Testimonianze

Real Estate Equity Crowdfunding

Cosa significa usare la leva Fintech dell’Equity Crowdfunding per progetti di Real Estate, innovativi e sostenibili. Intervistiamo l’Arch.Edmondo Jonghi Lavarini, CEO di Re-Anima Srl piattaforma autorizzata da CONSOB (www.re-anima.com) per progetti di finanziamento in aumento di capitale fino a 8milioni di euro.

Buongiorno architetto, ho letto su LinkedIn che lei é CEO di Re-Anima piattaforma web autorizzata Consob. Ci spiega cosa significa?

Buongiorno a lei, con un gruppo di amici tutti esperti nei propri settori abbiamo deciso di fondare Re-Anima Srl e nel luglio 2020, dopo un lungo processo autorizzativo, CONSOB, riconosciute le nostre credenziali e il nostro modello organizzativo, ha autorizzato la nostra piattaforma per fare sollecitazione di pubblico risparmio e cosi siamo stati iscritti nel loro registro Con questa autorizzazione, possiamo pubblicare, e raccogliere fondi per progetti imprenditoriali che cercano di finanziarsi coinvolgendo persone, e imprese, attraverso il web, chiedendo a loro una quota finanziaria inserendoli proporzionalmente nella loro compagine sociale: semplificando è una ricerca soci che finanziano imprese. Tutti noi imprenditori siamo cresciuti sapendo che le banche, a fronte di un prestito, non valutavano mai la concretezza di alcun progetto ma se chiedevi un finanziamento, le banche guardavano solo come potevi garantire con “altro” le somme richieste: dalla prima casa o altri asset interessanti. Era così che anche le migliori idee senza garanzia rimanevano inesorabilmente nel cassetto. L’Equity Crowdfunding invece apre quel cassetto e fornisce una possibilità ad ogni buona idea per essere realizzata, senza l’intervento di un prestito bancario. O meglio, si può dire anche oltre la Banca. Infatti, il Real Estate Equity Crowdfunding può usare anche entrambi: banca e innovazione. Il Real Estate Equity Crowdfunding è un nuovo strumento nella cassetta degli attrezzi dell’imprenditore del XXI secolo.

Ma nello specifico cosa significa crowdfunding?

Il crowdfunding è molto amico del marketing: spieghiamo il perché. Facciamo un passo indietro parliamo di cosa significa raccogliere soldi. Mi piace chiarire le idee e fare prima un discorso generale per poi andare al nostro particolare sistema.

Cinque modi per raccogliere soldi

Ci sono cinque modi per raccogliere soldi, fondi. Il primo è quello che tutti noi liberi professionisti e imprenditori siamo in qualche modo esperti: fatturare. Ossia, per ogni bene o servizio che qualcuno vuole, ogni volta che incassiamo un bonifico, emettiamo una fattura. Fatturare è il primo modo di raccogliere soldi, che anche in livelli diversi richiede già un a buona dose di marketing. Il crowdfunding aggiunge qualche marcia in più e usa le piattaforme web

Donazioni

Il secondo modo è ricevere delle donazioni. Tutti possono impostare un’impresa che raccoglie donazioni. Il sistema della donazioni non è così innovativo, chi abita a Milano sa bene che nel 1386 si è vista porre la prima pietra del Duomo di Milano proprio grazie alle donazioni e le offerte di tutta la cittadinanza. Gian Galeazzo Visconti, sebbene di possa discutere sulle sue tecniche Marketing, fece da primo influencer e testimonial per portare lustro e lavoro per tutti: la Veneranda Fabbrica del Duomo. La Fabbrica è attiva e crea ancora lavoro dopo oltre sei secoli. Quindi, donazione è un ottimo secondo metodo per fare raccolta fondi. Serve una forte idea, un progetto attivo da raccontare. Così con un lavoro di Content Marketing, si influenzerà chi più, chi meno, ma senza chiedere nulla in cambio se non che il progetto prosegua. Il donatore crede nel progetto più per una questione di spirito e vicinanza sentimentale. Infatti, le campagne di donazione di maggior successo sono quelle di carattere sanitario, assistenza. Le donazioni funzionano anche nel mondo culturale, ma in questo caso gli organizzatori fanno leva sulla loro community, community di persone che hanno un interesse a donare chi denari chi tempo. Il cosiddetto donation crowdfunding è un aspetto importantissimo in tutte le società. Proprio per l’aspetto spirituale e sentimentale, quando le cifre di donazione non superano gli 51.645,69 euro all’anno, può essere regolamentato esclusivamente da una corretta gestione contabile senza avere autorizzazioni ulteriori.

Ricompense

Il terzo modo di raccogliere fondi è quello che si basa sulle ricompense: reward crowdfunding. Il reward crowdfunding è un ibrido fra la donazione e la fatturazione. Infatti, si deve impostare come una donazione dietro una ricompensa simbolica e non a valore di mercato, altrimenti diventa un ricavo che va fatturato con iva. Mentre una campagna di donation raccoglie 100, se fosse fatturazione va pagata l’IVA e le imposte. Quindi attenzione quando si creano campagne di donazione: è importante usare portali certificati e farsi aiutare da esperti. Facciamo un esempio. Se si vuole raccogliere fondi per una causa, si dovrà fare leva marketing sui valori culturali, ambientali, sociali, etici o morali del progetto di crowdfunding e si dovrà offrire anche differenti ricompense, per le differenti quantità di donazione, in modo da invogliare al meglio i sostenitori. La ricompensa deve essere proporzionatamente piccola rispetto la somma ricevuta perché altrimenti diventa vendita e va fatturata. In Italia il portale più interessante è Eppela. (www.eppela.it) Fare un giro su quel portale rende molto chiaro cosa vuol dire fare reward crowdfunding (o reward based crowdfunding). In poche parole, un visitatore web fa una donazione e l’organizzazione da qualcosa in cambio. Per un concludere un progetto di reward crowdfunding è indispensabile essere o avvalersi di esperti di marketing online che creino testi, video, contenuti per i social e molto altro.

Prestito

Il quarto modo è l’evoluzione innovativa del prestito di derivazione bancaria. Ci sono varie piattaforme del cosiddetto Lending Crowdfunding. Quando si chiede un prestito alla banca, la banca chiede garanzie e chiede un interesse. Unico aspetto in comune è la durata dell’investimento. Per il resto, nelle piattaforme di Lending Crowdfunding, il rapporto si inverte. Quando si usa una piattaforma di Lending Crowdfunding si offrono garanzie e si offre un tasso di interesse agli investitori. Alle Banche si devono offrire garanzie patrimoniali, agli investitori si deve offrire un interessante prospettiva di guadagno. Con il Lending si inizia a fare impresa. Serve sempre un grande approccio marketing ma a cui si devono aggiungere competenze finanziarie. Il Lending funziona molto bene con progetti con ottimi rendimenti: più sono redditizi più si può riservare maggiore rendimento ai propri finanziatori. Infatti, giusto per fare un esempio, se si guarda il sito Italy Crowd (www.italy-crowd.com) si nota che ogni progetto ha tre parametri. Il primo parametro è il rendimento annuo, ossia quanti interessi (che poi sono euro veri e propri che arrivano sul conto in banca) ti aspettano ogni anno. Il secondo parametro è la durata dell’investimento, ossia quando ti viene restituita, oltre all’interesse, anche la somma capitale. Terzo parametro è la quota minima di partecipazione. In molti casi per partecipare bastano 250euro per partecipare con un investimento minimo. E’ un ottimo metodo sia per le imprese che vogliono andare oltre la leva bancaria. Il Lending Crowdfunding e un ottimo investimento per le persone. Consiglio a tutti di provare con un investimento minimo, il mercato è in forte crescita come è testimoniato anno dopo anno dei report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. www.osservatoriocrowdinvesting.it

Da imprenditore, mi piace circondarmi di soci attivi, interessati all’utile della società ma anche interessati a fare qualcosa di utile per la società.

Edmondo Jonghi Lavarini

Equity

Nei report dell’Osservatorio del Politecnico ha grande spazio il quinto e ultimo modo di fare crowdfunding: l’Equity Crowdfunding. E’ quello che sotto certi aspetti, da imprenditore ho voluto iniziare e mi stimola particolarmente. Da imprenditore, mi piace circondarmi di soci attivi, interessati all’utile della società ma anche interessati a fare qualcosa di utile per la società. Nell’Osservatorio sono raccontate tutte le piattaforme dell’Equity Crowdfunding. L’ecosistema Equity Crowdfunding è come fosse un piccolo un mercato azionario, come fosse una borsa valori innovativa. Non si scambiano le azioni ma si comprano sul nascere. Essendo sul mercato le azioni, o meglio le quote perché si parla di srl, ogni portale deve essere autorizzato da CONSOB perché fa sollecitazione di pubblico risparmio. Il mercato si sta regolamentando anche con lo scambio ma questo è un altro discorso. Se soli pochi anni fa non c’era nessuna legge, che regolamentava la sollecitazione al pubblico risparmio oggi la legge c’è. Se un imprenditore cerca dei soci che vanno oltre la propria sfera relazionale, significa che cerca di sollecitare degli sconosciuti ed è fuori legge. Non solo è fuori legge fin dal principio, ma se poi qualcosa va storto, i soci possono rivalersi su di lui per la gestione amministrativa. Per questo motivo sono nati i portali autorizzati di Equity Crowdfunding: per tutelare sia il soggetto proponente sia gli investitori.

Cosa significa essere pubblicati su un portale di Equity Crowdfunding?

Essere pubblicati su un portale di Equity Crowdfunding significa passare una serie di valutazioni affinché i potenziali investitori siano informati al meglio di tutte le opportunità e anche dei pericoli di tale investimento. A differenza del prestito che ha dei tempi di realizzo molto più veloci, l’Equity ha dei tempi più lunghi. I tempi lunghi sono utili per creare delle relazioni imprenditoriali fra proponente e investitore. Anche nell’Equity si parla di percentuali di rendimento, tempi, quote minime di partecipazione. In più si aggiunge all’obbiettivo minimo e massimo, la qunatità di azienda che si mette sul piatto. L’azienda non si indebita ma acquista nuovi soci che comporranno il nuovo capitale e compagine sociale. Ci potranno essere soci solo finanziatori ma si potranno trovare dei soci che parteciperanno come stakeholder attivi e motivati più di altri. Gli investitori potranno essere sia clienti sia fornitori diretti o indiretti. Essere pubblicati su un portale di Equity Crowdfunding significa dare una grande svolta al proprio business.

Ecco dato che voi siete una piattaforma di Equity Crowdfunding cosa si sente di dire ad un’azienda che vuole avvicinarsi a questo vostro metodo?

Prima di tutto mi sento di dire che per fare di un progetto di Equity Crowdfunding di successo servono tre cose. Competenze relazionali, competenze marketing e voglia di mettersi in gioco. Le competenze relazionali iniziali servono per raccogliere l’interesse, servono per raccogliere una prima quota di potenziale di investitori: i cosiddetti FFF, family, friend e foolish. Ossia i primi da convincere sono gli amici, i parenti: questi che ti conoscono bene che se ti finanziano allora significa che qualcosa vali e quindi inizi a far crescere la tua credibilità. Si può partire proprio da zero e crescere anche velocemente. La credibilità è il valore essenziale in tutte le attività, a maggior ragione nell’Equity Crowdfunding. Dopo aver convinto amici e parenti, i primi pazzi che credono all’idea sono il segnale che l’idea poi non è così pazza. Se a questa prima base di credibilità, si aggiungono anche dei valori di bilancio allora le opportunità di successo crescono concretamente. Noi ci occupiamo di Real Estate Equity Crowdfunding quindi credibilità e storia finanziaria dell’impresa e dell’imprenditore sono aspetti molto importanti da tenere in considerazione per diventare un soggetto proponente pubblicato sul nostro portale.

Come si trasforma una società dopo l’Equity Crowdfunding?

Quello che è certo che ogni proposta di Equity Crowdfunding di successo alla fine avrà una compagine plurima. Facciamo un esempio ossia la torta della visura camerale diventa con tanti spicchi. Si può iniziare in due, ma alla fine del processo di Equity Crowdfunding ci potranno essere anche 10, 20, 30 , 50 partecipanti: saranno il numero preciso delle persone fisiche/giuridiche cha hanno creduto nel progetto e lo hanno finanziato. Ognuno finanziatore è trascritto in visura con proprio nome, cognome, residenza, dati anagrafici, codice fiscale e quota di proprietà. Ognuno avrà l’Equity che ha finanziato. Finanziato non significa comprato. Attenzione a questo aspetto, non riceverà nessuna fattura ma si vedrà comparire in Visura Camerale e dovrà tenere come pezza giustificativa il bonifico fatto dalla banca. La contabile bancaria attesterà che le somme sono uscite effettivamente dal suo conto bancario. Poi ogni piattaforma potrà fornire propria documentazione. Importante che ciascun finanziatore archivi in un posto sicuro questi due documenti: contabile bancaria per prima e visura camerale per seconda. Sarà utile per l’eventuale detrazione o deduzione fiscale.

Detrazione o deduzione fiscale, cosa significa?

Cerco di semplificare. Tuttavia, essendo un tema particolare, consiglio di farsi chiarificare le idee dal proprio commercialista o esperto tributario di fiducia. In poche parole, la legge italiana favorisce gli investimenti in imprese sociali e Startup innovative. Dal punto di vista tecnico diciamo che se l’investitore bonifica 1000 euro all’impresa in Equity Crowdfunding ne potrà detrarre dalle tasse la quota definita per legge. Detrazione fiscale significa che dato che ogni anno ognuno deve pagare delle imposte, se la detrazione è del 30% allora è come se l’investitore, in questo caso, avesse già pagato 300euro. Agli effetti paga 300euro in meno di tasse. Quindi è come se l’investimento di 1000 euro, finanziariamente è di soli 700euro. E’ una sorta di finanziamento indiretto che lo stato italiano fa per rinnovare l’Italia farle superare questo periodo di evoluzione che richiede innovazione. Si immagini che nel 2020, la percentuale legiferata è del 50%. In ogni caso, il discorso fiscale è molto ampio e particolareggiato. Inoltre, se tutto va per il verso giusto, nel futuro l’impresa potrebbe rivalutarsi e potrà rivendere la propria quota ad un valore maggiore dei 1000 euro iniziali. Per capirlo bene propongo sempre due strade: la prima è chiedere tutta la teoria al proprio commercialista, che dopo aver annoiato all’ennesima potenza avrà chiarificato un po’ le idee. La seconda strada è andare su uno dei portali di Equity Crowdfunding e investire da vero foolish 250 euro su un’impresa poi andrai dal commercialista e capirai tutto perfettamente. Consiglio al primo investimento, al momento del click online bancario, di farsi un video selfy gridando il mantra dell’innovazione “stay hungry stay foolish” da spedire ai nuovi soci!

Bene abbiamo immaginato l’investitore alle prime armi, ma cosa significa essere un soggetto proponente?

Essere soggetto proponente significa essere la società disposta a mettere a disposizione del mercato, parte del capitale sociale. Prima di tutto per essere un soggetto proponente bisogna essere una società già costituita: con 1000 euro può già costituire una società. Teoricamente se non si ha nulla, si può partire da progetti di donation, reward crowdfunding e poco a poco far concretizzare l’idea ma poi se vuoi dare Equity devi avere Equity: e per avere un capitale sociale da vendere devi essere almeno una SRL. In poche parole ogni SRL formata da almeno due soci può essere un soggetto proponente. Anche una società con un socio con il 99,99% e uno con lo 0,01% può iniziare a proporsi al nostro portale. Come ho detto prima, fare Equity Crowdfunding è un mix di leggi, contabilità, marketing e credibilità. Se una società non riesce mettere insieme almeno due persone anche con partecipazioni così estreme, come può pensare a raccogliere anche 100.000 euro dando un 10% di proprio Equity? Ci sono portali che offrono progetti che richiedono meno di 100.000 euro, tuttavia noi volendoci offrire per progetti di Real Estate pensiamo a dei numeri che possono salire molto di più. In ogni caso già CONSOB ha autorizzato Re-Anima a raccogliere fondi fino a 8milioni di euro. Starà al nostro Team valutare progetti di ogni dimensione. Noi faremo molta attenzione all’anima dell’impresa che vuole crescere.

Chi e come si decide la quota percentuale disponibile? Giusto un esempio: ho bisogno di 100mila euro per ristrutturare un immobile. Decido che cedo il 10% di quote agli investitori. Ecco, come viene deciso questo 10%?

Bella domanda: ha toccato due parametri la quantità richiesta di fondi e quanto si offre. Immagini che parliamo di una bilancia. Da un lato c’è il peso di quanto si chiede, dall’altro c’è il peso di quanto si offre. Alla fine avremo tre condizioni: equilibrio perfetto, pesa di più la richiesta fondi, pesa di più l’offerta di Equity. Dal punto di vista pratico diciamo che la Startup Alfa1 srl richieda 100.000 euro per fare una determinata azione, che chiede per l’appunto 100.000 euro di investimento, ma che i soci di Alfa1 srl non li hanno. Però l’impresa è proprietaria di un un immobile che vale 1milione di euro. La SRL può essere un impresa sociale che ha un accordo istituzionale di possesso per 99 anni: praticamente è una forma di proprietà. Quindi, a questo punto dovrà raccontare l’idea imprenditoriale con un Business Plan. Inoltre i soci iniziali dovranno dimostrare di avere le competenze per condurre quel Business Plan. Infatti dovranno dimostrare di essere competenti. Dovranno dimostrare con il proprio Business Plan, fatto di ricavi e costi nel tempo, che se ricevono oggi 100.000euro l’azienda potrà valere 1milione e più un domani. Per questo motivo chiedono 100.000euro offrendo il 10% del proprio capitale sociale e quindi il 10% del valore dell’impresa. Scegliere il valore 10% e 100.000euro è la sensibilità dell’imprenditore di vederci giusto. La scelta è un salto imprenditoriale. Il salto imprenditoriale è al meglio calcolato. È per questo motivo che in ogni progetto di crowdfunding partecipano sempre varie professionalità. Queste professionalità aiutano l’imprenditore a capire i valori della propria bilancia. L’Equity Crowdfunding può partire da poco più di un idea. Il Real Estate Equity Crowdfunding, se parte dalla proprietà dell’immobile, parte del valore di Equity è controbilanciato proprio dal valore dell’immobile.

Raccolta minima, massima e intermedia: cosa significa.

Quindi, se ha fine campagna si raggiungerà il minimo richiesto la campagna è considerata di successo. Se invece l’offerta non raggiunge il minimo significa che il peso di quanto richiesto non bilancia l’equity offerta e quindi hai chiesto poco per il valore della tua azienda, proprietaria dell’idea o dell’immobile. Caso opposto, il peso del raccolto supera il minimo di pareggio significa che il progetto ha superato le aspettative e l’imprenditore riceverà il finanziamento e si troverà con i nuovi soci nella visura camerale, con cui dovrà condividere il valore della stessa. C’è da dire che c’è anche un valore massimo. Infatti, prendendo sempre l’esempio della domanda, se uno è disposto a dare il proprio 10% con un finanziamento di 100.000 euro allora è presumibile che possa essere disposto a dare anche il 20% nel caso ricevesse investimenti di 200.000 euro. 200.000 euro è il limite massimo, diciamo che viene chiamiamo il limite delle più rosee aspettative, viene messo sufficientemente alto per non essere superato ma al momento reso credibile e dimostrato nel Business Plan. Il più delle volte le campagne di successo raccolgono un valore intermedio fra il minimo e il massimo, e in questo caso si crea il valore d’impresa dato dal mercato e il progetto di crowdfunding ha avuto successo.

Come inizia un progetto di equity crowdfunding?

Il progetto di equity crowdfunding ha tre macro fasi. Una fase di pre-valutazione, una fase di valutazione e la fase attiva di raccolta vera e propria. La fase di pre-valutazione serve al nostro Team di valutare se ci sono i presupposti essenziali. I presupposi essenziali sono essenzialmente due: il primo è che la società SRL sia costituita e l’idea sia raccontata in un breve pitch, si parla di un power point di circa 10 slide seguendo vari modelli disponibili (ecco l’esempio italiano di Guy Kawasaki) Poi l’idea può essere anche arricchita da una video presentazione, non serve una regia holliwoodiana ma serve per percepire quanto i soci sono disponibili a metterci la faccia. Metterci la faccia è un tema non essenziale ma in certi casi determinante. Se cerchi persone che credano in te, devi farti vedere. Se il progetto passa alla prima valutazione allora il nostro Team si mette in contatto diretto e inizia la costruzione del progetto vero e proprio. Questa fase inizia con tutte quelle procedure che CONSOB ha certificato e autorizzato. Ora evito di andare nei lunghi dettagli ma ci tengo a focalizzare l’attenzione su due aspetti monetari.

Quanto costa per il soggetto proponente?

Caso primo: ci possono essere casi che al soggetto proponente non venga chiesto nulla in caso di insuccesso, oppure venga chiesta una piccola somma in caso di progetto che non vada a buon fine. Caso secondo: ogni portale guadagna esclusivamente su quanto raccolto in caso di successo, questa è la sua missione e per questo viene remunerato: infatti si parla di percentuale di Success Fee, percentuale sul successo. Tutti i portali di Equity Crowdfunding dovrebbero avere sempre tre valori percentuali: un valore minimo, un valore massimo e un valore intermedio. La percentuale minima sul raccolto è riservata agli investitori portati direttamente dal soggetto proponente, ogni portale accetta differenti tipi di dimostrazione, che è bene siano ben messi per scritto. Il valore percentuale intermedio è dato da tutti gli investitori che finanziano spontaneamente il progetto, sono il vero crowd, sono la vera folla, folla che il portale raccoglie intorno a se. La continua crescita della community del portale è il fattore vincente di ogni portale di crowdfunding. In ultimo c’è il valore massimo: ogni portale ha relazioni con investitori professionali che per legge devono partecipare all’investimento per definire il successo della campagna.

Chi è un investitore professionale?

La specifica di investitore professionale è un ruolo ben normato su cui non mi dilungo: semplificando è il soggetto che garantisce gli altri investitori non professionali con la propria competenza. Per questo motivo se non c’è la partecipazione dell’investimento professionale, anche in minima parte, una campagna non può concludersi con successo. Compito del portare di equity crowdfunding è quello di avere investitori professionali da coinvolgere. A questa ricerca è riservata la success fee maggiore.

Tutti sono disposti a dare un qualcosa se vengono raccolte somme così importanti ma cosa si deve fare per avere un progetto di crowdfunding di successo?

Il progetto è molto articolato ed è come un vestito che si deve cucire addosso ad ogni impresa. E’ per questo motivo che c’è una fase di pre valutazione che vede se inizialmente ci sono le carte in regola, poi le carte vengono valutate attentamente. Giusto per dare un orientamento, ogni dieci progetti che arrivano, solo alcuni passano al Team di Valutazione e una minima parte viene pubblicata in piattaforma. Il motivo è semplice: anche la piattaforma cresce il suo valore se propone progetti vincenti. Poi ogni piattaforma può anche crederci e proporre, sempre in modo oggettivo e imparziale, progetti che devono essere spiegati a fondo per raccogliere consenso intorno a se. E’ la difficolta del far capire al meglio che fa raggiungere il minimo e quindi il successo. Come detto, ogni progetto è un vestito che si deve cucire addosso: sarto e stoffa hanno un costo variabile ma è un investimento che ogni imprenditore deve sapere che deve affrontare direttamente. La piattaforma può indicare dei professionisti per far si che sia presentato al meglio ma l’imprenditore è liberissimo di scegliere chi vuole. I professionisti che sono coinvolti in un progetto di equity crowdfunding sono tutte coloro che hanno a che fare con le componenti legali, finanziarie, marketing tattico e strategico, business coach, strategic consultant, grafici, web agency e tanti altri… Creare un progetto di successo significa creare innanzitutto un team vincente. Oggi avere un buon network su LinkedIn potrei dire che è una soft skill vincente. Ridurre in poche parole come fare un progetto di crowdfunding è difficile, mentre la cosa più facile e chiedermi la connessione su LinkedIn e fin da ora mi rendo disponibile per ogni delucidazione in merito. Questo è il link diretto al mio profilo LinkedIn https://www.linkedin.com/in/edmondojl/

Vi rivolgete alle imprese sociali, cosa significa?

Le imprese sociale sono un soggetto giuridico molto interessante. Le imprese sociali mi piacciono particolarmente perché sono imprese che fanno utile facendo qualcosa di utile. Ci sono pochi professionisti esperti di imprese sociali, per questo motivo, noi come Re-Anima srl facciamo molta formazione ai professionisti che vogliono saperne di più. Voglio semplificare al massimo ma spiegare esattamente cosa sia un’impresa sociale. Se uno guarda la visura delle imprese sociali potrà vedere come soci una SRL normale, una persona fisica, soci di una associazione non profit o una ONLUS. La caratteristica di utilità sociale della ONLUS passa, come fosse un codice genetico, al nuovo soggetto costituito. Una ONLUS per definizione non ha quote, e quindi non ha equity da mettere a disposizione. Il nuovo soggetto giuridico con lo statuto corretto e coerente potrà accettare nuovi soci e fronte di finanziamento in Equity Crowdfunding.

E cosa significa Real Estate Crowdfunding per le imprese sociali?

Partiamo dal presupposto che ci sono tanti immobili sotto utilizzati, se non abbandonati, se non proprio dismessi. Il patrimonio culturale italiano è ricco. Si aggiunge al contesto che il patrimonio industriale è in una fase di profonda trasformazione. Un’impresa sociale può farsi carico della manutenzione e un soggetto istituzionale può concedere in locazione a prezzi molto concorrenziali, se non addirittura in comodato d’uso. Per un soggetto istituzionale, per un comune, avere degli immobili degradati significa pregiudicare tutto il contesto immobiliare innescando un circolo vizioso che deve essere invertito. La relazione fra soggetti istituzionali e imprese sociali può essere la via per la creazione di un nuovo circolo virtuoso: dal degrado si passa alla valorizzazione. Se una SRL impresa sociale ha in comodato per 20 anni o più un immobile dal valore di 10 milioni, e chiede un milione per il recupero e la messa in “Attivo” dando il proprio 10% o più, con il discorso che si faceva prima, allora potrebbe essere un progetto interessante per tutti gli stakeholder.

Chi sono gli stakeholder di un’impresa sociale?

Si può pensare agli stakeholder sociali come una serie di cerchi concentrici con al centro l’impresa sociale e nei cerchi più larghi persone e imprese che hanno interesse che il recupero immobiliare vada a buon fine. Si può pensare ai diretti interessanti alla gestione dell’attività, dagli imprenditori, ai potenziali collaboratori, potenziali clienti e potenziali fornitori. Se c’è un progetto di Real Estate anche le imprese del settore edilizia potrebbero essere interessate a partecipare avendo un ritorno non solo economico ma anche fiscale. Si può ragionare nel grande ma anche nel piccolo. Un immobile sotto utilizzato crea poca economia. Un immobile abbandonato non crea economia anzi può anche distruggerla. Un esercente adiacente ad un immobile abbandonato che viene rigenerato può avere solo ricadute positive sulla sua attività. Allo stesso modo si può parlare dei piccoli proprietari immobiliari che vedono diminuire il valore se vicino ad aree dismesse mentre il valore cresce se le aree, edifici sono utilizzati nel pieno delle loro possibilità. Quindi gli stakeholder possono essere persone coinvolte dal punto di visa geografico ma possono essere persone che hanno un coinvolgimento di tipo imprenditoriale.

Vi rivolgete solo alle imprese sociali?

Ci rivolgiamo particolarmente alle imprese sociali per il nostro mantra di fare società che facciano utile alla società. Si parla sempre di più di sostenibilità e io sono contento. Io sono nato negli anni ’70 e sono cresciuto con la morale dei Barbapapà che sebbene orientati ad un pubblico infantile trattavano temi complessi come quelli della diversità e dell’ecologia. Anche noi di Re-Anima vogliamo contribuire al miglioramento ambientale, sociale e io aggiungo anche morale. Re-Anima vuole dare il proprio contributo Fintech per dare opportunità di crescita a imprese sociali ma anche Startup innovative. Le piattaforme di Equity Crowdfunding possono far crowdfundare qualsiasi SRL ma noi puntiamo ci dedichiamo a tutto ciò che è sostenibile. Il mostro modo è Sustainable Real Estate Crowdfunding.

Cosa vuol dire sostenibile?

Sostenibilità economica

Per noi sostenibile ha cinque accezioni: un progetto deve essere sostenibile prima di tutto economicamente. Si parla sempre di società di capitali che devono avere un senso commerciale dove i ricavi devono essere superiori ai costi. In secondo luogo la sostenibilità deve essere ambientale, saremo solo complici di imprese amiche dell’ambiente.

Sostenibilità ambientale

Parlare di sostenibilità ambientale è sicuramente un modo costruttivo per coinvolgere e fare la cultura d’impresa per di questo secolo. Re-Anima vuole essere protagonista di questo cambiamento epocale mettendo a disposizione di imprenditori e innovatori una fonte di finanziamento utile a realizzare le loro idee. Terzo aspetto per noi essenziale è la sostenibilità sociale. Noi ci siamo costituiti nel 2018, abbiamo avuto l’autorizzazione nel 2020. Il 2020 verrà ricordato come anno spartiacque di una nuova normalità.

Sostenibilità sociale

Il 2020 ha creato difficoltà a tutti ma ha sicuramente accelerato alcune azioni che alla lunga porteranno molti benefici. Noi vogliamo essere complici di imprese che hanno a cuore il coinvolgimento e il miglioramento della società. Vogliamo fare qualcosa che faccia bene sia alla compagine sociale e a tutto il contesto sociale su cui impatta l’attività d’impresa. Sostenibilità sociale per noi significa fare qualcosa che dia un valore aggiunto alla società prendendo un talento dall’oggi, restituendo due talenti al domani.

Sostenibilità istituzionale

Per noi significa essere consapevoli dell’importanza  della possibilità di creare quelle condizioni che possano assicurare stabilità, democrazia, partecipazione, giustizia. Sostenibilità e sviluppo sostenibile in un modo armonico fra i vari livelli di governance del territorio dalla piccola scala territoriale fino ad una visione planetaria. Per questo motivo abbiamo inserito nel nostro statuto sociale un chiaro riferimento ai valori di UN-HABITAT (www.unhabitat.org) La pace e la prosperità di ogni popolo cresce al crescere della qualità degli insediamenti umani. Il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (in ingleseUnited Nations Human Settlements Programme) è un’agenzia delle Nazioni Unite il cui compito è favorire un’urbanizzazione socialmente ed ambientalmente sostenibile e garantire a tutti il diritto ad avere una casa dignitosa. Noi aggiungiamo che ogni immobile abbandonato abbassa questi obbiettivi. (fonte wikipedia) Noi ci siamo chiamati Re-Anima perché vogliamo rianimare quegli insediamenti immobiliari che dato il mutare dei tempi devono mutare destinazione d’uso

Sostenibilità etica e morale.

Alla sostenibilità economica, ambientale, sociale, istituzionale io credo sia indispensabile aggiungere la sostenibilità etica e morale. Partendo dall’importanza della tutela della terra e dei suoi abitanti, faccio molto mie le riflessioni dell’enciclica del 2015, Laudato Sì di Papa Francesco con le considerazioni sulla casa comune. Come per la prima volta il capo spirituale dell’umanità ha posto l’attenzione sulle tematiche ambientali, nel 2018 ha posto l’attenzione sulle tematiche economiche con delle considerazione di tipo economico e finanaziario: ‘Oeconomicae et pecuniariae quaestiones’. Questi temi sono di portata universale e io personalmente li faccio miei in ogni attività imprenditoriale che porto avanti. Questi sono i cinque pilastri su cui stiamo costruendo il modello di business di Re-Anima.

Grazie dalla lunga chiacchierata, ma se uno dopo che ha letto questa articolo, e fosse interessato a contattarvi come fa?

Le modalità per contattarci sono più di una. prima di tutto andando sul nostro sito dove c’è il modulo contatti www.re-anima.com e la possibilità di iscriversi alla nostra newsletter. Inoltre chi ha LinkedIn può seguire la nostra pagina professionale https://www.linkedin.com/company/re-anima/

Sapendo che LinkedIn è meno diffuso di Facebook, abbiamo fatto anche una pagina per tutti gli interessati alle nostre tematiche, in questo modo anche chi ha solo facebook può contattarci: facebook.com/reanimasrl

Last but not least confermo la mia disponibilità per tramite il sistema di messaggistica di LinkedIn, è vero che è meno diffuso di Facebook, ma per i professionisti è diventato ormai uno standard. https://www.linkedin.com/in/edmondojl/

La redazione

Facebook Comments
Da spesa a investimento. Il patrimonio ecclesiastico fa “rete”
9 Agosto 2018
Come creare valore attraverso il riuso del patrimonio abbandonato
22 Ottobre 2020

Leave a Comment