Luce che Rivela

Il rapporto tra l’uomo e l’esperienza del sacro si perde nella notte dei tempi quando questi, nel compiere uno sforzo per costruire un mondo al quale dare un significato, diventa “homo religiosus”.

L’uomo religiosus accosta la figura del divino alla luce, simbolo assoluto perché è contemporaneamente materiale immateriale, come la Fede.

La luce non è un’associazione mentale, ma uno strumento: viene modellata per il culto.

Ogni chiesa ha una sua storia e una sua peculiarità, pertanto ogni volta che ci viene chiesto un progetto ci viene insegnata una cosa nuova. Ci piace dire che con il progetto della luce intendiamo rivelare e non svelare lo spazio sacro.

Svelare significa mostrare, rendere noto qualcosa che non lo era. Rivelare è un sinonimo solo in apparenza.

Un esempio di quanto sopra descritto è la Chiesa di S. Stefano e Lorenzo in Olgiate Olona.

La fondazione risale al 1583, ma nel corso dei secoli è stata ampliata e modificata fino agli ultimi anni del 1700. L’impianto di illuminazione risultava molto oneroso da un punto di vista gestionale (accensioni manuali, molto parzializzate e sparse in tutta la chiesa), oneroso da un punto di vista economico, (nel tutto acceso i carichi energetici erano molto alti) e del tutto inefficiente, la chiesa infatti risultava buia e molto disuniforme. Il rifacimento dell’impianto elettrico non era previsto nell’intervento, tantomeno lo spostamento dei punti luce.

La prima cosa che facciamo quando prendiamo in carico un progetto di illuminazione è definire i requisiti progettuali, cioè raccogliere le esigenze di tutti! Abbiamo parlato con il parroco Don Giulio Bernardoni, con l’architetto Chiara Bianchi, con il sagrestano, con gli elettricisti ed infine con il consiglio parrocchiale.

Il progetto di illuminazione artificiale pertanto deve partire dalle specifiche esigenze poste dalla celebrazione dei sacramenti, dalla preghiera personale e da quella comunitaria.

La celebrazione dei sacramenti, secondo la liturgia rinnovata dal Concilio Vaticano II, richiede alcune attenzioni specifiche che per certi aspetti sono innovative. In primo luogo è necessario dare evidenza e contribuire al costruirsi di una assemblea che sia realmente unitaria e, nelle sue articolazioni ministeriali, sia messa in grado di agire e si percepisca, anche visivamente come una realtà tutta intera e uniforme.

I salti e i contrasti di luce tra presbiterio e navata saranno dunque morbidi e graduali.

Nel corso della celebrazione, anche grazie al contributo della luce naturale e artificiale, sarà agevolato il manifestarsi sciolto e spontaneo, senza forzature e senza difficoltà dei gesti e degli atteggiamenti personali e assembleari, come alzarsi e sedersi, leggere, guardare, riconoscere, concentrarsi in preghiera silenziosa e unirsi al canto e alla preghiera corale di tutta l’assemblea, stare e muoversi processionalmente. Nel corso delle celebrazioni una particolare accentuazione dovrà essere riservata ai luoghi celebrativi fondamentali.

Da questo punto di vista vale la pena di rammentare che il “centro” di riferimento nella chiesa non è più il tabernacolo, ma è l’altare e la croce.

Vista a metà circa della navata centrale, tutto acceso.

Dopo l’altare gli altri luoghi da evidenziare sono il luogo dal quale viene proclamata la Parola – cioè l’ambone – ed il battistero. Durante le celebrazioni, invece, le immagini e i luoghi destinati alle devozioni, devono in qualche modo essere mantenuti in silenzio, evitando concorrenze e disturbi. In sintesi, la luce, nelle sue diverse manifestazioni, dovrebbe essere concepita come un elemento di unificazione dell’assemblea e, nello stesso tempo, come un elemento di fusione tra l’assemblea e il luogo di celebrazione.

Infine, occorre dare spazio alle componenti devozionali come le cappelle. Queste ultime sono sempre molto care alla comunità e aiutano a scandire i periodi liturgici dell’anno attraverso le varie dedicazioni (per esempio, la cappella dedicata alla vergine sempre accesa a maggio e ottobre, mesi del rosario).

In ultimo, ma di importanza fondamentale è la gestione dell’impianto attraverso scenari, che non devono essere intesi come gruppi di accensione statici, ma impostazioni generali sulle quali intervenire in caso di necessità.

Viene prevista una revisione del quadro elettrico che garantisca l’impostazione di almeno 5 scenari, ognuno dei quali può essere leggermente modificato. Così è possibile gestire dalla sagrestia o direttamente dalla mensa lo scenario luminoso per le varie liturgie, per i riti pasquali ecc…

E’ importante che la chiesa non si presenti ai fedeli sempre uguale, si deve percepire la differenza tra le varie festività e i vari tempi liturgici.


ATILED è la divisione tecnica di Fabas Luce.
Il team di Atiled è composto da vari professionisti del settore, esperti lighting designer e tecnici, abili commerciali e un dinamico Back office, sempre accompagnato dalla sapiente regia della proprietà.
Tutto viene sviluppato all’interno: compresa prototipazione e customizzazione dei prodotti e, di recente realizzazione, il laboratorio fotometrico.

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