Testimonianze

Un viaggio nella bottega più antica del mondo, la fonderia delle campane Marinelli

Arrivare ad Agnone è già una magia. Da Isernia in poi lo scenario molisano muta insieme alla percezione dello spazio, del tempo, della vita.
Evitando la scorrevole fondovalle e percorrendo la “strada vecchia”, si attraversano boschi magnifici, impreviste prateria d’alta quota, estesi siti paleolitici e sullo sfondo il vario disegno delle montagne punteggiate di piccoli borghi di pietra, fermi ed eterni.

D’improvviso, adagiato su un dolce altopiano, si staglia il bel profilo aguzzo di campanili svettanti della città di Agnone.”Città” nel senso nobile del termine, non anagrafico, poichè conta poco più di 5000 abitanti. La sobrietà delle architetture nel centro storico e la raffinatezza delle loro decorazioni testimoniano un passato di grande opulenza e profonda cultura. Terra di santi, patrioti, intellettuali ed abili artigiani specializzati nella lavorazione dei metalli da quando, oltre 2000 anni fa, abili fonditori sanniti plasmavano idoli e monili, e incidevano testi sacri su tavolette di bronzo per invocare preghiere ai loro dei affinché fossero assicurate messi abbondanti e sane.
Intorno all’anno 1000 Agnone è una città conventuale e in questo clima monaci-artigiani si specializzano nella particolarissima arte della fusione delle campane. Attualmente 17 sono i campanili intra et extra moenia ma un tempo Agnone contava molte decine tra monasteri e cappelle.
La magia diventa realtà entrando nei suggestivi ambienti della fonderia Marinelli, divenuta “Pontificia” col Brevetto concesso da papa Pio XI nel 1924 per “merito e qualità”. Qui il tempo si è fermato e tra fasci di luce e aromi vari di fumi e sostanze si respira l’odore semplice e forte di mille anni fa. Tecniche, strumenti e materiali sono gli stessi utilizzati da quel Nicodemus Marinelli che già nel XIII secolo, ad Agnone, firmava le sue campane.

La notorietà della Fonderia Marinelli oltre che al pregio dei suoi prodotti è legata alla sua storia straordinaria. Storia che parla dell’impresa artigiana più longeva del mondo retta oggi dai fratelli Armando e Pasquale Marinelli. La loro linea di conduzione aziendale è quasi paradossale, sicuramente anacronistica ma contemporaneamente molto innovativa e affascinante: rispetto assoluto della tradizione e delle tecniche antiche. Questo garantisce l’unicità delle loro opere che non sono solo campane ma anche statue, portali, arredi, medaglie e trofei di bronzo.

Chi ha la fortuna di assistere all’antico rito della ”fusione”insieme alla sorpresa è pervaso da un’inattesa, corale emozione che si tramuta in commozione quando prelati, titolari, maestranze e un piccolo gruppo di ospiti (spesso i committenti) pregano intorno al forno dove il bronzo fuso sta per assumere, in forma di campana, la Voce di Dio. E’ un saluto e un augurio per la creatura che nasce, che sarà benedetta, diventerà sacra e diffonderà per il mondo il suo canto di grazia.

Sudore, fatica, preoccupazione, competenza, complicità ma essenzialmente fede e passione si percepiscono al culmine di una preparazione attenta e certosina, che dura circa tre mesi.
Le campane di Agnone sono le più belle al mondo (gli artisti della fonderia le ornano con raffinati ed esclusivi decori e con iscrizioni dedicatorie che storicizzano il bronzo e il luogo che le ospita) ma sono principalmente strumenti di suono molto complessi, dal timbro perfetto ed armonico, eventualmente in tono con altri bronzi.

Il mondo delle campane è davvero sorprendente e lo si intuisce visitando il Museo dedicato a Giovanni Paolo II, il Papa Santo che nel 1995 si recò presso la Fonderia Marinelli presenziando una fusione e incidendo il proprio nome nella creta.
Qui si scopre che in ogni tempo, in ogni dove, in ogni cultura (in Cina già 5000 anni fa), esistevano strumenti cavi, provvisti di un battaglio per produrne suono, di varia forma e dimensione; di bronzo, di ferro, di creta ed altre sostanze naturali.

Le guide del Museo spiegano come al valore pratico era sempre affiancato quello sacro e magico tanto che piccole campane hanno ornato monili e maschere rituali in ogni parte del mondo. Sul sepolcro del re etrusco Porsenna tintinnavano al vento centinaia di campanelle e piccoli sonagli pendevano dagli abiti di matrone e meretrici, di notabili e lebbrosi, di sacerdoti egizi e romani. Non a caso S. Antonio Abate, nato in Egitto intorno al 250 d.C. è raffigurato col campanello dei monaci mendicanti e un maiale accanto. Il suo culto, come tanti, affonda le radici nei miti pagani propiziatori che attraverso il suono della campana offrivano protezione contro ogni negatività invocando spiriti benigni a protezione del raccolto e del bestiame. Incertezze e paure venivano esorcizzate attraverso il ritmo ancestrale e monotono del sonaglio.

Con l’avvento del Cristianesimo la campana assume grande dignità e diventa il simbolo di aggregazione e di pace che tutt’oggi le si attribuisce.
Una sola, grande campana di bronzo viene issata su una struttura sempre più elevata per poter espandere il proprio messaggio a distanza sempre maggiore.

Così la Chiesa, 500 anni dopo Cristo, probabilmente in Campania,“inventa“il Campanile, l’axis mundi che collega la terra al cielo, l’uomo a Dio: un obelisco cristiano che in più ha una voce, dolcissima e festosa ma anche temibile e ammonitrice. La campana assume ora una funzione nobile e sacra che differisce da quella profana e apotropaica fin lì accertata.
I Marinelli ricordano come fino a pochi decenni orsono, oltre al valore simbolico relativo al culto, le campane del campanile o della torre civica avevano una funzione mediatica insostituibile e, con un linguaggio convenzionale e spesso locale, comunicavano costantemente con gli abitanti del borgo o del quartiere. Rintocchi diversi e noti a tutti invitavano alla preghiera, alla messa o all’adunanza, avvertendo dei pericoli o delle liete novelle, accompagnando la vita di ognuno dalla vita all’estremo saluto. Scandivano le ore del giorno e della notte e un’ora prima del tramonto avvertivano pescatori, boscaioli e contadini affinché rientrassero in paese prima del buio; annunciavano invasioni e tempeste e, si dice, se suonate con gran fragore, potessero dissolvere grandine e fulmini.

Oggi che la campana ha perso molte di queste funzioni non ha però perso il suo fascino antico e nella storica fucina di Agnone la famiglia Marinelli, come nel medioevo, continua a produrne per le torri e i campanili di tutto il mondo.

Alcune sono monumentali, sorrette da strutture basse perché possano essere ammirate, oltre che ascoltate, nelle piazze, nei Sacrari, nei Palazzi, nelle fabbriche e nei centri sportivi. Esse nei decori e nelle iscrizioni commemorano personaggi o eventi storici. Altre sono piccole, da parete o scrivania, e nascono per volontà di chi apprezza un oggetto unico e prezioso, carico di significati e irripetibile.

Una visita ad Agnone e all’ officina più antica e suggestiva del mondo resta indelebile negli occhi e nel cuore insieme alla voglia impellente di ripeterla ancora.

Paola Patriarca

Vuoi vedere l’articolo completo? Completa il modulo

Facebook Comments
Nuove forme di finanziamento per dare credito al Terzo Settore
1 Novembre 2018
Il Museo Diocesano per il recupero della memoria e l’identità dei territori
6 Agosto 2018

Leave a Comment