Arch. Antonio Laruffa
Si è concluso il giorno 1 Dicembre 2025 il concorso per l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Massa intitolata ai Santi Pietro Apostolo e Francesco d’Assisi. La procedura era iniziata con un corso di formazione sul tema in oggetto tenutosi nelle giornate di studio 7 e 8 marzo 2025. La Giuria di prima fase, riunitasi nei giorni 17 e 18 luglio 2025, al termine dei propri lavori, ha selezionato tra i venti elaborati di prima fase, sei progetti per la seconda fase concorsuale, in quanto considerati maggiormente rispondenti ai contenuti del Documento Preliminare alla Progettazione.

Al termine dell’iter concorsuale, la Giuria ha designato quale progetto vincitore quello del gruppo di lavoro coordinato dall’architetto Antonio Laruffa e costituito dai seguenti altri membri: Carmine Autorino, esperto in liturgia; Ernesto Lamagna, artista; Daniele Libanori, consulente/collaboratore.
Di seguito le motivazioni: “il progetto ha saputo interpretare in maniera significativa e gerarchicamente ordinata lo spazio della Cattedrale. Presenta una particolare attenzione alle tematiche iconografiche, inserendosi in dialogo con l’ambiente storico preesistente alla luce delle esigenze contemporanee, pur utilizzando materiali e tecniche tradizionali. Dal punto di vista liturgico, propone una soluzione progettuale attenta alle dinamiche rituali e alla gestione degli spazi, rispondendo alle indicazioni del DPP con una soluzione armonica“.
Il progetto di adeguamento nel suo complesso
Il progetto nasce dall’esigenza di chiarire lo spazio, fare ordine e rispondere ai principi della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che invita a restituire centralità alla partecipazione attiva e alla comprensione dei luoghi liturgici. L’intervento parte dalla rimodulazione dei gradini del presbiterio, concepiti come soglia del sacro e come luogo di incontro armonioso verso l’assemblea dei fedeli.
Il nuovo presbiterio non introduce un linguaggio estraneo, ma nasce da un ascolto profondo della cattedrale e delle sue geometrie originarie.
Le proporzioni, gli allineamenti e le direttrici storiche vengono reinterpretate con attenzione, così da dialogare con la pavimentazione preesistente e con l’impianto spaziale complessivo. L’intervento intende così “innestare” il nuovo nell’antico con rispetto, discrezione e consapevolezza, evitando soluzioni invasive e cercando nel rapporto con la preesistenza e l’identità del luogo la sua ragion d’essere. L’aspetto identitario incontra la liturgia nell’utilizzo del marmo bianco di Carrara, come elemento prezioso e simbolico dei luoghi “ecclesiogenetici”: l’altare, l’ambone con il cero pasquale e la cattedra del vescovo.
“Per unire l’intera Cattedrale, bisogna parlare la lingua della Cattedrale”
Il progetto risponde al desiderio di re-ligàre: unire l’intera comunità attorno ai poli liturgici, restituendo alla cattedrale la sua funzione di cuore celebrativo della diocesi. La nuova organizzazione spaziale del presbiterio, derivata dai principi compositivi di navata e transetto, è costruita secondo una struttura invisibile che scandisce, orienta e ordina lo spazio. Questa scelta garantisce un linguaggio coerente capace di restituire unità visiva e spirituale all’intero complesso, mettendo in evidenza che è il popolo di Dio, riunito in un solo corpo, a celebrare il mistero di Cristo.

Caratteri liturgici e celebrativi
Il progetto di adeguamento liturgico della cattedrale di Massa è stato il frutto di un lavoro interdisciplinare che, come richiesto, trova nella riforma liturgica post-conciliare e nei documenti della Commissione Liturgica Nazionale della C.E.I. la sua fonte di ispirazione.
La cattedrale, luogo dove il vescovo esercita il ministero di sommo sacerdote, è per sua natura la casa in cui si raduna il popolo di Dio, guidato dal vescovo, per elevare il culto del sacrificio e della lode.
In quest’ottica, si è tenuto conto dei seguenti luoghi “ecclesiogenetici” per esprimere l’ecclesiologia liturgica alla luce del dettato conciliare: l’altare, l’ambone con accanto il cero pasquale e la cattedra.
La cattedra, collocata in prossimità dell’assemblea dei fedeli, è arricchita da uno stiacciato per lato che rappresenta la figura del vescovo pastore del gregge. Così, il luogo stesso è segno eloquente del vescovo che, stando alla cattedra, esercita l’azione del pascere, dell’insegnare e del guidare il gregge a lui affidato.
L’ambone, collocato sui gradini del presbiterio, è stato ideato a forma di tribuna, recante sul prospetto frontale i simboli dei quattro evangelisti e, sui lati, gli angeli della parola.
L’altare, il cui sviluppo a forma quadrangolare esplicita la duplice indicazione delle fonti magisteriali — ossia la mensa per il banchetto e l’ara per il sacrificio — sviluppa un’unità tematica tipologica che trova nel Verbo incarnato l’apice della Rivelazione. In particolare, i pannelli frontali dell’altare rappresentano scene del sacrificio di Cristo, quelli retrostanti il sacrificio di Isacco, quelli laterali scene dell’Agnello apocalittico e quelli sul lato opposto scene del roveto ardente.
La lastra della mensa è stata progettata per apparire quasi sospesa rispetto al blocco sottostante. Essa poggia infatti su quattro elementi naturali, inno del Creato: una conchiglia che nella simbologia cristiana rappresenta la rinascita spirituale avvenuta con il battesimo, un grappolo d’uva che è un esplicito rimando all’Eucaristia, una pigna che simboleggia prosperità e vita immortale e infine il melograno aperto che è simbolo della benedizione di Dio.
Accanto a questi poli, sono considerate non meno importanti la sede del celebrante non vescovo, le sedute per i diaconi e il cerimoniere, e gli scanni che permettono ai canonici di assicurare il culto della lode con la preghiera salmica. Inoltre, sono state predisposte le sedute per i concelebranti in occasione di alcune celebrazioni dell’anno liturgico presiedute dal vescovo.
Lo sviluppo di tutto il lavoro si basa sull’ordine e l’armonia, per favorire lo svolgimento delle celebrazioni, ponendo attenzione a tutte le sequenze rituali e permettendo a tutte le ministerialità coinvolte di esprimersi correttamente per ritus et preces.

Caratteri artistici e formali
I caratteri artistici si basano sull’utilizzo di formelle bronzee modellate con la tecnica dello stiacciato, realizzate in fusione a cera persa e caratterizzate da diverse patine e gradi di ossidazione. Queste formelle emergono da volumi bronzei materici che fungono da fondale espressivo, drammatizzando e ordinando lo spazio attraverso una scansione precisa come avveniva nelle antiche arche dei santi. Il progetto si distingue per un linguaggio artistico che coniuga sobrietà, simbolicità e continuità con la tradizione iconografica cristiana.
Ogni polo liturgico bronzeo – altare, ambone, cero pasquale, cattedra – insieme al nuovo assetto del presbiterio è concepito non come elemento isolato, ma come parte di un sistema unitario, capace di parlare la lingua della cattedrale attraverso forme essenziali e materiali tra loro coerenti.
L’altare costituisce il fulcro simbolico dell’intero intervento. Il volume bronzeo che lo compone ospita le reliquie e presenta un ciclo figurativo che racconta la storia della salvezza: il sacrificio di Cristo sul fronte, quello di Isacco sul retro, il roveto ardente e l’Agnello apocalittico sui lati.
La mensa in marmo bianco di Carrara è sostenuta da quattro sculture bronzee raffiguranti la conchiglia, la melagrana, la pigna e il grappolo d’uva. Questi simboli, letti insieme, compongono una teologia visiva del cammino cristiano: nascita nel Battesimo, pertinenza alla Chiesa, speranza nella vita eterna e comunione nel Corpo di Cristo.
L’ambone, pensato come una “stabile ed elevata tribuna”, richiama l’importanza della Parola proclamata. Le formelle bronzee che lo ornano presentano il tetramorfo e l’angelo al sepolcro vuoto, legando annuncio e risurrezione in un unico gesto architettonico.
Accanto all’ambone trova posto il cero pasquale, decorato con quattro api in bronzo a cera persa, richiamo diretto al Preconio pasquale: il cero come frutto delle api, segno di rinascita, vigilanza, fecondità e vittoria sulla morte.
Ogni elemento artistico è pensato per essere riconoscibile, significativo e capace di dialogare con la tradizione della cattedrale senza ripeterla passivamente, ma interpretandola attivamente con misura, rispetto, amore e tecnica.

Funzionalità e materiali
Il progetto è guidato dalla liturgia che viene interpretata tramite i materiali locali, intesi come preziosi simboli identitari. Lo spazio è organizzato per facilitare le processioni, garantire visibilità ai poli liturgici e assicurare un flusso ordinato dei ministri e dell’assemblea, rispettando contemporaneamente le direttive liturgiche e le esigenze pastorali della diocesi.
Il marmo bianco di Carrara, scelto come materiale prezioso, è utilizzato con discrezione negli elementi principali dei poli liturgici: la mensa dell’altare, il leggìo dell’ambone e il postergale della cattedra. La sua purezza formale conferiscono dignità e centralità agli elementi sacri. Il bardiglio, con la sua tonalità più scura e il suo carattere di fondazione, viene impiegato per predelle, scuretti e attacchi a terra, creando un equilibrio cromatico ed evidenziando la stratificazione dei livelli del presbiterio.
Il bronzo, trattato con patine che ne modulano colori e riflessi, svolge un ruolo di connessione visiva e simbolica tra le diverse parti. Le sue superfici, variate da gradienti grigi, dorati e verde scuro, dialogano con il linguaggio storico della cattedrale, interpretandolo in ascolto.
Gli arredi mobili, in noce nazionale mordenzato, uniscono una nobiltà semplice e solida. In particolare, i nuovi scanni dei canonici reinterpretano le geometrie di quelli preesistenti, mantenendo l’essenziale in una piccola architettura sobria, dignitosa e perfettamente integrata nel nuovo assetto. Questa continuità formale garantisce riconoscibilità senza rinunciare a una linea contemporanea e misurata.

Arch. Antonio Laruffa, Architetto e Dottore di ricerca in architettura con sede in Roma. Laureato al Politecnico di Milano (2018), ha conseguito il Master in progettazione degli edifici per il culto presso la Sapienza Università di Roma (2025) e il Dottorato di ricerca in architettura sacra di culto cattolico contemporaneo (2024). Ha lavorato insieme a importanti architetti del panorama internazionale tra tutti Sou Fujimoto (2018-2019), Massimiliano Fuksas (2020) e MA Yansong (2023). Dal 2020 collabora con diverse diocesi italiane per l’adeguamento liturgico e la progettazione di spazi di preghiera. Nel 2025 vince il concorso di progettazione per l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Massa, indetto dalla diocesi di Massa Carrara – Pontremoli con il contributo della C.E.I.

M. Ernesto Lamagna, Vive e lavora a Roma. Ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero, tra Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone. Tra le sue opere figurano la Madonna di Notre Dame du Liban a Sydney, sculture per la collezione Blafford-Owen a Houston, l’Angelo della pace per il CNR di Roma, la Porta della vita a Rodi Garganico e le porte del Santuario di Bonaria a Cagliari, oltre a vari interventi scultorei per chiese e spazi pubblici. Nel 1992 realizza la Medaglia del Natale di Roma e il Medaglione del Gemellaggio Roma–Parigi, donato a Jacques Chirac. Progetta inoltre le porte della Basilica di San Vito dei Normanni e il complesso scultoreo della Chiesa dello Spirito Santo di Torremaggiore.
Accolto come accademico, nella Classe degli Scultori, tra i Virtuosi al Pantheon, ne ha coperto la carica di segretario, dal 1998 al 2003. È autore del Martello e della Croce Processionale del Giubileo del 2000, conservati nei Musei Vaticani, e dell’Angelo della Luce per Santa Maria degli Angeli in Roma. Ha partecipato a importanti mostre, tra cui Ecce mater Dulcissima al Pantheon (2003), Deus Sub Contrario nei musei diocesani siciliani (2006) e Arte contemporanea per il tempio di Zeus nella Valle dei Templi (2010).

Don Carmine Autorino, Esperto in liturgia e presbitero dell’Arcidiocesi di Napoli dal 2007, ha svolto ministero parrocchiale a Marano e a S. Giovanni a Teduccio ed è oggi amministratore di S. Maria delle Grazie a Melito. Specializzato in teologia dogmatica e liturgia, è dottore del Pontificio Istituto Liturgico con una ricerca sull’estetica dello spazio liturgico. Autore di numerosi studi, svolge intensa attività accademica e formativa ed è docente incaricato di Liturgia. Membro di diversi organismi liturgici diocesani e nazionali, dal 2022 è vicedirettore dell’Ufficio Liturgico di Napoli e dal 2025 responsabile del Servizio per la Liturgia dell’Arcidiocesi.

Mons. Daniele Libanori, Daniele Libanori (1953) gesuita. Ha conseguito la Licenza in Teologia dell’Evangelizzazione presso lo Studio Teologico Bolognese e il Dottorato in Teologia della vita cristiana a Napoli presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale-Sezione San Luigi. Per molti anni Rettore della Chiesa del Gesù a Roma, dove ha promosso diversi interventi di restauro e l’arredo liturgico. Vescovo Ausiliare a Roma dal 2017 al 2014. È attualmente Assessore del S. Padre per la Vita Consacrata. Vice a Roma. Da molti anni si interessa della catechesi mediante l’arte e ha dato la sua assistenza per varie committenze ad artisti contemporanei.

