Testimonianze

Trasformazione dei beni ecclesiastici per uso sportivo e aggregativo

Destinare parte del patrimonio ecclesiastico ad uso sportivo offre alle associazioni sportive italiane valide alternative per potenziare le loro attività e la funzione di coesione dello sport

Avv. Matteo Pozzi, avvocato in Milano ed esperto in diritto sportivo. E’ docente della Scuola dello Sport CONI Lombardia ed al Master in “Diritto Sportivo e Rapporti di Lavoro nello Sport” presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Consulente di Enti di Promozione Sportiva e relatore a convegni e seminari in ambito giuridico-sportivo.

La trasformazione d’uso di un bene ecclesiastico ad uso profano potrebbe rappresentare un’ importante opportunità anche per il mondo dello sport dilettantistico. La carenza o la vetustà degli impianti sportivi sul territorio nazionale unita anche alle complesse ed onerose procedure previste dal Codice degli Appalti per la concessione e gestione di spazi da parte della Pubblica Amministrazione che – solitamente – impongono ai sodalizi sportivi ingenti investimenti per fare fronte ad opere di manutenzione e ristrutturazione degli immobili, rende necessaria la possibilità di ricercare valide alternative da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche (senza scopo di lucro, così come imposto dall’art. 90 della Legge n. 289/2002) per potere promuovere l’attività di base nei confronti dei propri atleti, specie per quelli in età giovanile.

Al contempo, il crescente numero di tesserati da gestire non sempre riesce ad essere adeguato agli spazi messi a disposizione dai Comuni o dagli Istituti scolastici con conseguenti ripercussioni negative sulla qualità dei servizi sportivi offerti con connessi rischi di abbandono dell’attività da parte degli iscritti.

In questo scenario, la possibilità di destinare parte del patrimonio immobiliare ecclesiastico ad uso ricreativo e/o sportivo concedendone l’utilizzo anche ad enti sportivi dilettantistici per lo svolgimento delle loro specifiche ed ordinarie attività, concorrerebbe altresì a potenziare la funzione educativa e di coesione che lo sport ha all’interno della società moderna.

Ed infatti, come di recente ha ricordato anche il Santo Padre Papa Francesco, lo sport, con il proprio “compito educativo, migliora le persone e può favorire una cultura del dialogo e dell’incontro rispettoso e di solidarietà con i più deboli” attraverso uno stile di vita “sano e positivo” (cfr. Discorso del 24 maggio 2019 alla Federazione Italiana Gioco Calcio e del 11 maggio 2019 ai membri del Centro Sportivo Italiano).

In aggiunta a ciò, la scelta della destinazione d’uso delle aree da destinare per lo sport potrebbe intercettare anche tutte quelle nuove discipline che, negli ultimi anni, stanno aumentando in maniera esponenziale il numero di praticanti e, quindi, rendere ancora più efficiente e performante la rendita dell’impianto sportivo.

Si pensi, ad esempio, alla crescente richiesta di campi per il gioco del padel, dell’arrampicata sportiva o delle discipline c.d.“zero gravity” che, giocoforza, necessitano di una struttura pressoché polifunzionale da affiancare alle classiche attività individuali o di squadra (calcio, pallavolo, pallacanestro, nuoto, atletica, ecc.), ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza vigenti in materia e dei regolamenti sportivi per l’eventuale omologazione dei campi per renderli funzionali anche allo svolgimento di manifestazioni e gare ufficiali.

Fondamentale, pertanto, appare anche il ruolo dell’architetto e progettista esperto in impiantistica sportiva e del consulente in normative civilistiche, amministrative e sportive.

Nell’attuale processo di riforma dello sport italiano rappresentato dal disegno di legge n. 999/2018 e dalla recentissima legge delega 8 agosto 2019 n. 86, sarà sicuramente fondamentale anche incrementare e migliorare il patrimonio impiantistico sportivo per permettere ai sodalizi dilettantistici di continuare a promuovere le loro attività in ambienti sicuri ed adeguati, che possano rappresentare altresì fonte di aggregazione sociale e culturale per l’intera popolazione e su cui, anche la Chiesa, potrà “giocare” un ruolo fondamentale raccogliendo questa nuova ed interessante sfida.

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