Architettura

Il San Rocco un esempio virtuoso di rinascita culturale

La riapertura dell’Oratorio San Rocco e il progetto diocesano AXIS MAB per la ricerca, le arti e il dialogo culturale nella diocesi di Trapani. Quattro linee ispiratrici per ricostruire l’identità.

Don Liborio Palmeri,
Rettore della Chiesa-Oratorio San Rocco, Trapani

Passeggiare per Trapani è un’esperienza esteticamente molto gratificante perché la città si distende come una falce tra due mari, il Tirreno e il Canale di Sicilia, ed è caratterizzata da un dedalo di vie che ogni tanto fanno la sorpresa di mostrare contemporaneamente, da un lato e dall’altro, i loro due azzurri orizzonti.

Breve storia di Trapani

Per questa sua posizione strategica Trapani, durante la seconda guerra mondiale, è stata una delle città più bombardate d’Italia, subendo la distruzione del porto e la devastazione del centro storico. Nel dopoguerra, la sua popolazione, allettata dalla promessa di una vita più comoda, è stata spinta a trasferirsi in anonimi quartieri di nuova costruzione. Nel centro storico, ormai quasi totalmente disabitato, anche le chiese hanno purtroppo subito un generale stato di abbandono. La maggior parte di esse sono di proprietà dello Stato, che le amministra attraverso il Fondo Edifici Culto (FEC) della Prefettura. Essendo infatti Trapani una delle città più ghibelline del Sud, ha vissuto con particolare euforia gli effetti del regio decreto del 1866, ovvero la soppressione degli ordini religiosi, l’incameramento dei beni ecclesiastici, e quindi la trasformazione di alcune chiese in edifici destinati ad uso civile, come scuole, ospedali, uffici. Di una di queste chiese, precisamente del San Rocco, brevemente raccontiamo le innumerevoli trasformazioni a partire dal Cinquecento, fino alla rinascita di questi ultimi anni avvenuta nel cuore della movida notturna della città attraverso un articolato progetto portato avanti da chi scrive e da numerosi laici credenti e non credenti.

STORIA E GENESI DEL SAN ROCCO

Alla fine del Cinquecento scoppiano in Europa diversi focolai di peste. Anche Trapani viene duramente colpita dalla morte nera. Alcuni eremiti francescani, guidati dal frate Michele Burgio, scendono da monte Erice a soccorrere la popolazione. Finito il flagello, a motivo del loro coraggio, essi ricevono in dono dalla famiglia del nobile Berardo Di Ferro una piccola chiesa, con l’unica clausola di lasciarne per sempre la titolarità a San Rocco, protettore degli appestati (1576). In breve tempo i Francescani Terziari Regolari costruiscono il loro convento e ingrandiscono la chiesa, che prima diventa barocca (nel 1653) e poi viene trasformata dall’architetto Paolo Rizzo, allievo di Giovanni Biagio Amico, in un’imponente chiesa dalle linee neoclassiche (1766) arricchita di pregevoli opere d’arte. Con l’unità d’Italia anche la chiesa di San Rocco viene dismessa al culto con la triste dispersione del suo patrimonio artistico e già nel 1878 essa viene aperta al pubblico come… ufficio postale! Probabilmente è in questa fase che tra le colonne delle navate laterali vengono aggiunti degli archi in pietra per separare i vari reparti dell’ufficio.

Con il bombardamento bellico crollano la facciata, la volta e le cappelle delle navate laterali; il transetto e l’abside vengono tranciati e al loro posto nasce una strada, oggi via Carlo Guida. La ricostruzione dell’edificio, a vederla oggi, risulta un’operazione davvero difficile da comprendere. La chiesa, infatti viene fatta scomparire all’interno di un palazzo che le viene costruito addosso come un vestito e resta nascosta tra le sue murature. Cambia anche la destinazione d’uso. Al piano terra nasce l’Ufficio di Igiene e Profilassi della città, struttura sanitaria per le vaccinazioni dei bambini, le punture antirabbiche, le analisi cliniche (probabilmente a supporto del vicino ospedale Sant’Antonio Abate). Nel piano ammezzato vengono collocati uffici di vario genere. Infine nel piano superiore le stanze diventano aule scolastiche che nel tempo ospitano l’istituto di ragioneria, il liceo classico e quello scientifico. Ai vari livelli vengono lasciate delle terrazze. Quando il 13 giugno 1960, per un’altra legge dello Stato, il palazzo viene restituito (si dice “retrocesso”) dal Fondo Edifici Culto alla proprietà ecclesiastica, ben pochi trapanesi ricordano che esso era in origine una chiesa.

I cinquant’anni successivi sono facili da raccontare. Dopo trent’anni di uso ancora civile, l’edificio viene chiuso e infine totalmente abbandonato. Attorno ad esso va in rovina il vecchio ospedale della città e lo spiazzo antistante viene rinominato dai giovani “piazza canna”, per i motivi che si possono immaginare. Vent’anni dopo, nella primavera del 2012, quando ci metto piede come nuovo rettore, lo scenario è questo: ovunque polvere, finestre aperte, colombi che volano all’interno di tutto l’edificio con un effetto Hitchcock abbastanza inquietante, escrementi sui pavimenti e sui muri.

LE 4 LINEE ISPIRATRICI

In realtà, passandoci, da tempo guardavo quell’edificio e speravo che un giorno potesse diventare uno spazio disponibile per il progetto diocesano che stavo portando avanti con alcuni laici. Ma, ora che potevo esplorarlo, bisognava prima ascoltare la voce delle sue pietre, il riverbero della storia che vi era trascorsa, i suoi suggerimenti. E la storia, quella che in breve ho già raccontato, ha fatto individuare quattro linee ispiratrici attorno a cui ricostruire l’identità del San Rocco come chiesa-oratorio da aprire nuovamente al culto.

  1. Innanzitutto la cura spirituale per la guarigione interiore della persona, proseguendo idealmente il lavoro dei francescani e ispirata all’incontro del poverello di Assisi con il lebbroso. Non esiste infatti solo la peste che colpisce il corpo, ma le ferite e i contagi dell’anima che hanno bisogno di ascolto e del balsamo della parola e dell’immagine. La preghiera, l’accompagnamento spirituale e le arti, come sappiamo, hanno in sé una grande forza terapeutica.
  2. L’educazione e la formazione culturale, filosofica e teologica, tipica di tutti i luoghi di aggregazione cristiana, e assai pertinente in un luogo che ha ospitato anche diverse scuole.
  3. La pratica delle arti, secondo la grande tradizione della Chiesa che ha trasmesso la sua fede, i contenuti del vangelo e i suoi valori sempre mediante il loro incontro nella musica, nel teatro, nelle arti visive. E il San Rocco nel suo splendore esprimeva questa bellezza.
  4. Infine la fraternità delle relazioni aperta ad una visione cattolica dell’incontro tra le persone, cioè senza alcun pregiudizio, e secondo il principio dell’ospitalità proprio dei conventi francescani.

IL PROGETTO PASTORALE

Questa riscoperta identità era in perfetta sintonia e poteva fare da centro (anche fisico), come di fatto è avvenuto, al progetto pastorale diocesano per la ricerca, le arti e il dialogo culturale, denominato AXIS, concepito circa venti anni fa all’interno del Seminario Vescovile di Trapani come progetto educativo per i giovani e sviluppato concettualmente intorno al rapporto tra memoria, parola e immagine.
Nella memoria biblica la prima parola che Dio pronuncia nella creazione è la Luce, che permette la visione. Di conseguenza, nella struttura dell’uomo, memoria, parola e immagine sono strettamente connessi.

IL PROGETTTO AXIS MAB

Nel progetto AXIS MAB abbiamo espresso quest’idea antropologica con i tre colori primari: il blu, il rosso, il giallo, che servono a creare tutti gli altri colori, e con la stella a otto punte, simbolo battesimale dei tempi nuovi inaugurati dalla Pasqua di Cristo. All’archivio abbiamo attribuito il blu divino della memoria (esso contiene la memoria fondativa della Chiesa di Trapani). Alla biblioteca il rosso sangue delle parole (e della Parola) che servono a nutrire e trasmettere la conoscenza mediante i libri. Al museo di arte contemporanea, il giallo oro della luce creativa. Essi possono essere rappresentati unitariamente attraverso l’immagine dell’Axis Mundi, l’albero cosmico della croce verso cui tutto converge, in cui le radici esprimono, per così dire, la memoria del passato, il tronco rappresenta la trasmissione della Parola di Dio e delle parole umane, i rami indicano le arti che si estendono verso il futuro offrendo i frutti della creazione artistica. Con la caratterizzazione di questi tre colori sono nati i tre luoghi fisici: il Museo, l’Archivio e la Biblioteca, il MAB, appunto. La Biblioteca e l’Archivio hanno preceduto il San Rocco. La Biblioteca Diocesana, collocata nel palazzo del Seminario, ha visto la luce nel 2006 con l’apertura al pubblico del fondo moderno intitolato al sacerdote architetto trapanese Giovanni Biagio Amico; nel 2009 è seguita l’apertura del fondo antico e dello spazio per bambini e ragazzi Il piccolo principe, che ormai da 10 anni accoglie circa 50 famiglie che portano i loro bambini al Treno delle storie, un’esperienza educativa che consiste in letture a voce alta di storie e fiabe ispirate al progetto Nati per leggere; nel 2015 ha trovato una collocazione distinta anche il fondo teologico. L’Archivio è stato aperto nel 2011 con moderni criteri scientifici di catalogazione e di reperimento delle carte.
Il San Rocco poteva diventare (ed è diventato) il centro in cui far intrecciare le sinergiche azioni culturali di queste tre Istituzioni dislocate in luoghi diversi.

INCONTRO CON LA COMUNITÀ

Dunque, dopo vari sopralluoghi e una prima sommaria pulizia, il 10 novembre 2012 alcuni volontari si sono inventati il San Rocco Day, un giorno di lavoro gioioso che ha riaperto le porte del San Rocco alla Città. E sui volontari si regge ancora oggi la vita comunitaria del San Rocco. Nell’inverno del 2013 due eventi artistici, la notte di San Rocco e Punto Gamma, hanno mostrato per la prima volta quel che oggi è evidente: che il luogo piace moltissimo ai ragazzi; che gli artisti ne sono affascinati; che la gente, incuriosita, ha voglia di riappropriarsi di un luogo storico che aveva dimenticato.

Cominciano i lavori. Con grande sorpresa viene ritrovata nel sottotetto una seicentesca statua di sant’Antonio e in una chiesa vicina viene recuperata la prima cinquecentesca statua di San Rocco. Al piano terra per prima cosa rinasce il luogo di culto, tappa obbligatoria secondo il decreto di restituzione della Prefettura, ma anche cuore di tutto il percorso da proporre un giorno ai visitatori.

Il 16 luglio del 2014, per la prima volta dopo un secolo e mezzo, Mons. Pietro Maria Fragnelli ha presieduto l’eucaristia nel rinato San Rocco. L’androne del vecchio Ufficio di Igiene e Profilassi è diventato un oratorio di 70 posti, arricchito di opere dell’artista Marco Papa, in particolare il Crocifisso detto“Danzante” collocato nella piccola abside, che rimane sempre ben visibile dall’esterno dove i giovani vivono la loro movida. E dal 2014, una volta la settimana, una piccola comunità si riunisce per la messa, ma anche per l’adorazione eucaristica e per momenti di catechesi.

CULTO E CULTURA

Al San Rocco culto e cultura non sono separati. E così la piccola comunità che frequenta l’oratorio per la preghiera si dilata in quella ben più ampia che vive gli innumerevoli eventi artistici e culturali che vi si organizzano. Per questo motivo tra la piccola chiesa e le stanze collegate dai riscoperti archi della vecchia Posta, non c’è soluzione di continuità. Le certezze della fede espresse nel culto si confrontano con le domande sulla fede di cui l’arte contemporanea è espressione. Non si è voluta negare, ma anzi si è deciso di riaffermare l’identità laica di 150 anni di storia, ma ritessendo i fili di un’altra identità che si era perduta. Questa identità oggi ritrova nel piccolo altare della celebrazione il suo battito pulsante d’energia. Per questo abbiamo chiamato il piano terra: “piano del cuore”.

MUSICA E ARTE

In questo piano terra dal 2015 al 2018 si sono realizzate dieci mostre: di Roberto D’Alìa (2015), Jano Sicura e Franco Lippi (2016), Francesco Arecco, Marco La Rosa, Mattia Novello, Grazia Inserillo, Maurizio Pometti (2017), e un’importante retrospettiva di Mario Cassisa (2018). Emblematica per spiegare il tratto distintivo del San Rocco è stata la mostra U santu Patri, dedicata a san Francesco di Paola, che ha messo insieme culto, storia, agiografia, devozione popolare, tradizione artistica del passato e arte contemporanea, accogliendo sette importanti artisti del panorama italiano (alcuni più volte presenti alla Biennale di Venezia) come Andrea Aquilanti – Davide D’Elia – Gianni Dessì – Giuseppe Gallo – Gianfranco Grosso – Pier Paolo Lista – Marco Papa.

Pur se da una posizione di outsider, il San Rocco si va sempre più conquistando un ruolo significativo nell’arte contemporanea in Italia, facendo da ponte tra la sensibilità religiosa degli artisti e la grande tradizione artistica della Chiesa, offrendosi come un grande laboratorio di personali sperimentazioni fuori dai circuiti commerciali dell’arte. Un artista ormai famoso come Adrian Paci ha ammesso che solo al San Rocco avrebbe potuto esporre le sue opere assieme a quelle del padre Ferdinand, morto a trentacinque anni quando lui ne aveva sei.

Queste attività espositive attirano le scuole di ogni ordine e grado, gruppi culturali ed ecclesiali per le visite guidate; ma hanno permesso anche collaborazioni originali come per la Cena con Matisse, in cui il museo ha proposto al pubblico una conferenza sulle avanguardie, insieme ad una mostra di perfette riproduzioni delle grandi opere delle avanguardie realizzate dai ragazzi del Liceo artistico e ad una cena di prelibate pietanze preparate dai ragazzi dell’Alberghiero e ispirate ai capolavori di Matisse, Duchamp e di altri artisti (tra i dolci, ad esempio, dei fragranti orologi molli di Dalì fatti di pastafrolla).

Ad ogni mostra naturalmente si collegano i laboratori artistici per bambini; così gli stessi bambini che frequentano la Biblioteca del Piccolo Principe vivono momenti di creatività al Museo. Tra le altre iniziative il Museo ha aderito al progetto nazionale FAMU, portando i bambini a conoscere, giocando, la vita del nostro santo titolare Rocco, partendo dal cagnolino che sempre ne accompagna l’iconografia (anche nella nostra statua cinquecentesca) e che per l’occasione ha preso come nome Oreste.

Al San Rocco non poteva mancare la musica, perno fondamentale di aggregazione e di dialogo tra le generazioni. Importanti sono le collaborazioni con il Conservatorio della Città (che propone al San Rocco i saggi di fine anno) e con gli Amici della Musica.
Non avendo ancora altri spazi si è accolta nell’oratorio sia la musica classica, sia quella moderna e sperimentale, compresa una Jam Session. Lo stesso vale per la danza. Ma è nato anche un piccolo coro di voci maschili di canto gregoriano che anima una volta al mese la celebrazione della messa in lingua latina. Davvero lo slogan che “ogni arte nel suo tempo è stata contemporanea” vale per tutte le arti!

ATTIVITÀ DI FORMAZIONE

La comunità e e il suo spazio crescono insieme. Nel frattempo si è restituito alla gente anche il primo piano. Qui sono stati scoperti i capitelli nascosti nel tufo, gli archi dell’antica chiesa e una volta a crociera della navata laterale. Anche qui culto e cultura insieme, con la piccola cappella dell’adorazione in allestimento dedicata a Santa Maria Odigitria dove andrà una piccola collezione di icone bizantine donate al Museo, e la sistemazione di un’aula didattica. Chiamiamo questo il “piano dell’intelligenza”, perché dedicato soprattutto agli incontri di formazione.

La moltiplicazione delle attività culturali di ogni genere ha favorito, oltre alla produzione di progetti autonomi, anche quelli realizzati in partnership con diverse realtà culturali non solo trapanesi: l’Istituto di Cultura Italotedesco (ICIT), gli Amici della Musica, l’Ente luglio Musicale, le Maestranze dei Misteri, l’UDI, l’Accademia di Belle Arti “Kandinsky”, i vari Club Services (Rotary, Lions, Kiwanis, Fidapa, AMMI), Associazioni come Trapani per il futuro, Impronte musicali, Drepanensis, I colori della vita; etc. (di Trapani); Canto Notturno (di Modica), Incontro (di Alcamo), L’Arco e la Fonte (di Siracusa).
L’ambiente sano e creativo ha permesso poi una collaborazione con l’UEPE del tribunale di Trapani, per cui cinque persone hanno potuto scontare la pena della messa in prova collaborando alle attività dell’oratorio.

UN PROGETTO SEMPRE IN EVOLUZIONE

E adesso siamo alle prese con un ultimo sforzo: restituire alla fruizione il secondo e terzo piano del palazzo. Abbattuto il controsoffitto, con un piccolo stratagemma di ballatoi e balaustre, si collegherà visivamente il secondo e il terzo piano.

Nel secondo piano, che chiamiamo “dell’abbraccio”, si sta realizzando una grande cucina, un salone ricreativo dove andrà un pianoforte, una grande stanza con annesso atelier per le residenze d’artista, per i masterclass musicali e per il co-working. Accanto alcune stanze per il pernottamento degli ospiti impegnati nelle attività dell’oratorio.
Questo piano, a cantiere ancora aperto, ha già dato vita alla straordinaria performance del virtuoso trombonista francoamericano Alix Tucou, che ha composto per il San Rocco un pezzo ancora inedito.

Nel terzo piano, detto “della porta regale” (da Florenski), installazioni visive, sonore ed olfattive, favoriranno un clima di raccoglimento e di contemplazione indicando un percorso che dal chiuso delle stanze conduca allo sbocco arioso dell’ultima terrazza. Qui sarà anche collocata definitivamente la parte più consistente della Collezione d’Arte Contemporanea della Diocesi di Trapani (DiART), inaugurata il 17 aprile 2004 nel Palazzo del Seminario dal direttore dei Musei della Città del Vaticano dottor Francesco Buranelli, ora membro del Pontificio Consiglio della Cultura.
Al San Rocco pos-siamo dunque trovare e ammirare anche grandi artisti come Carla Accardi, Piero Guccione, Marco Papa, Adrian Paci, Rita Ernst, Minjung Kim, Alberto Gianquinto, e tanti altri giovani emergenti.

ESEMPIO DI ARCHEOLOGIA CONTEMPORANEA

Per finire. San Rocco si presenta come singolare esempio di archeologia contemporanea, in cui, paradossalmente, la ripresa del culto è riuscita a mettere in moto nuove modalità di fruizione, un progetto di condivisione e relazione con la cultura contemporanea, ma anche un processo di rigenerazione urbana in un quartiere abbandonato e degradato e una specie di moderno oratorio per le arti sul modello di San Filippo Neri.

La sua provocazione sta nel collegamento tra culto e cultura, tra l’arte sacra della chiesa cattolica e la produzione di artisti visivi, musicisti, poeti, intellettuali di oggi, anche non credenti o appartenenti ad altre confessioni religiose. Il fare artistico (di tutte le arti) diventa dentro il San Rocco la modalità stessa del dialogo, senza che venga mai offesa l’identità di ciascuno, in un processo di continua trasformazione. La vita, come la fede, l’arte, la cultura, sono infatti un cantiere sempre aperto, una costruzione mai finita. Ogni tanto però una sosta può rinfrancare. Nel suo percorso ascensionale, dal piano del cuore a quello della porta regale, il San Rocco vuole condurre il visitatore all’ultima piccola terrazza, davanti al mare, con la banchina del suo porto e il suo orizzonte, perché chi arriva si riposi dalla fatica dei suoi approdi e possa subito sentire il desiderio di un nuovo viaggio.

Crediti fotografici: Andrea Repetto, Antonino Clemenza, Liborio Palmeri, Vincenzo Figuccio

Facebook Comments
Il santuario di Vicoforte
La “Santa” Impresa
23 Ottobre 2019
DOM MUSEUM VIENNA
8 Gennaio 2019