La nuova Chiesa di S. Salvatore in Biancavilla (CT)

Un buon esempio di intervento per il completamento e la riqualificazione di un quartiere periferico, cresciuto senza un’adeguata strategia di pianificazione urbana. La nuova chiesa, pensata come un marcatore paesaggistico della presenza ecclesiale, diventa così un polo di riferimento per le attività pastorali e civili

La realizzazione della nuova Chiesa del SS. Salvatore a Biancavilla, ridente centro nel versante sud-occidentale dell’Etna, in provincia di Catania, vuole costituire un significativo tassello nel completamento e nella riqualificazione del quartiere marginale e popolare “Spartiviale” di Biancavilla (CT), esempio di brano di città cresciuta in modo disarmonico, al di fuori di ogni azione pianologica: in una parola ciò che internazionalmente viene definito “sprawl-town”, un neologismo – in lingua sassone, tra ‘sprawl’ (espansione incontrollata) e ‘town’ (città’) – caratterizzante quella “nebulosa urbana”, frangia della città consolidata, composta di spazi residuali tra incongrue emergenze edilizie.

La nuova Chiesa del SS. Salvatore non vuole cancellare l’identità dell’attiguo edificio parrocchiale, ma, anzi, sorgendogli accanto, ne intende rafforzare le ragioni e la forza; infatti, il fabbricato (che ospita la casa canonica, saloni parrocchiali e le aule per il catechismo e l’oratorio), polo di riferimento per attività sia pastorali sia sociali e civili, rappresenta memoria viva di come la Chiesa abbia contribuito in modo attivo ai cambiamenti sociali e culturali del quartiere periferico “Spartiviale” di Biancavilla, e, pertanto, rappresenta le radici di coraggio e semplicità su cui si è fondata la nuova Chiesa, le cui scelte progettuali sono improntate alla semplicità – sia concettuale che costruttiva (adatta al luogo ed alla sua storia) – nel segno della solidarietà e dell’accoglienza che caratterizzano la vita di questa parrocchia. 

Pensata, quindi, come un marcatore paesaggistico della presenza ecclesiale, ben riconoscibile per chi transita grazie all’alto campanile che ne segna la presenza nel territorio, riferimento simbolico non solo per gli abitanti del quartiere.

L’edificio si struttura come spazio sacro e pubblico al contempo, accessibile a tutti, un luogo di rifugio, preghiera e pace per il quartiere, una presenza amichevole e aperta agli abitanti, grazie ad un’architettura semplice ed organica ed alla particolare composizione volumetrica che informa il progetto all’impronta della sobrietà, della stabilità e del rigore.

Il volume della chiesa è alto e compatto (con coperture a falde inclinate), connesso a un altro minore destinato ai servizi parrocchiali (con copertura piana). Forme architettoniche semplici generate da una matrice geometrica quadrata che ha il compito di contrapporre al caos urbano circostante l’idea dell’ordine.

Quattro volumi a pianta quadrangolare si fondono creando un unico organismo edilizio, evocando l’unità della Chiesa con riferimento ai quattro Vangeli, al cui interno si colloca l’unico spazio dell’aula liturgica, caratterizzato esternamente da quattro falde di copertura, due inclinate in un senso e due nell’altro, tutt’e quattro con differenti quote d’imposta, con altezze crescenti nella direzione ingresso‐altare, tali da ricordare – nel prospetto – il profilo del Monte Tabor, luogo della trasfigurazione del Santissimo, cui il Tempio è intitolato.

Stessa modulazione delle altezze avviene per i soffitti all’interno dell’aula liturgica.

Ad essi si aggrega, attiguo al portale d’ingresso, un quinto modesto volume afferente al luogo del battesimo, contraddistinto nella falda di copertura da una finestra a forma di croce, attraverso cui la luce zenitale si specchia sul sottostante fonte battesimale. 

La chiesa si annuncia ai fedeli partendo dal sagrato. La facciata principale è caratterizzata da uno dei principali segni di riconoscibilità della tradizione cristiana: il portale d’ingresso.

All’aula liturgica si accede attraverso l’apertura centrale del portale e tramite l’ingresso secondario nell’atrio della sacrestia. Garantiscono un adeguato livello d’illuminazione naturale in tutto l’ambiente quattro vetrate (tutte opacizzate con intensità degradante sfumata verso il basso) che riflettono la presenza luminosa della chiesa nel quartiere, due sul fronte retrostante l’altare e due sul prospetto laterale su viale Europa, nonché talune finestre strette poste opportunamente nella parte alta delle pareti.

Una piccola apertura a forma di croce individua, nel prospetto su viale Europa, lo spazio celebrativo della penitenzieria, luogo del sacramento della riconciliazione.

La definizione dell’impianto liturgico è l’esito di un percorso progettuale articolato e molto ponderato. Punto focale della progettazione architettonica è stato il paradigma circolare – assembleare – comunitario identificato con l’altare-mensa: il popolo deve poter girare intorno all’altare e circondarlo, avvicinarlo da più parti per la duplice refezione al pane e al calice. All’altare è riservata la polarità primaria dello spazio.

Il luogo della celebrazione si presenta come uno spazio organico e fortemente orientato a partire dal percorso prcessionale che dall’ingresso conduce all’altare sormontato, alle spalle, dal Crocifisso.

Lo spazio penitenziale e il luogo del tabernacolo sono stati ricavati in zona riservata dell’aula, ma non nascosta, separati dall’aula liturgica da una fascia muraria divisoria curvilinea, attraverso cui si accede, in prossimità del portale d’ingresso, al battistero. Un profilo dorato distingue il varco e segna l’ingresso allo spazio della custodia eucaristica.

All’interno dello spazio aula si propone la sistemazione liturgica con:

– l’assemblea celebrante raccolta attorno alla mensa eucaristica;
– due accessi: quello sull’asse principale dell’aula liturgica e quello laterale dal vestibolo della sacrestia (per il celebrante esiste un terzo accesso diretto dalla sacrestia);
– il polo liturgico-altare, vero centro spaziale dell’edificio sacro, in asse all’ingresso principale della chiesa, che si appoggia sulla pedana, rialzata di un gradino, di un’ampiezza tale da agevolare i movimenti rituali;
– il polo liturgico-ambone, mensa della Parola, situato all’interno dell’assemblea, impostato sul pavimento al livello dei fedeli, ma che si innalza da esso grazie ai gradini ospitati al suo interno (inteso come tribuna elevata su cui è posto il leggio);
– il polo liturgico-sede del presidente, affiancata dai seggi dei ministri ordinati, facente parte dell’assemblea;
– il luogo del battesimo posto all’ingresso dell’aula a significare l’inizio del cammino di fede nonché la “porta” dei sacramenti;
– il polo liturgico-tabernacolo conservato in spazio destinato alla riserva eucaristica, per la comunione agli ammalati e la preghiera personale.

Alla sinistra del portale, davanti alla porta d’ingresso secondaria, una parete, incurvata anch’essa alla maniera dell’assemblea, identifica lo spazio dedicato al Santissimo Salvatore, – contraddistinto dall’immagine del volto di Cristo.

Una parete separa lo spazio riservato alla custodia eucaristica, adatto all’adorazione e alla preghiera personale, dalla penitenzieria.

Lo spazio dedicato alla statua della Madonna è ricavato lungo la fascia muraria divisoria curvilinea, tra l’apertura sulla penitenziaria e quella sul battistero.

La progettazione strutturale.

Nella progettazione dell’edificio in zona sismica di seconda categoria, se da un canto i muri d’ambito potevano essere pensati come pareti di calcestruzzo armato, senza alcuna difficoltà compositiva di ordine strutturale, in termini diversi si poneva l’organizzazione della struttura del tetto, che non poteva, o meglio non doveva, venir meno alla suggestione della scomposizione. Essa, tuttavia, aveva come conseguenza la generazione di quattro falde non attraversabili da elementi strutturali rettilinei aventi appoggio su pareti opposte.

Dopo alcune congetture, dal risultato non soddisfacente in termini di rispetto del progetto si scelse una struttura di acciaio di semplicità e leggerezza straordinarie, la quale trova il suo unico elemento espressivo e originale in una travatura ad asse spezzato che risolse i problemi di compatibilità.

Con essa si risolsero contemporaneamente il problema della cucitura delle quattro falde e il superamento dell’intera luce in pianta, pari al lato del quadrato.

Il componente fondamentale per l’equilibro della travatura è il “mozzo” posto fra le due semi-travature a forma di triangolo.

Esso è notevolmente sollecitato a torsione primaria ed è per questa ragione che è stato conformato con una sezione, circolare cava, la più idonea a conferire, con il suo funzionamento alla Bred, rigidezza e resistenza all’elemento cui è affidato il sostentamento di tutta la copertura.

Il mozzo è in definitiva il primo elemento della gerarchia delle resistenze, la cui legge fondamentale è così enunciabile: il componente portante deve essere sempre più resistente del componente portato.

Le foto successive mostrano la sovrapposizione dello schema della travatura principale sui volumi dell’edificio, da cui si comprende la necessità del disassamento delle due semi-travature per seguire la forma dell’edificio. Sullo sfondo si nota il campanile, semplice quinta di calcestruzzo armato.

Il soffitto che segue la frammentazione delle falde e ne è geometricamente l’esatto calco.

Il risultato è dovuto all’assenza alla vista delle travi dell’orditura e la conseguente nitidezza delle superfici.

Sull’orditura di acciaio è stata stesa una copertura di lamiera grecata e schiuma di poliuretano, che conferisce al tetto un elevato isolamento termico. Stesso trattamento è stato eseguito nelle gronde, per l’eliminazione dei ponti termici.

Tutto l’edificio è stato modellato per eseguire un’analisi agli elementi finiti, che tiene conto dell’interazione della struttura di acciaio, della struttura di calcestruzzo armato, della fondazione e del terreno.

Le foto mostrano il completamento dell’elementare orditura, con il montaggio delle travi secondarie e dei travetti rompitratta.


Ing. Maurizio Erbicella, si laurea in Ingegneria Civile sez. Edile, ind. Architettura e Pianificazione, nel 1983, presso l’Università degli Studi di CataniaCon un’esperienza trentennale nel campo della pianificazione urbanistica, territoriale e ambientale, è titolare di numerosi incarichi da Pubbliche Amministrazioni per la redazione di Piani Regolatori Generali e Valutazioni Ambientali Strategiche e/o di Incidenza Ambientale e vanta importanti sperimentazioni sul tema dell’urbanistica sostenibile, metodi innovativi di progettazione strategica e conseguenti tecniche per il raggiungimento efficace degli obiettivi di ecocompatibilità territoriale.


Progetto della Chiesa SS. Salvatore in Biancavilla

Progettaz. architettonica e direzione lavori: dott. ing. Maurizio Erbicella – Studio d’ingegneria Erbicella
Progettazione delle strutture: dott. ing. Antonino Russo – RCC ingegneria 
Coordinatore della sicurezza: dott. ing. Pietro Antonio furnari
Liturgista: don Giovambattista Zappalà
Parroco: don Salvatore Verzì
Artista: Antonio Santacroce
Rup: dott. Rosario Cosentino
Collaudatore statico: dott. ing. Francesco Zitelli

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