Praedicate evangelium

arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
Direttore Responsabile CHIESA OGGI

Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

Lasciamo “parlare le pietre”, le architetture del culto, il loro paesaggio, le prospettive, la loro materia, i volumi, le superfici hanno il compito di testimoniare il Vangelo.

La comunità deve essere “condotta per mano”, invitata e aiutata a sapere ascoltare.

L’architettura di culto riconosce e rispetta le sue funzioni, l’abitabilità, la sostenibilità, la sicurezza, le logiche della liturgia, ma deve poter anche veramente emozionare, toccare i sentimenti, toccare l’anima, aprire al dialogo, rendere disponibile, coinvolgere all’ascolto.

“La Praedicate evangelium è la costituzione apostolica con la quale papa Francesco ha decretato la riforma della Curia romana. Pubblicata il 19 marzo 2022, solennità di san Giuseppe, è entrata in vigore il 5 giugno, solennità di Pentecoste, abrogando la costituzione apostolica Pastor Bonus di papa Giovanni Paolo II del 28 giugno 1988. 

Nel 1992 papa Giovanni Paolo II, ci aveva invitato “de visu” a editare il periodico CHIESA OGGI, sottolineando il sotto-titolo della testata, da S. Sanità suggerito, “Architettura e Comunicazione“.

Guidati allora, da S. Em. Francesco Marchisano, abbiamo cercato di testimoniare con le nostre edizioni, la capacità che la buona “architettura” religiosa si fa capace e fertile nella “comunicazione“.

Sono trent’anni di edizioni. Oggi, l’impegno di saper comunicare è ancor più urgente, si fa più necessario e impellente.

La nostra società in continua trasformazione, distratta dai troppi messaggi e dall’inquietudine di pandemie, di guerre, di migrazioni, di razzismo latente, di sbandamenti sociali, ha bisogno di sentire più forte il messaggio rigeneratore del Vangelo.

«La riforma della Curia romana sarà reale e possibile se germoglierà da una riforma interiore, con la quale facciamo nostro «il paradigma della spiritualità del Concilio», espressa dall’«antica storia del Buon Samaritano», di quell’uomo, che devia dal suo cammino per farsi prossimo ad un uomo mezzo morto che non appartiene al suo popolo e che neppure conosce.[…] Deve pertanto essere chiaro che «la riforma non è fine a se stessa, ma un mezzo per dare una forte testimonianza cristiana; per favorire una più efficace evangelizzazione; per promuovere un più fecondo spirito ecumenico; per incoraggiare un dialogo più costruttivo con tutti.»

Quale è allora l’impegno? L’impegno del committente, dell’architetto incaricato, delle imprese, dell’artista nel progettare e costruire i luoghi per il culto?

Quali allora sono gli strumenti per far sì che la comunità sia partecipe, sia disponibile e attivata all’ascolto, senta viva, vicina la chiesa del suo paese, del suo quartiere? Dove ritrovare la fiducia, la fede e la speranza e vincere le tribolazioni del presente?

L’architettura sacra, in due millenni di storia, si è adeguata per condividere con la comunità il messaggio del vangelo.

Il territorio, il paesaggio, la modestia della piccola chiesa del borgo, l’energia propulsiva del Duomo della città, hanno promosso l’attenzione della comunità, ha fatto dell’architettura, della casa del Signore, strumento di accoglimento, di abbraccio, di protezione, di aspettativa, di speranza.

La società si trasforma, la società è confusa ha bisogno di segnali forti capaci di rassicurare e accogliere.
Le innovazioni tecnologiche, i nuovi materiali, il mondo di internet, l’illuminazione a led, le sempre più attive applicazioni web, sono occasioni che vanno colte per rendere più efficace il dialogo e l’ascolto.

Ecco quindi che, l’impegno che in questi anni abbiamo portato avanti con la continua attività di ricerca, testimoniata all’interno delle nostre edizioni CHIESA OGGI, è stato quello di raccontare il nostro tempo e i percorsi intrapresi da parte della Chiesa per una maggiore consapevolezza diffusa del nostro patrimonio culturale: le chiese, i complessi parrocchiali, gli spazi ludici e di incontro, i musei ecclesiastici che pubblichiamo sulle nostre pagine invitano alla riflessione.

Cerchiamo di coinvolgere il professionista, il progettista, l’artista a ricercare occasioni e soluzioni formali e tecniche per attivare e incentivare l’ascolto… anche del Buon Samaritano che nella comunità vive.

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