Il progetto vincitore del concorso per la nuova parrocchia di San Giovanni Bosco in Bagheria (PA)

Se, come afferma Papa Francesco nella enciclica Laudato sì, “la mancanza di contatto fisico e di incontro, è a volte favorita dalla frammentazione delle nostre città” con questo progetto si è cercato di rispondere a questa condizione, trovandolo nell’analogia dell’abbraccio materno, che il nuovo complesso parrocchiale di San Giovanni Bosco mette in forma, a partire da una scelta insediativa che, edificando tre lati del lotto, si distingue per la presenza di una grande piazza al centro.

Attorno a questo spazio accogliente, che aspira a diventare il cuore del quartiere, si raccolgono la chiesa, la sagrestia, gli uffici e i locali della Caritas oltre agli spazi per i gruppi e la catechesi, il salone parrocchiale, e un giardino protetto per i giochi dei più giovani tutti accessibili da un ampio atrio posto sul lato sud della piazza.

La nuova piazza si configura come una stanza urbana, accogliente e protetta, aperta su via Bagnera e accessibile da via Monaco I, grazie ad un passaggio coperto di generose dimensioni posto in continuità con via Campo D’Arrigo e il quartiere di Contrada Monaco.

Riconoscibilità dell’edificio sacro

Gli edifici che, raccolti in un continuum coerente, compongono il centro parrocchiale, sono studiati in relazione all’intorno urbano e vi si associano con grazia: accogliendo i molteplici spazi aperti.

Forte e ben visibile, il campanile è un volume elevato che segna la dimensione verticale della chiesa, contraddistinta dall’ampia copertura a doppia falda.

La chiesa si presenta come una Casa tra le case, semplice e riconoscibile sia nelle forme che nei materiali.

L’orientamento a sud del fronte principale stabilisce una relazione diretta con l’asse viario di via Bagnera guardando al centro della città di Bagheria.

Il fronte principale, piegandosi verso l’interno, definisce lo spazio protetto del sagrato invitando ad entrare in chiesa.

La piazza della chiesa resta totalmente aperta su via Bagnera e connessa anche al quartiere di Contrada Monaco, tramite il varco che rende visibile la facciata della chiesa.

I fronti del centro parrocchiale hanno due diverse caratterizzazioni: nei lati rivolti verso ovest e sud una misurata punteggiatura di finestre dialoga con la domesticità dei fronti delle case di via Monaco I; i lati sulla piazza rivolti a est e a nord, traforati con un fitto motivo a croce, esaltano la semplicità della facciata della chiesa.

Profilo estetico, formale

Il nuovo centro parrocchiale ha il volto della semplicità, si raccoglie attorno al sagrato aperto e intimo allo stesso tempo.

Luce e ombra sono i due elementi, impalpabili ma fondamentali, che organizzano, danno corpo e conferiscono significato a volumi, superfici e spazi.

Il tema della luce plasma tutti gli ambienti: sia quelli aperti, sia quelli chiusi; invita nei passaggi, sottolinea le soglie, segnala l’autorevolezza dei luoghi liturgici.

L’orientamento dei volumi in rapporto alla disposizione delle funzioni all’interno del complesso parrocchiale, la relazione tra questo e la città, la definizione delle bucature sui fronti, delle zone d’ombra negli spazi pubblici e in quelli più privati o la selezione dei materiali da costruzione e delle essenze vegetali, è il frutto di una attenta sintesi di scelte di natura diversa: compositive, distributive, costruttive e rappresentative, tutte sostenute da un approccio ambientale, non tecnologicamente astratto, ma, come indicato nella Laudato sì, radicato nel luogo, al fine di coglierne la peculiare specificità e tutelandone le ricchezze ‘particolari’ cercando di mettere in opera spazi fondati sulla “qualità della vita delle persone, e sulla loro armonia con l’ambiente, sull’incontro e sull’aiuto reciproco”.

Impianto liturgico

La nobile semplicità del complesso di Bagheria è funzionale alle celebrazioni liturgiche senza rinunciare a un tenue misticismo prodotto dalla vibrazione della luce che penetra dai due pozzi che sfondano la copertura.

Il battistero e la penitenzieria avvalorano la soglia iniziatica che invita i fedeli a fare comunità attorno all’altare nella tensione verso la Gerusalemme del Cielo segnalata Dal Crocifisso risorto.

Gli spazi ben evidenziati architettonicamente sono tra loro in dialogo per un’attiva partecipazione ai Sacri misteri.

La collocazione della custodia eucaristica favorisce l’adorazione e la pietà popolare.

Il fonte battesimale accolto in uno spazio dedicato e luminoso è visibile dall’assemblea intera e prossimo al presbiterio.

Il programma iconografico prevede il grande Crocifisso, l’immagine della Madonna della Tenerezza e la via Crucis, oltre naturalmente all’immagine di San Giovanni Bosco a cui la chiesa è Dedicata.

Opere d’arte

L’Altare, l’Ambone, la Sede e il Fonte Battesimale nascono da una ricerca che si focalizza sulle sfumature fisiche e metafisiche del concetto dei legami.

L’intenzione è di rappresentare quella singolare frattura simbolica che intercorre tra lo spazio sacro e l’ambiente circostante della quotidianità.

Le opere sono realizzate in marmo bianco, e ognuna di loro è composta da diverse parti che appaiono come frammenti uniti tra loro grazie a cavi d’acciaio che attraversano le superfici, tracciando dei solchi profondi.

Le estremità dei cavi sono impalmate con tecniche antiche, usate dai cavatori, fissate alle superfici tramite chiodi.

La realizzazione del tabernacolo è in ottone con doratura a bagno galvanico caratterizzato nella facciata frontale dal disco concentrico che raffigura il Cosmo; la figura di San Giovanni Bosco, al centro del quadro, è attorniata da ragazzi gioiosi quale manifestazione del frutto della sua opera.

In alto ragazzi alle prese con la miseria e lo sfruttamento, accanto la discreta presenza della Madonna, in un piccolo riquadro in alto a destra che raffigura Maria Ausiliatrice, a cui il Santo era devoto.

La scultura del Crocifisso è in bronzo; la via Crucis è realizzata in bassorilievo su formelle in terracotta smaltata. Inoltre sarà ricollocata l’icona della Madonna della Tenerezza venerata dalla comunità.

Aspetti funzionali

Nel complesso parrocchiale si individuano tre unità strutturali distinte: l’aula liturgica con gli ambienti afferenti; l’edificio comprendente sagrestia, casa canonica, aule e salone; la torre campanaria.

Nella loro diversità di carattere e di funzione queste unità interagiscono insieme compatte e saldamente legate con l’edificato esistente e il paesaggio dove la chiesa riveste il suo ruolo di centralità.

La facciata principale della chiesa si apre sul sagrato e sulla piazza che potranno accogliere incontri o celebrazioni all’aperto.

Sul lato verso via Monaco I si affacciano i locali di servizio parrocchiale, per la catechesi oltre ai locali delle associazioni insieme con la locanda del buon samaritano.

Un ampio varco individua il passaggio da via Monaco I al sagrato.

Di fronte alla facciata della chiesa sorge il salone, la cui copertura è una piazza sopraelevata, ombreggiata da velari, adatta anch’essa agli incontri o ai giochi.

Il piano superiore dell’edificio delle opere parrocchiali ospita la canonica, le aule per la catechesi, i laboratori e fa da ponte sopra il varco di accesso.

Aspetti tecnologici

Le strutture di fondazione sono di tipo diretto con plinti continui, travi rovesce, platee e vespai.

Con riferimento al comportamento nei confronti del sisma, la struttura in elevazione in legno si configura con schema a telaio dormiente-montante con controventatura posta all’interno della parete in mattoni semipieni rettificati di argilla cruda; solai in legno; struttura di copertura in travi lamellari a sezione variabile con arcarecci di collegamento e da controventatura di falda.

La produzione dei fluidi caldi e freddi per gli edifici chiesa e locali di ministero pastorale avviene nella centrale tecnologica dove verrà posizionata la caldaia di tipo compatto.

La produzione del fluido caldo e freddo per la casa parrocchiale sarà autonoma, realizzata mediante caldaia a condensazione e gruppo frigo condensato ad aria.

L’impianto previsto per il condizionamento degli ambienti appartenenti ai locali di Ministero Pastorale e della canonica è di tipo fan coil mentre per il riscaldamento della chiesa è previsto un impianto a panelli radianti.

Il progetto prevede inoltre un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, il cui utilizzo sarà in autoconsumo o scambio sul posto per le quantità in eccesso.

Per la produzione di acqua calda sanitaria è previsto un impianto solare termico.

L’intero iter di progettazione ha come scopo finale quello di configurare l’intero complesso parrocchiale in definizione n ZEB.

Altro

Tutto il progetto è stato pensato nell’ottica e nell’utilizzo di criteri adottati a garanzia di una costruzione sostenibile (da un punto di vista ambientale ed economico) di alta qualità e durabilità tenendo conto, tra gli altri aspetti:
lo sviluppo compatto degli edifici; la proporzionalità degli spazi abitativi; la gestione e recupero della acque meteoriche; la luce naturale ; il confort acustico; il comfort termoigrometrico interno; la durabilità e resilienza dei materiali.


Arch. Domenico Tripodi

Domenico Tripodi, Architetto, si occupa prevalentemente di progettazione architettonica, restauro e design. L’esperienza professionale, maturata attraverso numerosi progetti e realizzazioni in Italia e all’estero, viene applicata sia nel campo degli studi di analisi e fattibilità come in quelli di dettaglio tecnico-costruttivo nelle diverse scale d’intervento.

Arch. Fabio Capanni

Fabio Capanni è Professore ordinario in Composizione Architettonica e Urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca nel 2000. Dal 2019 è Preside della “Facoltà di Scienze Applicate” dell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” a Tirana.


Progettisti: Domenico Tripodi (architetto), Fabio Capanni (architetto)
Componenti del gruppo di progettazione: Giorgio Bonaccorso (liturgista)
Artisti: Mikayel ohanjanyan, Pietro Nimis
Consulenti e collaboratori: You-Kyung Park (designer), Giorgio Vismara (ingegnere strutture), Marija Golubovic (ingegnere impianti elettro meccanici), Carlo Luigi Gerosa (architetto – acustica), Alberto Becherini (architetto collaboratore)

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