Architettura

Luce e colori nelle vetrate di padre Costantino Ruggeri

Padre Nazareno Fabbretti, Sua Eminenza il Cardinal Gianfranco Ravasi e numerosi critici d’arte. In verità, più che il calcestruzzo, il ferro e le murature, è la luce che parla al cuore dell’uomo entrando nelle sue chiese progettate con ampie e luminose vetrate.

Più di dodicimila metri quadrati sono stati eseguiti nel Convento francescano di Canepanova in Pavia, dove Padre Costantino costituì una bottega d’arte e dove per cinquant’anni diede vita ad un laboratorio per l’esecuzione delle vetrate artistiche in vetro antico soffiato legate in piombo e saldate a stagno.

Non c’è cappella, chiesa, santuario da lui realizzato che non parli il linguaggio della luce e del colore.

Era affascinato dal prodigio a cui assistiamo quando i raggi del sole attraversano il vetro antico soffiato lasciato nella sua purezza cristallina per riempire lo spazio, raggiunto dai raggi, di una ineffabile presenza mistica.
Il cuore dell’uomo canta la gioia e la pace interiore. Lo spettacolo di bellezza che viviamo non è statico, ma mutevole secondo le ore del giorno e secondo le stagioni.
Come si è circondati da luci soffuse ed impalpabili nelle ore dell’alba e del tramonto, così si è inebriati di luce potente nelle ore del meriggio quando il sole è allo zenit.

Padre Costantino si applicava con rara perseveranza allo studio delle vetrate. Predisponeva i primi disegni su carta lucida tracciando a matita le figurazioni, arricchite poi dalla sapiente tessitura di linee di costruzione in un alternarsi armonico tra curve sinuose e rette attraversanti grandi campiture a costruire unità tra i vari pannelli di cui la vetrata era composta. Passava successivamente al colore che nei primi tempi, negli anni sessanta, erano stesi a pennarello, dagli anni settanta verificati con collages o con modelli in scala nei quali veniva sperimentato a mosaico lo stesso vetro che sarebbe stato utilizzato per la realizzazione al vero. Sono conservati molti modelli, più di cento, che riproducono esattamente le vetrate eseguite.

Dopo l’anno duemila si iniziò ad impiegare il computer per i vantaggi offerti dal facile cambiamento di sfumature di colore nella fase ideativa. I temi più cari a padre Costantino trattati nelle vetrate erano il cantico delle creature, la celebrazione della bellezza della natura, cantata nelle forme più libere, i cicli della storia della salvezza, l’Apocalisse con lo spettacolo di nuovi cieli e nuova terra.

Il simbolo del sole era da lui preferito per inneggiare a Cristo Risorto e di questo ne fece il messaggio ricorrente e il più significativo delle sue vetrate.

Nelle pareti interamente a cristallo del Nuovo Santuario del Divino Amore a Roma, con uno sviluppo di quasi millequattrocento metri quadrati, non esistono diaframmi che intercettano lo sfolgorio di luce che penetra intenso e grandioso nello spazio interno dell’aula ecclesiale.

Si è circondati dai colori vibranti del vetro soffiato, immersi in una grotta azzurra dove tutto scintilla come musica melodiosa. E’ presente in modo creativo la trattazione della storia della salvezza. Una parete laterale in un germogliare tenero di verdi primaverili canta l’annuncio dell’Angelo a Maria. Frontalmente campeggia il grande disco solare di sei metri di diametro, simbolo della Resurrezione con inciso il nome di Gesù Salvatore. La cappella del Santissimo si protende nel cavedio interno a giardino per favorire colloqui intimi con il Signore, per ascoltare la Sua Voce, circondati da pennellate di luce a vari colori.

Località lontane hanno il segno della luce e del colore con cui Padre Costantino ha voluto cantare la gioia della vita nuova in Cristo: il Santuario di San Francesco Saverio a Yamaguchi in Giappone, il Santuario della Madonna del Latte a Betlemme in Palestina, e numerose chiese in Italia portano il distintivo delle forme inventate da Padre Costantino. In ogni regione oltre alle chiese, moltissime cappelle, e persino piccoli cenacoli, come amava chiamarli padre Costantino, sono stati creati con le gemme sfolgoranti dei colori delle vetrate. Anche edifici pubblici e case di abitazione conservano testimonianze di opere costantiniane.

La mirabile attività contrassegnata dallo zelo per la produzione di vetrate non si è spenta quando Padre Costantino ha terminato la sua corsa. Lo Studio Ricerca Arte Sacra in Pavia, presso il Duomo, continua nella produzione delle vetrate artistiche con lo stesso entusiasmo e lo stesso ardore.

Nel laboratorio si conservano tutti i bozzetti della lunga attività che per decenni ci ha visto impegnati in una ricerca inesauribile di sempre nuovi motivi, nella creatività propria delle visioni dell’arte e della spiritualità contemporanea.

Nuovi episodi e nuovi cicli, tra cui quelli del Monastero tedesco di Maria Laach, della chiesa parrocchiale di S. Pio X a Guspini in Sardegna, interamente rinnovata anche nella veste architettonica, esprimono la gioia di proseguire in un percorso tracciato con laboriosità e impegno assiduo, proprio di una attività artigianale che non vuole estinguersi, anzi vuole proporsi per la ricchezza di espressioni che aprono ad un futuro di luminose realizzazioni artistiche.

Luigi Leoni e Chiara Rovati architetti

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