Testimonianze

L’Arte della luce per valorizzare il patrimonio

Il progetto “Where there was Light” (Dove c’era Luce) si occupa di dare nuova luce a luoghi di culto, con un focus particolare sugli edifici di culto, sconsacrati o loro pertinenze, per conferire loro nuova identità o far rivivere questi luoghi. La luce può divenire uno strumento estremamente potente, avere un ruolo politico, nel senso più profondo del termine, per evidenziare l’importanza che il riuso deve avere nelle politiche urbane contemporanee

Parlare del rapporto tra illuminazione e la valorizzazione del patrimonio storico ecclesiastico non è semplice. L’idea stessa che ci trasmette la parola luce etimologicamente richiama l’apparire di qualcosa, il rischiarare dalle tenebre, le tenebre dell’abbandono e dei tanti edifici “spenti”, che sempre di più permeano le nostre città.

Sono proprio le tenebre a caratterizzare questo problema. Di notte, le città sono scenario di un forte contrasto, quello tra gli edifici vivi ed illuminati, e quelli abbandonati, oscuri segnali di declino che marchiano le città. Un problema che sempre più si vede nei piccoli centri, dove anche le attività commerciali chiudono aggiungendo declino a declino, spesso là dove è proprio l’assenza di luce ad attirare attoniti il nostro occhio, e renderci coscienti di quello che sta succedendo.

I luoghi di culto, purtroppo, sono vittima molto spesso di un fenomeno anche peggiore, nel senso che, alcuni edifici, persa la loro funzione e sconsacrati e adibiti ad altri scopi, oppure sono diventati involucri vuoti che hanno perso la memoria della loro originale funzione, in attesa di un’incerta quanto improbabile nuova forma di vita.

Ci racconti il tuo percorso di ricerca tra luce e arte ?

“Nella mia ricerca, ho sviluppato una serie di progetti in cui la luce incontra l’arte tramite installazioni che sappiano trasformare e dare una nuova immagine agli spazi religiosi. Con un approccio etico e rivolto a creare valore per le comunità, i miei progetti sono sviluppati per ridare identità ai luoghi, usando la luce come un tramite e un nuovo modo di comunicare uno spazio o veicolare messaggi.

Accanto ai progetti di valorizzazione illuminotecnica degli spazi ecclesiastici sviluppati con Luminum, ho sviluppato un progetto parallelo per ampliare la fruizione degli spazi ecclesiastici vuoti o dismessi, dando loro nuovo valore.

Il progetto, nato per dare nuova luce a luoghi “vuoti”, è stato rinviato nel suo programma originale (con una nuova installazione all’interno di una Chiesa Sconsacrata di Novara, previsto per lo scorso mese di aprile ) a causa del lockdown covid-19, in cui improvvisamente i luoghi di culto si sono ritrovati vuoti, distanziati forzatamente dai fedeli che li vivono ogni giorno.

Questa distanza forzata è stata sofferta, ma non ha inciso sulla fede che è rimasta forte ed è riuscita attraverso i social e gli strumenti web, a trovare il modo di ricongiungere fedeli e spazi di culto.

Questo rapporto è al centro del mio nuovo progetto, che ha voluto sviluppare un percorso nei santuari simbolo dell’area del Piemonte orientale, attraverso la creazione di un evocativo fascio di luce, un segno luminoso in grado di riconfermare il senso di questi luoghi facilitando la presenza dei fedeli in forma ideale attraverso un’intensa partecipazione spirituale ed emotiva anche a distanza.”

Progetto The Light of Faith (La Luce Della Fede)

The Light of Faith

Durante l’emergenza data dal COVID-19, gli spazi di culto si sono ritrovati improvvisamente vuoti, i fedeli non potevano più ritrovarsi e a loro sono venute incontro le nuove tecnologie, video, foto per mantenere quel rapporto con lo spazio a cui sono legati.

Su questo fronte, per rappresentare la sacralità di questo rapporto, è stato sviluppato un modello di installazione di light art.
Ha preso così forma un progetto che si prolungherà in questi mesi attraverso installazioni in diversi luoghi di culto nell’area del Novarese e del Verbano Cusio Ossola.

La luce diventa segno della fede e della speranza, diventa un simbolo di quel rapporto spirituale che lega il fedele alla chiesa, indipendentemente dalla sua presenza. Questa forza è rappresentata da un fascio di luce, che attraversa verticalmente la chiesa, da terra alla cupola, una luce che illumina lo spazio grazie alla sua forza.

Sede dell’installazione il Santuario della Madonna del Sasso, splendido santuario del XVIII Sec, in stile tardo barocco a croce greca, su uno sperone roccioso sopra il lago d’Orta, punto panoramico d’eccezione per abbracciare, con un solo sguardo, tutto il Cusio e i monti della riviera orientale.

Lo spazio, attualmente in fase di rinnovamento dell’impianto di illuminazione, è stato selezionato per la forte valenza simbolica del luogo, insieme allo stretto legame che hanno gli abitanti della sponda del lago con il loro Santuario.

Progetto where There was Light (Dove c’era Luce)

Il progetto “The light of Faith”, nasce dall’esperienze di un progetto più ampio sviluppato in questi anni, chiamato Where there was Light.
Il progetto Where there was Light, si occupa di dare nuova luce a luoghi di culto, con un focus particolare sugli edifici di culto, sconsacrati o loro pertinenze, per conferire loro nuova identità o far rivivere questi luoghi.

I luoghi di culto sono da sempre spazi di inclusione e comunità, luoghi che accolgono e invitano a (Ri)trovarsi, a riflettere e riunirsi.
Con il progetto Where There Was Light, si vuole intervenire, innescando una serie di visioni che possano attivare un nuovo modo di vivere e pensare, in cui la luce diventa innesco per vedere in modo diverso lo spazio e recuperare un’inedita dimensione comunitaria, dove la luce diventa il dispositivo per creare nuovi significati e relazioni.

Una delle prime applicazioni è avvenuta nell’ ex cappella interna ad un istituto scolastico a Como con un progetto intorno due possibili usi dello spazio, sia come area di lavoro per gli studenti di Fashion Design e set fotografico, sia come sala eventi per conferenze.

Il progetto ha inteso così richiamare l’identità dell’ex luogo di culto, dando una dimensione eterea dello spazio, ridare una nuova visione dello spazio, restituendo le caratteristiche visive. Ciò avviene tramite un gioco di luci sviluppato attraverso un’attenta calibratura di luci a led e neon, che si disperdono creando uno spazio dai confini labili.

L’installazione è stata sviluppata per creare uno spazio etereo, che annulli i rivestimenti recenti delle superfici, dando una nuova dimensione spaziale e creativa dello spazio, tramite un bilanciamento e una mescolanza di fonti luminose a led e al neon che, combinate, creano diversi livelli di “spessore” della luce percepita.

Quadriportico del duomo di Novara

Menzione particolare va riservata all’installazione dedicata al quadriportico del Duomo di Novara. Il luogo scelto è l’ingresso secondario del quadriportico del Duomo di Novara, uno spazio mutato e trasformato dalla sua originale configurazione. Chiuso da cancellate, tra i parcheggi di accesso e ingresso di uffici, aveva bisogno di richiamare la sua valenza di luogo di accoglienza per i fedeli.

L’anima dell’installazione è nel gioco di ombre e linee geometriche, sviluppate dal passaggio delle persone tramite sensori di presenza, creando una scansione al passaggio che valorizza l’ingresso laterale del quadriportico del duomo. La luce è stata studiata per creare un effetto luminoso geometrico e simmetrico tramite le ombre create sulla volta centrale.

Una luce di accento che caratterizza il passare dei fedeli, rispettando la monumentalità e la sacralità del luogo, un’installazione studiata per dare un segno leggero e rimanere mimetica, visibile da chi raggiunge il quadriportico ma non da chi la attraversa. Una presenza che diventa involontaria protagonista dell’azione che attira l’occhio e richiama verso il quadriportico che accoglie il fedele che attraversa la luce.

La luce è in grado di orientare gli sguardi ed enfatizzare gli elementi architettonici, con questo spirito l’installazione si sviluppa e si anima grazie al passaggio delle persone. La scansione del tempo data dal passaggio dei fedeli e dalla luce della chiesa, risveglia questi luoghi e ridà importanza al gesto del passare dalla città al portico, riattraversando un confine temporale e religioso al contempo.

Duomo di Novara

Tra light Art e Recupero del Patrimonio

Il ruolo del Lighting Designer, e dei progettisti, è quello di creare nuovi metodi, idee ed esperimenti per risolvere o, al contrario, evidenziare il problema. La luce può divenire uno strumento estremamente potente, avere un ruolo politico, nel senso più profondo del termine, per evidenziare l’importanza che il riuso deve avere nelle politiche urbane contemporanee.

Negli anni, l’impossibilità di creare installazioni permanenti, per le difficoltà legislative e di sicurezza, hanno però visto il nascere di un movimento di light artist, capaci di evidenziare questa necessità tramite progetti a diverse scale.

Il ruolo della light art non è infatti abbellire questi luoghi, ma riuscire a trasmettere, tramite un messaggio semplice come quello della luce, la necessità di un cambiamento di rotta, di un nuovo ragionamento che possa rimettere al centro il ruolo delle comunità e di come il riutilizzo degli immobili possa creare un miglioramento della qualità della vita delle persone.

Andrea Carson

Andrea Carson Light Designer, è specializzato nella valorizzazione di immobili storici, con numerose esperienze di valorizzazione illuminotecnica di immobili ecclesiastici ( tra gli altri, la Cattedrale di Novara, il Quadriportico del Seminario di Vercelli e il Santuario di Barbana). Nel 2015 fonda Luminum, studio di lighting design premiato a livello internazionale specializzato nell’illuminazione di beni storici, monumenti e progetti urbani, di cui ricopre la carica di technical director. Nel 2020 è stato premiato tra i 40 più importanti light designer a livello internazionale all’interno dei Lighting Design Award dalla rivista inglese Lighting Magazine. Sito: https://luminum.it/

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