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Restauro, e adeguamento liturgico della Basilica di Sant’Antioco Martire (Sud Sardegna)

La Basilica di Sant’Antioco Martire, chiesa madre dell’omonima cittadina fondata dai Fenici nell’VIII sec. a.C. nella costa sud occidentale della Sardegna, appartiene alla Diocesi di Iglesias che è attualmente amministrata dal Card. Arrigo Miglio

Uno dei più antichi e importanti luoghi di culto della Sardegna, l’attuale Basilica di Sant’Antioco, è il risultato di un lungo processo di trasformazione dell’edificio, eretto sul luogo di sepoltura del Santo Martire nell’antica catacomba romana. 

E’ probabile che prima del complesso architettonico costituito dal martyrium, perfettamente orientato, esistesse un edificio di periodo paleocristiano, più piccolo, addossato alla catacomba.

Solo successivamente (inizi del VI sec.), fu il vescovo Pietro, citato nella lapide marmorea ritrovata nel 1615 nella catacomba, a promuovere il restauro del martyrium, secondo i canoni dell’architettura bizantina giustinianea del VI sec. 

A partire dal 1089 i Monaci benedettini di S.Vittore di Marsiglia, concessionari del santuario, operarono un importante restauro, resosi necessario dopo secoli di abbandono, che portò alla riconsacrazione della chiesa, da parte del vescovo Gregorio nel 1102, come attesta una pergamena trovata sotto l’altare maggiore. 

La chiesa ha sempre mantenuto, nel tempo, il ruolo di un importante centro devozionale ma, in seguito al ripopolamento della cittadina, a partire dalla seconda metà del XVIII sec., fu necessario procedere all’ampliamento dell’edificio. 

In questa fase fu avanzata la prima campata e realizzata anche la nuova facciata, in stile barocco piemontese, nel 1772. 

Il restauro, il rinnovamento e l’adeguamento liturgico 

La Basilica è stata sottoposta a restauro e adeguamento liturgico nel 2019 col contributo della Conferenza Episcopale Italiana e del Comune di Sant’Antioco

I lavori hanno avuto inizio con la rimozione del vecchio pavimento in lastre di travertino, realizzato nel 1967, mantenendo il sottostante battuto per non variare la quota rispetto a quella precedente. Successivamente si è passati alla pulizia, lavaggio e manutenzione di tutti i paramenti murari comprese le volte e la cupola, asportando ogni elemento incongruo. 

Con la presenza dei ponteggi si è potuto raggiungere ogni parte delle volte e specialmente della cupola e rilevare alcuni particolari non visibili dal basso, come per esempio la consistenza delle malte di costruzione. 

Il lavoro maggiormente impegnativo è stata la realizzazione del nuovo pavimento in calcare di Orosei e dei nuovi fuochi liturgici (altare-ambone-battistero) per i quali si è scelto di utilizzare lo stesso marmo come elemento di uniformità del nuovo intervento. 

La pavimentazione è stata realizzata con grandi lastre di un metro per un metro, il cui limite è stato mantenuto a circa 10-15 cm dalle murature della chiesa al fine di sottolineare e mantenere separati materiali relativi a due periodi storici diversi. Lo spazio rimasto è stato colmato con uno strato di ghiaietto dello stesso materiale del pavimento. 

L’altare è costituito dalla mensa (130×150) sorretta da quattro pilastri quadrati, smussati negli spigoli esterni, dove sono tracciate delle palme stilizzate simbolo del martirio.

Sotto la mensa, racchiuso in una teca di cristallo, è collocato il reliquiario d’argento del 1615, contenente la reliquia del teschio di Sant’Antioco

L’ambone, ricavato da un monolite, è una scultura che rappresenta anch’essa una palma stilizzata. 

Il battistero, a pianta ottagonale con riferimento alla numerologia cristiana è collocato nel primo fornice a sinistra dell’ingresso principale della chiesa. 

Si tratta di un semplice elemento marmoreo, con bacino scavato nella parte superiore, ove sono presenti quattro fontanelle d’acqua, simbolo dei quattro fiumi del Paradiso Terrestre . 

Sulla parete di fondo, l’altorilievo in ceramica che rappresenta il Battesimo di Gesù, è opera dell’artista Jacopo Scassellati di Sassari. 

L’intento di limitare al massimo il disturbo nella percezione dello spazio, ha suggerito l’impiego di parapetti in cristallo extrachiaro per rendere visibili e sicure alcune zone di scavo archeologico presenti all’interno. 

Sono altresì in cristallo la porta laterale e la bussola, le cui ante centrali riportano, stampato ad acidatura, il testo della lapide, ritrovata nella catacomba nel 1615. 

Particolare attenzione è stata riservata all’illuminazione interna che irradia il massimo della luce verso le volte e la cupola e la riflette uniformemente sull’aula.

I corpi illuminanti (dimmerabili), particolarmente potenziati a questo scopo, sono stati posizionati lungo i cornicioni e mimetizzati con colorazione appropriata. La linea elettrica di alimentazione passa all’esterno, sulla copertura della chiesa. 

Il nuovo intervento è nettamente distinto e riconoscibile rispetto al preesistente, pur mantenendo un rapporto armonioso con esso. Il risultato è una nuova entità architettonica che riesce a fondere insieme, in modo equilibrato e sapiente, momenti storici diversi. 


Lo studio Marongiu architetti, ha sede a Sant’Antioco e svolge la propria attività professionale principalmente nel campo del recupero e restauro di edifici pubblici e dell’architettura religiosa in cui ha maturato ampia esperienza. 

Nel campo dell’architettura religiosa, progettazione di chiese, adeguamenti liturgici, ha maturato notevole conoscenza attraverso la continua frequenza dei convegni e tavole di studio promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana. 

L’approfondimento delle tematiche legate al recupero dei monumenti e delle aree dei centri storici, hanno dato frutto nella pubblicazione di due lavori : Le Grotte di Sant’Antioco in cui si analizzano gli aspetti del primo nucleo abitato ipogeo e una “Guida di Sant’Antioco” dove si racconta la storia dei suoi monumenti. 

Nella valorizzazione di beni culturali e ambientali ha partecipato in gruppo al recupero di importanti monumenti e aree archeologiche nel Comune di Sant’Antioco. 

Il restauro dell’architettura religiosa e l’adeguamento liturgico, sono il campo dove l’attività professionale si è più dedicata negli ultimi decenni, ma senza trascurare il campi dell’architettura civile. 

Ultimi interventi importanti in ordine di tempo sono stati il Restauro e adeguamento liturgico della Cattedrale di Iglesias, ancora prima la chiesa matrice di San Ponziano a Carbonia e altre chiese delle Diocesi di Iglesias e quella di Ozieri; recentemente la Chiesa cinquecentesca di Santa Sabina a Pattada (SS) della Diocesi di Ozieri. Da alcuni anni ha iniziato l’attività professionale anche il proprio figlio Giorgio che ha collaborato al restauro e adeguamento liturgico della Basilica di Sant’Antioco e con il quale di recente è stato ultimato il restauro anche del campanile. 


Hanno curato il progetto e seguito il cantiere: Arch. Angelo e Giorgio Marongiu – Sant’Antioco 

(prov. Sud-Sardegna) 

Rup: Ing. Claudio Ledda 

Finanziamento: Comune di Sant’Antioco – CEI 

(Conferenza Episcopale Italiana)

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