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Nuovo complesso parrocchiale di San Vincenzo Ferrer in Casamassima (BA)

In ascolto di quanto suggerito dalla Nota Pastorale CEI sulla Progettazione di Nuove Chiese al n. 24, il nuovo complesso parrocchiale di San Vincenzo Ferrer in Casamassima si inserisce nel tessuto urbano come misurata composizione di pieni e vuoti offerti alla fruizione della comunità parrocchiale e della città, distinguendosi come presenza qualificante in ragione dell’ordine, della gerarchia e del decoro degli spazi di cui si compone. 

L’intero sistema architettonico converge palesemente verso il volume alto e ben caratterizzato della chiesa, sin dall’inizio immaginata come presenza fortemente iconica e capace di istituire una relazione affettiva di familiarità innazitutto con l’immaginario semplice ma fervido dei numerosi bambini frequentanti la scuola materna antistante. 

La forma dell’edificio attinge, pur senza cadere nella sterile imitazione formale, alla ricca e variegata tradizione delle chiese normanne di Puglia: volumi semplici, solenni e assoluti la cui incredibile eloquenza scaturisce dal vigore stesso della scatola muraria.

La soluzione obbligata dell’impianto basilicale è dunque risolta puntando sul vigore di un’asimmetrica facciata a salienti, culminante in un’aerea croce memore dei campanili a vela, e sullo slancio verticale del tetto retrostante, che imponendosi quale parte integrante dei prospetti laterali richiama alla memoria esempi celebri quali le cattedrali di Bari, Bitonto, Trani, Ruvo, nonchè deliziosi scorci di centri storici quali Alberobello o Locorotondo.

Nell’ottica di moltiplicare i riferimenti al più ampio ambito dell’architettura mediterranea, di recuperare tecnologie proprie della tradizione, e di accentuare il ruolo architettonico e simbolico della grande copertura, le falde del tetto si rivestono di un manto di cotto smaltato i cui colori simboleggiano le tensione dell’immanente verso il trascendente, proiettando all’esterno la vivace ricchezza dei decori che spesso impreziosivano l’intradosso delle coperture lignee trasfigurandone le superfici. 

Sulla scorta di una storia ormai bimillenaria che ha sempre coerentemente espresso la novità nel solco della tradizione, il grande volume della chiesa si orienta decisamente verso est, mentre episodi architettonici attentamente localizzati rivelano, per frammenti, la logica liturgica dello spazio interno: la grande porta aperta sul sagrato, reso accogliente da ombrose aree di sosta; il delicato traforo lapideo che illumina il vano tecnico riservato all’organo e lo spazio dell’assemblea riecheggiando antichi rosoni; le due vetrate che lasciano intravedere le icone della Vergine Maria e del santo titolare; il guizzo verticale del piccolo campanile che intercetta l’attenzione dei passanti o di chi sia immerso nel traffico veicolare; i ″tagli” di luce che qualificano, a sud, il luogo del battesimo; la piccola camera di luce che poco distante individua il luogo della Parola; l’ampia finestra absidale dedicata al tema dell’Albero della Vita, che segnala la presenza dell’altare e introduce la prospettiva escatologica; e infine le due rosse vetrate speculari disposte più in basso, espressione discreta della Presenza viva del SS.mo Sacramento. 

Le vetrate, nottetempo retroilluminate, fungono da segnale urbano al pari della croce e della cella campanaria di facciata, dove una luce colorata segnala lo scorrere ciclico e lento del tempo liturgico. 

In accordo con quanto richiesto dalla committenza, il linguaggio architettonico, privo di eccessi formali o strutturali, mira alla massima semplicità e compostezza, puntando piuttosto sull’equilibrio compositivo delle masse, sulla loro presenza ieratica, e sulla naturale eloquenza di una struttura chiaramente riconducibile a una croce orientata nello spazio: un’impronta archetipica che se da un lato trattiene la sostanza della tradizione, dall’altro ne rinnova l’espressione formale, aprendosi alle esigenze della nuova liturgia e alle attese della comunità contemporanea. 


Ada Toni, architetto, si è laureata presso la Facoltà di Architettura di Firenze, e nel medesimo Ateneo ha conseguito il Diploma di Specializzazione in Storia, Analisi e Valutazione dei Beni Architettonici e Ambientali e il Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana, entrambi dedicati all’architettura per il culto. Tra il 1989 e il 2007 ha collaborato alle attività didattiche di Giancarlo Leoncilli Massi (1938-2007), Professore ordinario di Composizione Architettonica, e nel 2008, presso l’Università Europea di Roma, ha conseguito il Diploma di Master di II livello in Architettura, Arti sacre e Liturgia. Il suo percorso di ricerca, condiviso con il marito e collega Arch. Cristiano Cossu e principalmente orientato all’indagine dello spazio liturgico, si riflette nell’attività professionale, in gran parte volta al restauro, all’adeguamento e alla progettazione di luoghi di culto. Ha partecipato a numerosi concorsi di architettura, e dal 2010 è membro della Commissione Arte Sacra dell’Arcidiocesi di Otranto. Socio fondatore e vicepresidente dell’Associazione Pantaleone – Per il rinnovamento dell’Arte Cristiana, è nel Comitato Scientifico dei Convegni internazionali del ciclo L’Eterno nel Tempo – Arte e Architettura cristiane tra Oriente e Occidente

Cristiano Cossu, architetto, si è laureato presso la Facoltà di Architettura di Firenze, e ha conseguito nel medesimo Ateneo il Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana, collaborando, tra il 1991 e il 2007, alle attività didattiche di Giancarlo Leoncilli Massi (1938-2007), Professore ordinario di Composizione Architettonica. Fotografo di architettura, paesaggio e interior design, ha conseguito il Diploma di Master di II livello in Architettura, Arti sacre e Liturgia presso l’Università Europea di Roma (2011), e dal 2012 è membro del Comitato Diocesano per l’Edilizia di Culto dell’Arcidiocesi di Otranto. Il suo percorso di ricerca, condiviso con la moglie e collega Arch. Ada Toni e principalmente orientato all’indagine dello spazio liturgico, si riflette nell’attività professionale, in gran parte volta al restauro, all’adeguamento e alla progettazione di luoghi di culto. Ha partecipato a numerosi concorsi di architettura, vincendo tra gli altri quello per l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Alba (CN, Gruppo Valdinoci) e per il nuovo centro parrocchiale Maria Regina della Pace a Velletri. Socio fondatore dell’Associazione Pantaleone – Per il rinnovamento dell’Arte Cristiana, è nel Comitato Scientifico dei Convegni internazionali del ciclo L’Eterno nel Tempo – Arte e Architettura cristiane tra Oriente e Occidente. 


Nuovo complesso parrocchiale di San Vincenzo Ferrer in Casamassima 

Parrocchia di Santa Maria delle Grazie 

Committente: Don Michele Camastra, parroco pro-tempore 

Vescovo: S.E. Mons. Francesco Cacucci 

Realizzazione opere d’arte: La Marmotecnica di Pasquale Buffelli, Alessano (LE) 

Scultore: Nicola Biondani, Mantova (MN) 

Collaboratori alla progettazione definitiva ed esecutiva: Arch. Andrea Cavicchioli, Arch. Roberto Rosati 

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