Una chiesa aperta al territorio – La nuova Chiesa di San Magno a Trani

Prefazione

La sfida e i temi:
– il disagio della contemporaneità
– “tradizione e innovazione”
Architettura e tutte le arti, opere dell’uomo, ci invitano a “coltivare la memoria” e a rispondere a: trasformazioni sociali e politiche, grandi innovazioni culturali e tecnologiche che hanno segnato, non solo la vita sociale, ma anche
le tradizioni religiose. Fede e arte non hanno mai smesso, nel corso della storia, di dialogare in modo creativo.

Nel nostro secolo i risultati non sono stati sempre soddisfacenti ma sono lo specchio della società.

Obbiettivi:
– chiarezza dei contenuti essenzialità spaziale, chiara percezione degli spazi legati ai loro valori teologici liturgici.
– apertura al quartiere con riconoscibilità (incontro – disponibilità – accoglienza) un nuovo fulcro capace di creare identità nella comunità locale e promuovere socializzazione.

Relazione di progetto della nuova chiesa

Confrontarsi con la città, un’area anonima, un bordo di periferia, priva di emergenze e gerarchie urbanistiche, che attende occasioni di qualificazione e riqualificazione.

La forma del terreno, un trapezio, ci ha guidato nell’individuazione degli ambiti e funzioni del centro parrocchiale mentre l’architettura fa riferimento ad un’aula unica e all’orientamento est-ovest.

E’ una mandorla, il nostro primo riferimento: la mandorla mistica è un simbolo universale la quale si ottiene da due cerchi dello stesso raggio che si intersecano in modo che il centro di ogni cerchio si trova sulla circonferenza dell’altro.

La sua caratteristica è di rappresentare uno spazio chiuso, protetto, delimitando lo spazio sacro e separandolo dallo spazio profano.

Il voler necessariamente veicolare l’impianto progettuale attraverso simbolismi e riferimenti che si radicano nella cultura cristiana, è stato il nostro primo obiettivo seguendo così un chiaro percorso d ricerca tipologica e formale.

Definizione degli spazi

Il complesso parrocchiale è costituito principalmente da elementi che si distinguono sia a livello strutturale sia nelle funzioni predominanti: l’edificio che costituisce la chiesa, il campanile e il sistema degli spazi adibiti alla parrocchia.

Il centro parrocchiale si configura come un edificio a doppia altezza, che si snoda per tre lati intorno ad un chiostro raggiungibile sia dall’interno dell’edificio sia dall’esterno tramite delle rampe, divenendo in questa maniera un luogo di aggregazione sociale all’aperto.

Tale chiostro, oltre ad garantire la necessaria illuminazione ed areazione dei locali del centro parrocchiale posti al di sotto del livello stradale, costituisce un’ulteriore piazza che per un lato si mostra al quartiere, mentre sugli altri tre lati mantiene la funzione di protezione dell’intero complesso parrocchiale.

La chiesa, articolata nella fusione dell’aula liturgica principale con gli spazi della sacrestia, della cappella feriale, della penitenzieria e del fonte battesimale in un unico grande volume, intende visualizzare “l’incontro”.

La chiesa è raggiungibile da un sagrato che asseconda la pendenza stradale raggiungibile tramite una serie percorsi pavimentati e a verde e che si apre davanti l’ingresso principale della chiesa.

Posto tra le due parti che costituiscono la mandorla, chiuse da una grande vetrata a tutta altezza, l’ingresso è impreziosito da uno stipite di marmo più scuro che perimetra il grande portone ligneo.

Inoltre la grande vetrata permette l’ingresso in chiesa direttamente verso lo spazio dedicato al fonte battesimale, realizzando fisicamente il percorso liturgico del battesimo prima dell’ingresso al tempio sacro dei non battezzati.

Al centro della parete a sud un’intersezione di volumi realizza architettonicamente l’ingresso laterale alla chiesa posto all’estremo dell’asse minore interno dell’aula.

Inoltre la parete a sud, proprio per caratterizzarne la vocazione di riconoscibilità dell’elemento chiesa, presenta un segno a guisa di croce inciso nella parte sud est della struttura.

Infine il campanile posto all’estremità nord del lotto assume il suo valore simbolico di stele che lo contraddistingue diventando punto di riferimento fondamentale per la riconoscibilità dello spazio sacro.

Analisi degli Ambienti:

La geometria che da vita alla superficie dell’aula liturgica, come già evidenziato, si riferisce alla mandorla, per cui le pareti laterali che vanno a definire lo spazio liturgico seguono una linea curva che si dispone lungo l’asse ovest-est.

L’accesso principale della chiesa costituisce una breccia nelle pareti piene delimitanti l’aula liturgica.

Lo spazio, illuminato dall’alto direttamente da un lucernario ottagonale, forma geometrica legata alla simbologia iconografica del fonte battesimale è caratterizzato da pareti perimetrali che ripetono l’andamento curvilineo dell’aula liturgica esprimendo, anche in questo luogo, l’idea della mandorla.

Al centro un elemento ovoidale in pietra formato da tre vasche, poste a livelli differenti, con tagli perimetrali che consentono la tracimazione dell’acqua fino all’ultimo livello inferiore.

Quest’ultimo collegato attraverso due rampe, ognuna di sette gradini, nel rispetto della simbologia iconografica legata al rito del battesimo.

Questa soluzione consente di imprimere il sacramento del battesimo sia per infusione (vasca alta) che per immersione (vasca inferiore) senza creare un doppio fonte battesimale.

A seguire, la penitenzieria prevede confessionali posizionati su un lato dell’ambiente, opposti ad una serie di sedute dedicate ai momenti di raccoglimento.

La parete di fondo prevede l’inserimento di un elemento figurativo (pittorico, scultoreo, ecc), che apparterrà al corredo iconografico dell’intera chiesa e sarà illuminato da un taglio di luce radente aperto sul soffitto.

Dopo il vano di comunicazione diretta tra la chiesa e la parrocchia vi è la sacrestia con accesso diretto anche dal centro parrocchiale e dalla cappella feriale e posta ad opportuna distanza dall’area presbiterale per favorire la processione introitale.

Ortogonalmente all’asse est-ovest della chiesa si apre la cappella feriale rispettando l’identico orientamento, che si identifica con il luogo dell’adorazione eucaristica, con l’inserimento del tabernacolo in un elemento scultoreo isolato, posto sull’area presbiterale della cappella accanto all’altare.

Inoltre la cappella si identifica anche come lo spazio dedicato al santo titolare della chiesa attraverso un dipinto, che racconta l’iconografia del Santo.

Il dipinto occupa la parete perpendicolare all’ingresso della cappella percepibile otticamente dal punto d’intersezione tra l’asse mediano e quello trasversale dell’aula liturgica.

E’ uno spazio ampio e illuminato da una grande vetrata filtrata esternamente da una parete a mattoncini posti in opera a graticcio.

Sulla parete opposta uno sfondamento della parete in prossimità dello spazio presbiterale, permette di concentrare in questo punto: l’ingresso laterale alla chiesa, la posizione della consolle dell’organo e a seguire la teca dedicata alla Madonna.

Da questo stesso punto inoltre parte un matroneo che si estende, diminuendo il suo aggetto, fino alla parete d’ingresso, dove è celata la scala di servizio alle coperture della chiesa e per il raggiungimento della quota intermedia di questa tribuna.

Questa stessa parete è caratterizzata per tutta la sua altezza da setti che mantenendo la stessa curvatura e rastremazione della parete perimetrale si discostano a quote diverse, creando un effetto di sfogliamento.

Queste scelte architettoniche formali si sono rese necessarie per la risoluzione di problematiche strutturali ed acustiche proprie di questa parete.

Il matroneo con la necessità di irrigidire strutturalmente attraverso un elemento orizzontale nervante questa parete libera legata orizzontalmente solo a livello copertura.

Lo sfogliamento con la necessità di evitare il riverbero acustico che una parete liscia e concava avrebbe sicuramente creato.

L’area presbiterale, posta al termine dell’asse principale est-ovest della chiesa, è posta su un crepidoma di tre gradini e racchiuso tra le due pareti della mandorla che definiscono lo spazio chiesa avendo, come soluzione di “chiusura non chiusura”, una parete vetrata che permette l’ingresso della luce in maniera indiretta rispetto allo stesso spazio.

Sul presbiterio i Luoghi liturgici (altare, ambone, sede del presidente, croce d’altare e tutto l’apparato iconografico, definito dal punto di vista artistico – formale nella relazione dell’artista incaricato) sono disposti secondo le note per gli adeguamenti liturgici delle nuove chiese del Concilio Vaticano II.

La struttura della copertura dell’aula, in legno lamellare per grandi luci, lascia penetrare la luce lungo tutto il lato perimetrale posto a sud della chiesa.

L’interno della chiesa è caratterizzato da una conformazione attenta ai volumi e dallo studio scrupoloso dell’ingresso della luce diurna.

Questa è filtrata dalla vetrata absidale, dalle feritoie laterali, dalla sequenza delle vetrate che segue tutta l’aula, dal fonte battesimale all’altare maggiore e in copertura dal taglio di luce che si apre a partire dall’ingresso fino ad arrivare all’altare, consentendo di enfatizzare simbolicamente il percorso di “luce” che accompagna l’uomo dalla sua nascita fino alla sua consacrazione a Dio verso l’area presbiterale.

L’illuminazione notturna invece è sia indiretta sia diretta.

Grandi sospensioni in ferro, disegnati appositamente con forme che ricordano quelle proprie delle sospensioni del romanico pugliese, illuminano direttamente i banchi dell’assemblea, la cappella feriale, il battistero, la sacrestia e indirettamente la copertura dell’aula.

Un sistema di corpi illuminati tecnici e poco invasivi consentono invece di realizzare vari scenari per l’illuminazione del presbiterio e di tutti i punti importanti dal punto di vista liturgici e architettonici, presenti all’interno della chiesa: fuochi liturgici, immagine Mariana, iconografia del Santo, Tabernacolo, Via Crucis e Fonte Battesimale .


La Testimonianza del parroco Don Dino Cimadomo

Don Dino Cimadomo, parroco della Chiesa di San Magno, Vescovo e Martire, a Trani.

Sembra ormai trascorso molto tempo dai primi stretti 110 mq. liturgici, in cui in un ambiente completamente adattato, è nata la comunità parrocchiale di San Magno, oggi composta da circa 7.000 anime, ma a completamento del PUG tale numero raggiungerà i 10.000.

La costruzione di un nuovo edificio sacro e il seguente ministero di parroco affidatomi dal Vescovo Pichierri, il 24 Novembre 2010, fu una grande sfida che permise la realizzazione di una maestosa chiesa aperta alle concrete esigenze del territorio di pertinenza della erigenda parrocchia.

Un tempio, dedicato a San Magno, Vescovo e Martire, inaugurato il 22 febbraio 2020, che gode di ampi spazi: aule catechistiche, casa canonica, salone multimediale e auditorium.

È con enorme gratitudine che riconosco che il 75% dell’intera spesa per la costruzione è stata resa possibile grazie ai fondi dell’8×1000 mentre il restante è stato suddiviso fra Arcidiocesi e fondi parrocchiali. Inoltre, a circa 200 metri dalla chiesa, il Comune ha assegnato alla parrocchia uno spazio edificabile, dove per anni insisteva un rudere, che grazie all’accettazione del bando “Sport e Periferie”, verrà riqualificato e messo a disposizione dell’intera città.

Una chiesa aperta al territorio, ai bisogni della gente, che non presenta recinzioni e che permette dai suoi quattro ingressi di trovare il centro, la sorgente, il Signore Gesù Cristo. Nessuno deve sentirsi escluso ma tutti corresponsabili in una casa, la parrocchia, eretta con i sacrifici di tanti uomini e donne che ne hanno contribuito alla realizzazione.


Dario Natalicchio, dello Studio Archamt in associazione con Rosa Nicastri. Laureati rispettivamente in Architettura presso la Facoltà di Architettura di Pescara, nel 1990 e nel 1992, nel 1996 fondano lo studio associato Archmat con sede a Trani (BT) e con sede distaccata a Bitetto (Ba). Dario Natalicchio si specializza in Restauro presso la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell’Università La Sapienza di Roma, e nel 2000 frequenta il corso di Architettura e Arti per la Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico del Pontificio Ateneo S.Anselmo di Roma.

Sergio d’Addato Archlab Trani. Laureato nel 1992 in architettura presso la Facoltà di Architettura di Pescara. Dal 1994 svolge la libera professione e si occupa di progettazione di nuova edificazione pubblica, privata e specialistica – restauri monumentali – adeguamenti liturgici – ristrutturazioni di edilizia esistente privata e pubblica – urbanistica. Dal 2014 si approccia ai temi del paesaggio quale stimolo e guida alla pianificazione urbanistica in un contesto che ha come fulcro l’organizzazione e i funzionamenti del territorio.


La nuova Chiesa di San Magno, Vescovo e Martire, a Trani

architettura: Arch.d’Addato Sergio, Arch.Natalicchio Dario

collaboratori: arch. Valentina Bucci, arch. Alessandro Procacci

strutture: Ing. Lignola Ivo, Ing. Betti Ugo

impianti: Ing. Cosmai Lucia, Ing. Proto Antonio

Responsabile del Procedimento: Arch. Ruggero Morelli

artisti: Antonio e Domenico Lomuscio

impresa esecutrice: EDIFICO S.R.L. Trani di Francesco e Domenico De Mango

Artista: Giuseppe Antonio Lomuscio

Realizzazione: Mondarte di Lomuscio Cosimo Domenico

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