Una rete di diocesi per la tutela del patrimonio ecclesiastico: l’esperienza della Centrale Unica di Committenza Diocesi Associate della Campania
L’attuazione delle misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato, per il patrimonio ecclesiastico italiano, una delle più importanti sfide amministrative, tecniche e culturali degli ultimi decenni. In particolare, la Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0, Investimento 2.4 dedicato alla sicurezza sismica nei luoghi di culto, torri e campanili, ha imposto agli enti ecclesiastici una profonda riflessione sui modelli organizzativi necessari per affrontare interventi complessi entro tempi estremamente rigorosi. In questo scenario è nata l’esperienza della Centrale Unica di Committenza “Diocesi Associate”: una forma innovativa di collaborazione tra diocesi ed enti ecclesiastici del territorio campano e della Metropolia di Benevento, finalizzata alla gestione condivisa delle funzioni tecnico-amministrative relative agli interventi PNRR finanziati dal Ministero della Cultura. L’esperienza ha coinvolto tredici dodici realtà ecclesiastiche: le diocesi di Avellino, Ariano Irpino-Lacedonia, Aversa, Benevento, Caserta, Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, Napoli, Sant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia, Salerno – Campagna – Acerno, Nocera Inferiore – Sarno, oltre all’Abbazia territoriale di Montevergine. La convenzione, sottoscritta il 25 maggio 2023, ha costituito un modello di governance condivisa fondato sui principi della sussidiarietà, della solidarietà istituzionale e della valorizzazione delle competenze professionali presenti all’interno delle diocesi.
Una sfida nuova per le diocesi
Il PNRR ha introdotto, anche per gli enti ecclesiastici, un sistema di regole e procedure tipiche della pubblica amministrazione. Pur mantenendo la propria natura di enti privati riconosciuti civilmente, le diocesi beneficiarie dei finanziamenti si sono trovate a dover applicare il Codice dei Contratti Pubblici, gestire piattaforme ministeriali di monitoraggio e rendicontazione, rispettare milestone e target europei, assicurare trasparenza amministrativa e capacità attuativa. La dimensione della sfida era evidente fin dall’inizio. Molte diocesi, soprattutto quelle territorialmente più piccole, non disponevano di strutture tecniche sufficientemente articolate per affrontare autonomamente la gestione simultanea di procedure di gara, affidamenti professionali, monitoraggio REGIS, rendicontazione e controllo amministrativo. Da qui è maturata la consapevolezza che il tema non potesse essere affrontato individualmente. La scelta della collaborazione associata non è stata soltanto una soluzione organizzativa, ma un preciso orientamento ecclesiale e culturale: mettere in comune esperienze, professionalità e strumenti per garantire qualità tecnica, correttezza amministrativa e rapidità operativa.

La nascita dell’Ufficio Unico
La convenzione tra le diocesi, insieme alla Centrale Unica di Committenza, ha previsto la costituzione di un Ufficio Unico di supporto tecnico-gestionale, con capofila l’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia, grazie alla lungimiranza e disponibilità dell’Arcivescovo Pasquale Cascio che ha offerto la pluriennale esperienza del suo Ufficio Tecnico Diocesano impegnato fin dagli anni 80 alla ricostruzione post sisma. L’Ufficio Unico è stato concepito come una vera e propria struttura di missione dedicata esclusivamente all’attuazione delle misure PNRR, conciliando le regole del proprio Ordinamento, con quelle dei Contratti Pubblici.
Il modello organizzativo adottato ha consentito di:
• coordinare le attività tecniche e amministrative;
• uniformare procedure e regolamenti;
• condividere professionalità specialistiche;
• supportare i RUP delle singole diocesi;
• garantire conformità normativa nelle procedure di affidamento su MEPA;
• assicurare il monitoraggio e la rendicontazione attraverso la piattaforma REGIS;
• creare un sistema stabile di confronto tra uffici tecnici ecclesiastici.
• Migliorare il dialogo e la qualità del restauro nel confronto con le Soprintendenze (locali e Speciale PNRR)
• Assumere modelli gestionali trasparenti e rigorosi
L’elemento più innovativo dell’esperienza è stato probabilmente il superamento di una logica frammentata nella gestione dei beni ecclesiastici. Le diocesi hanno scelto di lavorare come una rete territoriale integrata, mantenendo ciascuna la propria autonomia canonica e amministrativa ma condividendo strumenti, competenze e modelli operativi. Questa impostazione ha permesso di affrontare le criticità del PNRR con una maggiore capacità organizzativa e con un approccio interdisciplinare.
Il patrimonio coinvolto
Gli interventi finanziati, circa 40, hanno riguardato un patrimonio estremamente ampio e diffuso, costituito da chiese, campanili, torri civiche e complessi conventuali. Si tratta di edifici che non rappresentano soltanto luoghi di culto, ma veri riferimenti identitari delle comunità locali, spesso collocati nei centri storici dei piccoli Comuni delle aree interne campane.
Tra gli interventi più significativi figurano:
• il Campanile del Duomo di Avellino;
• la Concattedrale di Sant’Amato a Nusco (AV);
• la Cattedrale di Sant’Antonino a Sant’Angelo dei Lombardi (AV);
• la Cappella Pappacoda di Napoli;
• la Cattedrale di S. M. Assunta a Caserta Vecchia
• la Torre dei Provenzali in San Marco dei Cavoti (BN)
• il Campanile della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli in Foglianise (BN)
• il Campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta in Santa Croce del Sannio (BN)
• il Campanile della Chiesa di Maria Santissima Assunta Fragneto L’Abate (BN)
• il Campanile della Chiesa dei Santi Nicola e Rocco in Fragneto Monforte (BN)
• il Campanile della Chiesa della Santissima Trinità in Vitulano (BN)
• il Campanile della Chiesa di San Nicola di Bari in Buonalbergo (BN)
• la Chiesa di Sant’Audeno in Montemiletto (AV)
• il Campanile della Chiesa della Santissima Trinità in Vitulano (BN)
• il Campanile della Chiesa del Carmine in San Marco dei Cavoti (BN)
• il Campanile della chiesa di San Felice in Gioia Sannitica (CE)
• la Chiesa dell’Immacolata di Prata di Principato Ultra (AV);
• il Convento di San Pasquale a Faicchio (BN);
• gli interventi sulle chiese di Buccino e Palomonte (SA);
• la Torre civica della Chiesa di San Martino a Cairano (AV).
Gli interventi hanno interessato territori segnati da una forte vulnerabilità sismica, in particolare le aree interne dell’Irpinia (c.d. aree del cratere) e del Sannio, già profondamente colpite dagli eventi sismici del passato. Il valore dell’operazione, pertanto, non è stato esclusivamente conservativo. La messa in sicurezza di torri e campanili ha assunto anche un significato simbolico: preservare la memoria storica e il paesaggio culturale delle comunità.

Un modello basato sulla condivisione delle competenze
Uno degli aspetti più rilevanti dell’esperienza della CUC Diocesi Associate è stato il metodo di lavoro. La convenzione ha permesso di costruire una struttura tecnica diffusa, agile anche grazie agli strumenti digitali, composta da professionisti già operanti presso le diocesi o legati stabilmente agli uffici tecnici ecclesiastici. In questo modo si è evitato di creare organismi esterni privi di conoscenza del territorio e del patrimonio locale.
La rete ha valorizzato competenze già presenti integrandole con altre di esperti esterni selezionati con avvisi pubblici; in particolare:
• tecnici specializzati nel restauro;
• esperti di sicurezza sismica;
• professionisti della progettazione, direzione lavori e verifica;
• figure dedicate alla rendicontazione e al monitoraggio;
• consulenti amministrativi per le procedure di gara.
L’Ufficio Unico ha funzionato come una piattaforma operativa condivisa, capace di garantire:
• standardizzazione degli atti;
• uniformità procedurale;
• supporto reciproco;
• rapidità nelle decisioni;
• confronto continuo tra i soggetti attuatori.
La collaborazione ha consentito anche di affrontare con maggiore efficacia le continue evoluzioni normative che hanno caratterizzato il periodo di attuazione del PNRR.
La centralità del patrimonio ecclesiastico nei territori fragili
L’esperienza maturata dalle diocesi associate ha evidenziato come il patrimonio ecclesiastico costituisca un presidio fondamentale nei territori interni e nei piccoli centri. Torri, campanili e chiese rappresentano spesso il principale elemento di riconoscibilità urbana e paesaggistica. Intervenire sulla loro sicurezza significa non soltanto tutelare beni culturali, ma anche rafforzare la permanenza delle comunità nei territori fragili. In molti casi gli edifici interessati dagli interventi costituiscono il fulcro della vita civile oltre che religiosa. La loro vulnerabilità sismica rappresentava un rischio non solo per la conservazione materiale del bene, ma anche per la continuità delle attività sociali, culturali e liturgiche. Il PNRR ha quindi offerto l’opportunità di affrontare in maniera sistematica problematiche che da anni interessavano il patrimonio ecclesiastico diffuso.
Oltre il finanziamento: una nuova cultura amministrativa
Uno degli esiti più importanti dell’esperienza non riguarda soltanto gli interventi realizzati, ma la crescita organizzativa prodotta all’interno delle diocesi.
Il lavoro condiviso ha generato:
• nuove competenze tecniche e amministrative;
• maggiore capacità di programmazione;
• una cultura della cooperazione interdiocesana;
• strumenti comuni per la gestione dei procedimenti;
• modelli replicabili per future progettualità;
• nessun contenzioso con i contraenti.

Le diocesi coinvolte hanno sperimentato una modalità operativa nuova, basata sulla collaborazione stabile e sulla condivisione delle responsabilità. La costituzione dell’Ufficio Unico ha dimostrato come anche enti ecclesiastici differenti per dimensione e struttura possano costruire forme efficaci di gestione associata senza rinunciare alla propria identità. L’esperienza della CUC Diocesi Associate (prima Stazione Unica Appaltante tra diocesi in Italia) in talia rappresenta oggi un modello interessante anche per altre realtà ecclesiastiche italiane chiamate a confrontarsi con procedure complesse e programmi di investimento pubblici, articolati.
Una esperienza ecclesiale prima ancora che tecnica
Sebbene il progetto abbia avuto una forte componente amministrativa e gestionale, il suo significato più profondo è stato probabilmente ecclesiale. La convenzione ha tradotto concretamente il principio della corresponsabilità tra Chiese locali. La collaborazione tra diocesi diverse per storia, dimensioni e territorio ha mostrato come il patrimonio culturale ecclesiastico possa diventare terreno di comunione operativa e di progettualità condivisa. La scelta di affrontare insieme la sfida del PNRR ha richiesto fiducia reciproca, disponibilità al confronto e capacità di superare logiche individuali. In questo senso, l’esperienza dell’Ufficio Unico non è stata soltanto un modello organizzativo, ma anche un’esperienza di fraternità istituzionale nella valorizzazione dei beni culturali e nella promozione del messaggio evangelico.
Conclusioni
L’esperienza della CUC Diocesi Associate dimostra come la gestione del patrimonio ecclesiastico contemporaneo richieda modelli sempre più integrati, competenze multidisciplinari e capacità di cooperazione. La sfida del PNRR ha costretto obbligato gli enti ecclesiastici a confrontarsi con procedure complesse e tempistiche stringenti, ma ha anche aperto nuove prospettive. L’istituzione dell’Ufficio Unico e la collaborazione tra le diocesi della Campania hanno permesso di costruire un sistema capace di coniugare tutela del patrimonio, qualità tecnica, efficienza amministrativa, trasparenza procedurale e condivisione ecclesiale. Torri e campanili, spesso simboli silenziosi delle comunità, sono diventati così anche il segno concreto di una rete di diocesi che ha scelto di affrontare insieme una delle più importanti sfide contemporanee per il patrimonio culturale della Chiesa anche come risposta etica e responsabile allo Stato e all’Europa che ha investito importanti risorse sui beni culturali ecclesiastici. L’esperienza maturata costituisce oggi non soltanto un risultato operativo e di qualità, ma un patrimonio metodologico e umano destinato a lasciare tracce anche oltre la stagione del PNRR.

Arch.Vittorio Onofrio, architetto beneventano e libero professionista, opera nel campo della progettazione architettonica, della direzione lavori e della consulenza tecnica, con particolare esperienza nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio ecclesiastico. È collaboratore stabile dell’Ufficio Tecnico della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti.
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