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Dalla grande arte al dettaglio quotidiano: plasmati dal mistero che si celebra 


Don Luca Franceschini direttore Ufficio Nazionale
per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto della CEI 

Don Luca Franceschini

«La fede della Chiesa nel Mistero eucaristico si (è) espressa nella storia non solo attraverso l’istanza di un interiore atteggiamento di devozione, ma anche attraverso una serie di espressioni esterne, volte ad evocare e sottolineare la grandezza dell’evento celebrato. Nasce da questo il percorso che ha condotto, progressivamente, a delineare uno speciale statuto di regolamentazione della liturgia eucaristica, nel rispetto delle varie tradizioni ecclesiali legittimamente costituite. Su questa base si è sviluppato anche un ricco patrimonio di arte. L’architettura, la scultura, la pittura, la musica, lasciandosi orientare dal mistero cristiano, hanno trovato nell’Eucaristia, direttamente o indirettamente, un motivo di grande ispirazione»(1). 

Queste parole scritte esattamente venti anni fa da San Giovanni Paolo II aiutano a cogliere il legame e lo scambio tra il Sacramento che si celebra, mistero e fondamento della Liturgia, e la concretezza degli edifici, degli arredi, dell’espressione artistica. 

Il mistero che nelle chiese viene celebrato, dalle cattedrali alle più piccole cappelle, ne plasma le forme, la concezione, la materia. Allo stesso tempo, infatti, ciò che fu realizzato come ciò che oggi scegliamo quale luogo o arredo, influenza il modo di celebrare e persino di percepire il mistero che la Liturgia pone in essere nella Chiesa. 

Nelle nostre chiese troviamo «un’enorme quantità di produzioni artistiche, dalle realizzazioni di un buon artigianato alle vere opere d’arte, nell’ambito degli oggetti e dei paramenti utilizzati per la Celebrazione eucaristica»(2) e, come ricordavo nel recente convegno tenutosi a Cremona,(3) non possiamo non tener conto di come questi sono utilizzati ancor oggi. Non si può, infatti pensare un nuovo altare senza che questa progettazione cammini di pari passo con lo studio dei dettagli, dalla tovaglia ai candelieri, dal calice che si utilizza normalmente ai paramenti che il celebrante indossa.

La celebrazione, infatti, è composta di dettagli diversi posti in essere da diverse persone: dal sagrestano al celebrante, dai ministranti a chi addobba con i fiori, da chi prepara le tovaglie all’assemblea che si raduna per celebrare; questi elementi e soprattutto queste persone con i loro vari ministeri e ruoli nella celebrazione, debbono essere pensati nel loro insieme poiché altrimenti, pur realizzando ottimi “adeguamenti” dei poli liturgici, non riusciranno a dialogare. Se è vero che un buon adeguamento liturgico può educare ad una buona celebrazione della Liturgia e plasmare il modo di compiere i riti è vero anche che il fallimento di molti interventi nelle chiese posti dopo il Concilio è dipeso dalla mancanza di dialogo tra il nuovo e ciò che già era cosicché, ponendosi in contrasto, si sono in parte e a vicenda danneggiati. 

Non vi è solo dunque la necessità di inserire il “nuovo” dei poli liturgici adeguati all’interno dell’architettura e dell’arte della chiesa. In particolare per le cattedrali, che tra le chiese sono certamente le più complesse e spesso le più importanti per grandezza, arte e complessità di stratificazioni, dall’alto medioevo fino alla riforma apportata dal Codice di diritto canonico nel 1983.

Il nuovo codice, pur rivedendone i compiti togliendo storiche, è necessario un approccio globale che non solo tenga conto delle grandi celebrazioni episcopali e diocesane quali, ad esempio, la Messa Crismale o le ordinazioni. Assai diverse saranno le necessità di una cattedrale nel caso che sia parrocchia oppure no, se la vita della parrocchia sia prevalente oppure coinvolga solo marginalmente gli spazi o interessi la globalità dell’edificio.

Soprattutto non si può dimenticare che uno dei protagonisti della vita della cattedrale è il capitolo dei canonici, istituzione ecclesiastica di grande importanza storicaalcuni dei ruoli che precedentemente competevano a questo collegio nel governo della diocesi, ne ha affermato il ruolo liturgico per le celebrazioni episcopali e per le liturgie più solenni della chiesa cattedrale. Poiché la diminuzione del clero ha profondamente inciso sulla vita dei capitoli, sarà importante capire se vi sia ancora una vita liturgica quotidiana o saltuaria, reale o solo occasionale del collegio canonicale e quali siano le prospettive in tal senso. 

L’adeguamento liturgico di una cattedrale, come di una chiesa anche minore, dovrà essere dunque un ripensamento globale della vita liturgica, devozionale, spirituale che in essa si svolge, per comprendere cosa debba essere “adeguato”, cosa conservato così com’è, cosa ripensato, valorizzato o, se necessario, abbandonato

L’esperienza non è solo liturgica e neppure solo artistica; proprio perché coinvolge in modo globale la comunità e le singole persone è un processo culturale e incide profondamente sulla cultura. Richiede, dunque, un grande sforzo di studio, dialogo, comprensione e soprattutto umiltà e “obbedienza”. È infatti l’Eucaristia a dover plasmare ogni cosa e la cultura stessa, come ricorda San Giovanni Paolo II nel documento citato affermando la necessità: «che questo importante lavoro di adattamento sia compiuto nella costante consapevolezza dell’ineffabile Mistero con cui ogni generazione è chiamata a misurarsi. Il tesoro è troppo grande e prezioso per rischiare di impoverirlo o di pregiudicarlo mediante sperimentazioni o pratiche introdotte senza un’attenta verifica»(4).

Concludendo dunque possiamo auspicare un’«arte tesa ad esprimere, in tutti i suoi elementi, il senso dell’Eucaristia secondo l’insegnamento della Chiesa», consapevoli di dover «prestare ogni attenzione alle norme che regolano la costruzione e l’arredo degli edifici sacri». Infatti, se «ampio è lo spazio creativo che la Chiesa ha sempre lasciato agli artisti, come la storia dimostra (…) l‘arte sacra deve contraddistinguersi per la sua capacità di esprimere adeguatamente il Mistero colto nella pienezza di fede della Chiesa e secondo le indicazioni pastorali convenientemente offerte dall’Autorità competente. È questo un discorso che vale per le arti figurative come per la musica sacra»(5). 


nota 1 Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003, n° 49 

nota 2 Idem, n° 50 

nota 3 Giornata nazionale “L’adeguamento liturgico come progetto”, Cremona 26-27 giugno 2023 

nota 4 Idem, n° 51 

nota 5 Idem, n° 50 

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