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L’Architettura come Arte che coniuga Tecnica e Bellezza


S.Ecc. Mons. Giuseppe Satriano, 
Arcivescovo di Bari-Bitonto

Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto

Parlare di architettura sacra è come entrare in un laboratorio nel quale continuità e sperimentazione sono sempre alla ricerca di equilibri e forme nuovi e, soprattutto, vivi. Se l’architettura, infatti, è arte che coniuga tecnica e bellezza, nel dedicarsi alle forme del sacro essa è chiamata a edificare pietre vive

A tal proposito faccio riferimento a un aspetto fondamentale, apparentemente banale, ma essenziale: l’ambivalenza del termine “chiesa”. Chiamiamo “chiesa” l’edificio, ma anche il popolo di Dio, l’assemblea convocata e radunata. Tale ambivalenza ci assicura che non si può parlare dell’edificio sacro senza pensare alla comunità che celebra e che lo precede. 

Lo ricorda la nota della CEI su L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, al n. 11: «è l’assemblea celebrante che genera e plasma l’architettura della chiesa. Chi si raduna nella chiesa è la Chiesa – popolo di Dio sacerdotale, regale e profetico – comunità gerarchicamente organizzata che lo Spirito Santo arricchisce di una moltitudine di carismi e ministeri”.

Generare e plasmare l’architettura

È, quindi, l’assemblea celebrante che genera e plasma l’architettura. Siamo chiamati a guardare alla Chiesa – al suo celebrare, fatto di gesti e di testi, di azioni e di parole, di movimenti e di silenzi – per poter edificare una chiesa, secondo il principio espresso da Sacrosanctum Concilium 14, della partecipazione piena, consapevole e attiva dei fedeli, alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano ha diritto e dovere in forza del battesimo. 

Anche la sinodalità rimarrà uno slogan annunciato se non diventa uno stile, prima celebrato e poi vissuto. Realizzare un percorso comunionale, che sa far tesoro delle varie professionalità e delle competenze di ciascuno, diviene sorgente di bellezza. Dialogare e camminare insieme è, pertanto, dimensione fondamentale nell’itinerario di progettazione di una chiesa

Abitare tra le case degli uomini

Il rischio da evitare è quello di procedere a compartimenti stagni, assolutizzando le proprie competenze e le proprie idee. Come in ogni altro ambito, l’autoreferenzialità rende miopi, quando addirittura non acceca. 

La sfida è quella di vivere il ‘noi’ – nell’ascolto del territorio, della comunità e della storia – per aprirsi a visioni più audaci e significative. Liturgisti, artisti, architetti, vescovi, presbiteri e fedeli laici sono chiamati a esprimere quell’assemblea che celebrando si configura a Cristo, per annunciare la sua scelta: abitare tra le case degli uomini. 

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