Il Nuovo Museo d’Arte di Milano: La Fondazione Luigi Rovati

Ha aperto a Milano il nuovo Museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano, il cui scopo non è solo quello di dare accesso alle collezioni d’arte etrusca e contemporanea, ma innanzitutto mantenere lo stretto legame con la città e le sue istituzioni offrendo nuovi spazi di dialogo multidisciplinare e di attività legate all’utilità sociale

A cura di Caterina Parrello, architetto

La sensibilità per la storia, l’archeologia e la ricerca, che sono stati i caratteri distintivi di Luigi Rovati, medico e imprenditore farmaceutico, ispira oggi l’omonima Fondazione che sviluppa le sue idee in un continuum tra arte e scienza, base della produzione di cultura nella società della conoscenza.

La testata CHIESA OGGI, condividendo i valori e l’impegno della Fondazione presenta tra le sue pagine questo intervento di grande qualità architettonica e tecnologica, nonché di raffinata selezione di opere d’arte antiche e contemporanee, dove la ricerca e la sperimentazione sono sempre alla base per una crescita culturale condivisa con il pubblico e le istituzioni.

Il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati è ospitato in uno storico palazzo milanese affacciato sui giardini di via Palestro, in corso Venezia 52. Nelle fonti settecentesche l’area viene chiamata “Borghetto di Porta Orientale”, così come ancora denominata la via che costeggia l’isolato del Museo.

Dopo diversi interventi di restauro e vari passaggi di proprietà tra le famiglie milanesi più prestigiose, avvenuti nei secoli scorsi, il palazzo non più abitato viene acquistato nel 2016 dalla Fondazione Luigi Rovati che affida il nuovo progetto di riqualificazione allo studio MCA, guidato dall’architetto Mario Cucinella, con la richiesta di disporre di uno spazio museale moderno.

Grazie alla determinazione e della Presidente della Fondazione, Giovanna Forlanelli, prende vita questo importante intervento, che contribuisce all’offerta culturale della città di Milano. Non solo museo ma produzione di nuove visioni culturali e un impegno sociale di straordinaria rilevanza per il nostro tempo grazie al contributo strategico del professore Mario Abis.

Il progetto

Il progetto prevede che la facciata storica vincolata sia conservata. Il corpo del palazzo è oggetto di una profonda trasformazione e risponde alle esigenze della Fondazione. In particolare, l’ampliamento dei piani interrati permette la realizzazione del piano espositivo ipogeo e del piano destinato ai depositi della collezione e agli impianti tecnologici.

Lo studio MCA è stato inoltre incaricato della progettazione degli interni, degli allestimenti e della Direzione Artistica generale. Il primo piano, che prosegue il percorso espositivo, mantiene lo spirito e lo stile del palazzo: i pavimenti, i soffitti e gli arredi originali sono oggetto di un importante restauro conservativo.

Gli altri piani dell’edificio ospitano funzioni connesse all’attività museale: uffici, sala studio, sale conferenze, spazi per le esposizioni temporanee, lo shop museale, il caffè bistrot e il ristorante.

Al piano terra, la grande hall d’ingresso ha la funzione di spazio di distribuzione: una piazza sempre accessibile su cui si affacciano la biglietteria, lo shop museale, il caffè-bistrot, l’ingresso al ristorante gastronomico situato all’ultimo piano e il giardino con il padiglione espositivo.

Il ristorante, insieme al bistrot al piano terra, è stato progettato da Flaviano Capriotti Architetti.

Il Giardino

Altro elemento fondamentale nel generale progetto di recupero e restyling del palazzo è il giardino esterno, progettato dallo studio Greencure Marilena Baggio.

Nel progetto di recupero del giardino, oggetto di tutela paesaggistica, sono preservate le specie arboree esistenti storiche in armonia con nuovi innesti plantari e vegetativi identitari del paesaggio dei giardini milanesi ad opera del Piermarini.

Il Padiglione, da serra e ricovero per gli arredi del giardino, è interamente ristrutturato e riconvertito in spazio espositivo.

Nella progettazione grande attenzione è data al tema della sostenibilità ambientale ed energetica, sia in termini impiantistici che nella scelta dei materiali: l’edificio risponde ai parametri della certificazione mediante protocollo LEED. 

L’infrastruttura tecnologica e dei servizi digitali è stata progettata con un sistema, primo nel suo genere, che integra in un’unica piattaforma le informazioni dell’esperienza di visita con quelle della governance museale.

Lo spazio ipogeo

L’elemento più caratterizzante del delicato intervento di restauro dell’edificio storico in corso Venezia 52, sono senza dubbio le cupole rivestite in pietra serena dello spazio museale ipogeo.

La copertura di questi ambienti richiama la geometria delle necropoli etrusche ed è ricavata dall’intersezione di tre calotte sferiche ribassate con grande raggio di curvatura. 

La complessa geometria delle volte delle cupole ipogee ha imposto scelte tecniche innovative sia per l’ideazione di una struttura che nasconde, sia per le opere edili e impiantistiche, sia per le finiture.

Le cupole sono supportate da profili calandrati in carpenteria metallica semi-leggera. Queste centine sono montate su tutto il perimetro dello scavo e hanno un doppio sistema di regolazione: verticale per la base e orizzontale in testa, dove si collegano con il solaio del piano terra.

Un secondo ordine di fissaggio con una seconda regolazione indipendente sulle centine permette a sua volta la connessione delle strutture ai conci in pietra tagliati all’acqua ognuno diverso dall’altro.

La prima fase dei lavori ha riguardato soprattutto le attività preliminari propedeutiche agli scavi per la costruzione dei due nuovi piani interrati: rinforzo strutturale e opere di sottofondazione.

Dopo essere stato alleggerito con opere di strip-out e demolita una porzione di copertura per motivi strutturali, l’edificio è stato temporaneamente adagiato sui pali di sottofondazione, consentendo la demolizione delle vecchie strutture di fondazione e la costruzione dei due piani interrati.

L’aspetto tecnico più interessante riguarda la realizzazione di questi nuovi spazi interrati. Sono due nuovi piani ricavati al di sotto dell’edificio esistente e del giardino grazie a una tecnica innovativa che ha letteralmente “sospeso” l’edificio su micropali in acciaio prima di avviare gli scavi sotto alle fondazioni esistenti.
Tutto eseguito dopo aver messo in sicurezza i palazzi vicini, dando vita agli spazi espositivi.

(l’intervento è stato realizzato da MILAN INGEGNERIA, fondata nel 2013 da Maurizio e Massimiliano Milan che progettano e realizzano interventi di natura complessa anche facendo uso di materiali non convenzionali)

Allo spazio ipogeo si accede dall’ingresso principale: attraverso una scala intagliata nella pietra serena, materiale estratto dalle cave tosco-emiliane, si arriva allo spazio espositivo composto da tre sale circolari e una grande ellittica. Questo spazio in penombra è avvolto da 30.000 conci di pietra che, disegnati uno a uno e sapientemente costruiti e montati, in maniera continua avvolgono tutto lo spazio.

L’edificio così si trasforma in un viaggio attraverso l’arte, l’architettura e il tempo.


La Fondazione è intitolata a Luigi Rovati, medico, ricercatore e imprenditore farmaceutico, Cavaliere del Lavoro e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 1961 fonda a Monza Rotta Research Laboratorium, una biotech anticipatrice, punto di eccellenza internazionale nella ricerca e nello sviluppo di nuovi farmaci, guidandola fino a diventare una tra le principali multinazionali farmaceutiche italiane.

«Quello tra storia e arte è un legame affascinante. Capire il rapporto che lega un popolo alle sue espressioni artistiche è avvincente, così come lo è vedere che i cambiamenti di stile nell’arte sono lo specchio di mutamenti nella società. Riuscire a cogliere questo legame mi ha aiutato a comprendere popoli lontani nel tempo e nello spazio e ha costituito la base della mia visione del fare impresa» Luigi Rovati


L’arch. Mario Cucinella, fondatore dello studio MCA, che ha curato il progetto di riqualificazione della Fondazione Luigi Rovati e Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati.

Condividi