Ecco di cosa parleremo in questa notizia
Ci sono luoghi che custodiscono reperti e luoghi che custodiscono le nostre origini. Golasecca appartiene ai secondi: qui, sulle rive del Ticino, tremila anni di storia collegano i primi Celti d’Italia, la nascita dell’archeologia moderna, il Risorgimento e l’Europa contemporanea. Conoscere questa storia significa conoscere una parte di noi stessi.
Prima di Roma, nel cuore dell’Europa
Molto prima che Roma estendesse il proprio dominio sull’Italia settentrionale, il territorio attorno a Golasecca era uno dei nodi di una civiltà sviluppatasi tra l’area subalpina e la Pianura Padana. La cosiddetta Civiltà di Golasecca affonda le proprie radici nella fase protogolasecchiana tra XII e X secolo a.C. e si sviluppa pienamente durante la prima età del Ferro, tra IX e IV secolo a.C.
Il Ticino non rappresentava un confine, ma una grande via di comunicazione. Attraverso questi territori transitavano uomini, merci e idee: i Golasecchiani svolsero un ruolo di collegamento tra il mondo etrusco e mediterraneo e le popolazioni celtiche d’Oltralpe. La loro storia permette quindi di leggere Lombardia, Piemonte, Canton Ticino e regioni alpine non come periferie isolate, ma come parti di una rete europea esistente già millenni fa.
L’Abate Giani e una scoperta diventata europea
Poi, dopo quasi tremila anni, entra nella storia un uomo di Golasecca: l’abate Giovanni Battista Giani (1788-1857). Studioso di storia antica e filologia e professore di greco e latino a Milano, negli anni Venti dell’Ottocento iniziò a scavare nelle brughiere intorno al suo paese, riportando alla luce numerose sepolture. Interpretò inizialmente quei ritrovamenti come testimonianze della battaglia del Ticino tra Annibale e Scipione del 218 a.C.; l’interpretazione sarebbe stata successivamente corretta, ma quelle ricerche aprirono una strada fondamentale.
Nel 1865 Gabriel de Mortillet riconobbe infatti quei reperti come appartenenti a una cultura preromana dell’età del Ferro. Il nome del piccolo paese lombardo entrò così definitivamente nel vocabolario dell’archeologia internazionale: Cultura di Golasecca.
Dall’archeologia al Risorgimento: costruire un’identità
La figura di Giani appartiene anche al clima culturale dell’Ottocento nel quale maturò il Risorgimento. È importante distinguere i piani: le sue ricerche archeologiche non coincidono con il processo politico risorgimentale. Ma appartengono alla stessa epoca nella quale l’Italia cercava nelle proprie radici storiche e culturali gli elementi di una coscienza comune, mentre il Risorgimento conduceva progressivamente dal frazionamento politico all’unità nazionale.
Ed è suggestivo osservare questo filo storico: una civiltà di tremila anni fa, un abate ottocentesco che ne riscopre le tracce, l’Italia che costruisce la propria identità nazionale e, oggi, un’Europa che invita a riconoscere e proteggere il proprio patrimonio comune.

Golasecca incontra le Giornate Europee del Patrimonio
Il 26 e 27 settembre 2026 questo lungo racconto entra pienamente nel presente con le Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinate in Italia dal Ministero della Cultura. Il tema scelto quest’anno è particolarmente significativo: “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”.
A Golasecca il principio diventa esperienza concreta. Il GAM – Golasecca Archeologia Multimediale propone sabato 26 e domenica 27 settembre visite guidate alle 15.30 e alle 16.30; domenica è inoltre previsto il laboratorio Modello Golasecca, dedicato all’argilla e alla possibilità di “reinventare 3000 anni di storia”. Le attività sono gratuite, con prenotazione obbligatoria.
Ed è proprio quel verbo, reinventare, a spiegare perché l’archeologia non debba essere considerata una materia immobile. Proteggere un vaso, una necropoli o un sito significa certamente conservarne la materia, ma soprattutto continuare a trasmetterne il significato.

Un patrimonio italiano, ma anche europeo
La Civiltà di Golasecca racconta qualcosa che supera ampiamente i confini del Comune che le ha dato il nome. Racconta commerci attraverso le Alpi, contaminazioni culturali, mobilità, capacità artigianali e rapporti tra Mediterraneo ed Europa centrale. Persino i ritrovamenti archeologici effettuati durante la realizzazione del collegamento ferroviario di Malpensa hanno riportato alla luce decine di sepolture e centinaia di reperti, dimostrando quanto questa storia continui letteralmente a riaffiorare sotto il territorio contemporaneo.
Per questo Golasecca è un luogo che ogni italiano, e ogni europeo interessato alle proprie radici culturali, dovrebbe conoscere. Non perché la storia debba diventare celebrazione, ma perché conoscere ciò che esisteva prima di noi permette di comprendere meglio il territorio che abitiamo oggi.
Le Giornate Europee del Patrimonio ci ricordano che un bene culturale sopravvive davvero soltanto quando qualcuno continua a conoscerlo, studiarlo, proteggerlo e raccontarlo.
Il 26 e 27 settembre il primo gesto è molto semplice: venire a Golasecca. Entrare al GAM. Guardare quei reperti e provare a immaginare le persone che, tremila anni fa, vivevano sulle stesse rive del Ticino sulle quali viviamo e viaggiamo ancora oggi.
Visitate il GAM – Golasecca Archeologia Multimediale. Perché tremila anni di storia non sono soltanto il passato di Golasecca: sono una parte del nostro patrimonio italiano ed europeo.
