Testimonianze

Sant’Anna chiesa di periferia: essere presenza viva

a cura dell’architetto Alessandra Rotta

Quando, nel 2013, sono stata chiamata ad interessarmi della nascente chiesa della parrocchia di Sant’Anna, non immaginavo quale ginepraio e intrico documentale e tecnico-operativo ci fosse. La nuova chiesa era divenuta ormai da anni campo di battaglia di pretestuose. Don Aurelio ha dovuto fronteggiare questi sentimenti denigratori. Mi fu richiesto di affiancarlo . Studiai le premesse che avevano portato alla istituzione della nuova parrocchia, alla scelta – sofferta, osteggiata e discussa – della sua collocazione, all’individuazione delle scelte progettuali: per capire, in pochi mesi, cosa era successo nei 30 anni precedenti!

Poco dopo il mio inserimento nel Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, da dove svolgevo il ruolo di responsabile dei lavori, ecco che la chiesa comincia ad emergere dal terreno con tutto il suo carico di cemento armato e di simbologia. Un segno forte, si era giunti alla definizione degli spazi interni, dove si rendeva necessario attuare gli “arredi”, ciò che sarebbe stato, agli occhi di tutti, il volto dell’accoglienza e della funzionalità dell’edificio. Qui, il mio ruolo, mutò. Non solo responsabile dei lavori, ma “suggeritore” degli arredi sia dell’aula che delle opere parrocchiali tutte.

Quasi in punta di piedi progettai, collaborando con il parroco e con chi avrebbe gestito gli spazi, supportata in maniera eccellente dalla ditta realizzatrice (La Nova s.a.s.), bussole, panche, penitenzieria.

Delicato ma, per me, prioritario era il tema della conservazione delle vetrate policrome che, dono dei fedeli, avrebbero dovuto raccontare e testimoniare il legame tra la nuova chiesa e quella che, per quasi quarant’anni, fu sede provvisoria, nei fondi di un condominio, della parrocchia e che esse avevano illuminato.

La nuova chiesa, sorta nel punto in cui l’espansione della città antica si fonde con l’espansione della città nuova (originatasi negli anni ’60 intorno al casello dell’autostrada e all’antica cappella di Sant’Anna) ha una struttura a suo modo ardita, è una chiesa fatta per inserirsi nel tessuto edilizio di quella parte di Rapallo che aveva avuto la sua convulsa espansione negli anni del boom economico del secondo dopoguerra, nella quale gli spazi erano stati aggrediti senza una logica e senza un disegno preordinato.

La chiesa della parrocchia di Sant’Anna è una chiesa non scontata, non facile ma, tangibile. Al di là di ogni se e di ogni no, di ogni forse e di ogni ma, oggi la chiesa c’è, esiste, e testimonia non tanto la sua presenza come edificio, ma il suo ruolo di punto di riferimento per una così vasta popolazione che, diversamente, sarebbe priva di un luogo fisico e visivo al quale orientarsi nei bisogni della quotidianità.

Questo fondamentale passaggio dal sagrato all’aula è mediato e sottolineato dai portali realizzati dall’artista ungherese Balàzs Berzsenyi: policromia attuata con il solo cambio dei materiali e della loro stessa lavorazione, essenzialità delle linee e delle forme, profondità di relazione; le due porte laterali, nel loro raffigurare una prospettiva “al contrario”, non spingono l’astante ad entrare in chiesa, non lo attirano; anzi: lo destabilizzano, lo disorientano, lo obbligano a pensare e a decidere se accettare l’invito ad entrare o a stare fuori.

Una volta entrati lo spazio sembra immenso, incute un senso di paura mitigato, però, dai colori della grande parete inclinata che sostituisce la tradizionale abside. Dentro e fuori è tutto un contrasto, insomma. Di forme, di volumi, di chiaroscuri.

Nel più totale caos urbanistico la chiesa, infine, ha trovato la sua collocazione e ha colmato un vuoto: non solo un vuoto urbanistico, dovuto alla scomoda presenza di un dismesso insediamento industriale che, margine delle periferie delle due città, aveva lasciato dietro di sé una scia di inquinamento e di sporcizia; ma soprattutto un vuoto sociale.

Attorno alla nuova chiesa della parrocchia di Sant’Anna ruota, infatti, un quartiere densamente popolato al cui interno ricadono importanti istituti scolastici e, quindi, migliaia di giovani e giovanissimi ai quali la parrocchia apre le porte non solo attraverso il catechismo ma anche con momenti gioco, studio assistito e supporto di ogni tipo; senza escludere le famiglie per le quali sono proposti momenti di catechesi per adulti e itinerari di spiritualità familiare, attività per anziani e giovani, feste e cene parrocchiali.

Non meno significativo, per la città intera, è essere anche la sede del CAV, centro di aiuto alla vita, al quale si rivolgono ogni anno decine e decine di mamme in difficoltà, di ogni etnia e di ogni credo.

E qui è il senso di ogni chiesa, soprattutto se chiesa di periferia: essere presenza viva e continua di quell’amor che tutto move, che spesso non viene né donato né percepito, ma che, dove c’è il segno del Dio vivente, è, comunque, testimoniato.

L’ILLUMINAZIONE DELLA CHIESA DI SANT’ANNA

a cura di MECI luce

Nella progettazione della nuova chiesa di Sant’Anna di Rapallo è stato affrontato il tema dell’illuminazione degli spazi esterni e interni seguendo le seguenti linee guida condivise con i progettisti e il parroco:
– Valorizzazione del contesto architettonico e delle opere contenute all’interno della Chiesa
– Assicurare una corretta visione e un comfort all’interno dell’ambiente
– Garantire la sostenibilità energetica e contenere i costi di manutenzione
– Gestione semplificata degli scenari luminosi in relazione alle funzioni liturgiche.

A seguito di un confronto con i progettisti relativamente ai vincoli tecnici progettuali, sono state proposte più soluzioni illuminotecniche elaborate e verificate attraverso il software di calcolo professionale DIALux, nel rispetto dei valori di illuminamento suggeriti dalla normativa vigente e dalle linee guida della CEI: il sistema realizzato è la soluzione illuminotecnica adottata che ha soddisfatto al meglio i requisiti richiesti, nell’ambito anche del budget economico prefissato e nella soluzione tecnico progettuale ideale per il contesto affrontato.

Nella scelta dei prodotti da adottare, è stata data priorità al tipo di sorgente, la nuova tecnologia LED ad alta efficienza, consente di avere apparecchi con una durata di vita di oltre 35.000 ore, con ottiche performanti ed una resa cromatica eccellente per far emergere fedelmente i colori (CRI), il tutto valorizzato da sistemi domotici professionali di regolazione del flusso luminoso che permettono di gestire digitalmente da remoto, la quantità di luce artificiale presente nello spazio in relazione alle funzioni liturgiche o addirittura in funzione dell’illuminazione naturale.

Gli apparecchi luminosi sono stati posizionati sui lati della navata centrale, installati su parete adottando un sistema canalizzato per permettere una rapida e semplice regolazione ed orientamento durante i puntamenti in fase di installazione, inoltre ciascun proiettore è stato calibrato nella scelta delle ottiche per riuscire a raggiungere con i fasci di luce, seppur distanti, gli elementi da valorizzare come l’altare maggiore, il Cristo Risorto, il Tabernacolo e l’ambone.

Tutta la navata centrale è stata illuminata direttamente in quanto per limiti architettonici dettati dall’altezza del soffitto, il contributo dato da un’illuminazione indiretta sarebbe stato trascurabile.

Tutta l’illuminazione presente all’interno della Chiesa è gestita e controllata in termini di accensioni e regolazione del flusso attraverso un sistema domotico che permette di variare gli scenari luminosi attraverso un pannello di controllo touch installato nella sacrestia: in questo modo, chiunque, con estrema semplicità, se necessario anche da remoto o programmato, può variare l’intensità di luce in funzione delle celebrazioni liturgiche, riproponendo lo stesso scenario con un click.

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