delimitano il presbiterio: dovevamo conciliare l’esigenza di lasciare le due aperture laterali sia nell’aula sia alle spalle del celebrante: sono per questo state inserite le due ali che comprendono lo spazio presbiteriale e salendo si allargano fino a raccogliere il movimento del controsoffitto curvo, cercando di unificare lo spazio in un unico movimento continuo: una scia di frammenti di luce segna sul soffitto il percorso verso l’altare, e si proietta sulla parete di fondo del presbiterio disegnando la croce vetrata che, visibile anche sul fronte esterno dell’edificio, ne rappresenta la sacralità.

Gli elementi liturgici, il crocefisso, e il gruppo scultoreo di Maria sono opere realizzate in legno dallo scultore Peter Kostner, coadiuvato da Federica Cavallin, scultrice e architetto.

Il lavoro artistico è stato arricchito dal prezioso contributo di alcune opere d’arte progettate e realizzate dalle due artiste coreane: Teresa Noh Hye-shin e Rosalia Lee Ji.

Al legno è stata volutamente applicata una patina chiara, marmorea, che carica gli elementi di una presenza forte, simile alla pietra, che in questa collocazione era impossibile da utilizzare per i pesi.
I soggetti che circondano Maria nel gruppo scultoreo a lei dedicato sono stati scelti dalla comunità parrocchiale: anzianità, studio, famiglia, temi particolarmente rilevanti nella cultura locale, rappresentati con caratteri orientali; alcuni elementi del progetto iconografico, tra cui la statua di Padre Pio, non sono ancora conclusi e prenderanno il posto delle statue provvisorie messe in alto ai lati del presbiterio.

Sulla parete destra dell’aula è stata collocata un’opera speciale, ‘The Land of Promise’, modellata in ferro dall’artista cinese Lao Kwok Hung, originale interpretazione della fuga in Egitto e scelta come tema di grande attualità in questo perido così fortemente segnato da flussi migratori in tutto il mondo.

La costruzione, conclusa nell’ottobre 2018, si presenta come una proposta nuova e interessante nel panorama dell’architettura delle chiese in Corea, un’esperienza di cui il parroco, don Kim Hong-shik, va particolarmente fiero: ‘L’architettura delle nostre chiese richiede cambiamenti costanti in linea con i tempi. Se uno spazio riesce a trasmettere nella sua essenza la presenza della Trinità e di Maria, Madre della Chiesa, può accogliere qualsiasi cambiamento, restando un luogo privilegiato di preghiera e di incontro con il divino.

L’arch. Jong Ryhl Hahn

L’architetto Jong Ryhl Hahn si è laureato alla Seoul National University nel 1979 con un master in architettura presso l’Università del Michigan. Nel 1993 è entrato a far parte di Samwoo Architectural Office, responsabile di importanti progetti tra cui Seoul Metropolitan Museum of Art, Daegu Opera House, Samsung Seocho Town, Kumho Asiana Main Hall e Myeongdong Art Theatre. Ha co-progettato il Dongdaemun Design Plaza con l’architetto di fama mondiale Zaha Hadid. Presidente della Korea Architects Association e presidente dell’UIA 2017 Seoul World Congress. Attualmente è rappresentante dell’Istituto Urban and Architectural di Han Jong-Ryul e il primo vicepresidente dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA) in Corea.

Il Centro Ave

Il Centro Ave Arte è uno studio di progettazione che opera principalmente nel campo dell’architettura e dell’arte sacra. Al gruppo ‘stabile’ dell’atelier che ha sede nel Centro Internazionale di Loppiano, nei pressi di Firenze, si aggiungono in funzione dei singoli progetti vari artisti internazionali e giovani talenti in formazione.
Il nucleo originario, costituito a Roma da Chiara Lubich nel 1961 come prima espressione artistica in équipe del Movimento dei Focolari, ha avuto tra le fondatrici Ave Cerquetti, scultrice romana che ne ha per oltre 50 anni diretto e coordinato il lavoro. Il Centro è attualmente diretto dall’architetto Elena Di Taranto.

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