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Il patrimonio religioso in un’Europa multireligiosa

La riflessione sull’abbandono, sul sottoutilizzo e sull’incomprensione del patrimonio religioso assume sfumature diverse a seconda del punto di vista critico adottato

Andrea Longhi, insegna Storia e critica del patrimonio territoriale al Politecnico di Torino, Dipartimento Interateneo Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, dove è professore associato di Storia dell’Architettura.

Il “Centre of Religion and Heritage” dell’Università di Groningen – specializzato nello studio del rapporto tra patrimonio culturale e religioni – ha organizzato tre giorni di dibattito su come il patrimonio religioso (in molti casi trascurato o abbandonato dalle comunità di origine) possa diventare occasione di confronto interculturale e di inclusione sociale. Per evitare derive ideologiche o politicizzate – che fanno un uso strumentale del patrimonio religioso, inteso come strumento di esclusione – quasi 200 studiosi di scienze religiose, di storia dell’arte, di museologia e di conservazione (prevalentemente centro e nordeuropei) si sono confrontati al fine di condividere criteri metodologici relativi alla presentazione del patrimonio religioso, espressione di una complessa geografia di maggioranze e minoranze religiose.

La convocazione del convegno è stata formulata dallo storico del cristianesimo Todd Weir: “La secolarizzazione e l’immigrazione stanno cambiando il volto religioso delle società europee. Mentre sempre più persone si definiscono non religiose, nuovi arrivi e conversioni indicano che il paesaggio religioso sta diventando sempre più complesso. Tali dinamiche presentano sfide e opportunità per le organizzazioni e le istituzioni impegnate nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio religioso. Come può essere adeguatamente rappresentato il patrimonio religioso storico europeo? Come possiamo tradurre i valori incarnati dal patrimonio culturale religioso per pubblici diversi, che non si identificano con le tradizioni religiose locali?”.

Il convegno ha dunque focalizzato alcuni temi teorici (il superamento post-secolare dell’interpretazione del rapporto tra secolarizzazione, urbanesimo e modernità), ma soprattutto ha presentato molte esperienze pratiche (una sessantina, in più di venti sessioni) in cui i musei religiosi, gli spazi di culto dismessi e riconvertiti, le feste tradizionali e altre opportunità sono diventati occasioni di dialogo interreligioso, di inclusione sociale, di impegno collettivo per la conservazione di un patrimonio comune, sebbene oggi di difficile comprensione.

L’attenzione posta dagli studiosi di scienze religiose europei verso il patrimonio segna un punto di svolta nella storia degli studi religiosi, ma non solo. Se il patrimonio implica un atteggiamento conservativo, le politiche per il patrimonio non possono non tener conto dei problemi sociali più pressanti, ed essere improntate a visioni di futuro, più che di passato.

La concretezza dei problemi patrimoniali aiuta a costruire percorsi di dialogo interculturali focalizzati su valori concreti, vissuti nel quotidiano. La cura patrimoniale attualizza le radici valoriali storiche comuni, e favorisce percorsi di convivenza futuri in quei luoghi di particolare impatto emotivo, di cui le comunità – per quanto plurali e diverse – non possono non farsi carico per una migliore qualità della vita.

Pur nelle diverse situazioni giuridiche di rapporto tra Stato e Chiese, le comunità diventano le protagoniste di percorsi di dialogo, in cui l’impegno diretto (“engaging people”) costruisce comunità di nuova natura. Se i valori hanno costruito il patrimonio, solo nuovi valori condivisi e responsabilità condivise potranno garantirne una conservazione feconda e consapevole.

Religious Heritage in a Diverse Europe. New Directions in Practice, Policy & Scholarship Groningen (Paesi Bassi), 19-21 giugno 2019.
Convegno organizzato dal Centre of Religion and Heritage dell’Università di Groningen e dalla Fondazione per le Chiese Storiche di Groningen, in collaborazione con numerose altre istituzioni museali e culturali, tra cui Future for Religious Heritage; direzione scientifica Todd H. Weir, coordinamento Lieke Wijnia.
https://www.rug.nl/news/2018/10/religious-heri- tage-in-a-diverse-europe
I riassunti degli interventi sono depositati in :
https://www.rug.nl/research/centre-for-religious- studies/centre-religion-heritage/news/jpg-pdf- word/icrh2019_abstracts_book.pdf

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