Don Luca Franceschini, Direttore Ufficio Nazionale
per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI

Tra le opere parrocchiali che la Chiesa italiana promuove e finanzia grazie ai fondi dell’8xmille ci sono i locali per il ministero pastorale.
Parte integrante di un complesso parrocchiale rappresentano architettonicamente una sezione certo minore, ma non meno importante, sia dal punto di vista compositivo che comunicativo, del servizio pastorale che si svolge nei vari edifici.
Subordinati sia simbolicamente che dal punto di vista spaziale al più importante edificio “chiesa”, se questa racconta di una comunità che vive e celebra la sua fede e la sua lode al Signore, essi narrano di una comunità che anche oltre al momento di culto si ritrova e vive un’esperienza di comunione fraterna a tutto campo.
In questi spazi si riflette sulla propria fede, si organizzano iniziative per ritrovarsi insieme in modo gioioso, si predispone quanto è necessario per i più poveri, si offrono proposte educative e formative per i più giovani, ci si incontra, si parla, si gioca, si programma, offrendo opportunità a tutte le fasce di età e di diversa tipologia: giovani e anziani, famiglie e persone sole, frequentanti assidui e ospiti occasionali.
Le tipologie e le destinazioni d’uso, pur nell’evoluzione architettonica avvenuta dagli inizi degli anni ’90 del secolo scorso ad oggi, non si sono molto evolute.
I locali sono ordinariamente organizzati in aule e in un salone parrocchiale polifunzionale con quanto utile a garantire ambienti confortevoli e allo stesso tempo funzionali sia dal punto di vista tecnico che igienico sanitario.
Non v’è dubbio che in parte la progettazione sia influenzata dalle “regole” e dai parametri di assegnazione dei contributi senza i quali le parrocchie non sarebbero, ordinariamente in grado di realizzare le opere.

Nuovo centro parrocchiale di Verano Brianza (Mb), progetto di arch. Elisabetta Radaelli e arch. Massimiliano Elli ( pubblicato su Chiesa Oggi n.114)
I parametri prevedono come dimensione massima per la costruzione da 6 a 13 aule, a seconda del numero degli abitanti della parrocchia, per una superficie totale, comprensiva del salone parrocchiale variabile tra i 430 e i 940 metri quadrati. La domanda più difficile resta tuttavia la seguente: cosa serve davvero nella società di oggi per offrire un servizio sia religioso che sociale, aperto ai “frequentanti” ma utile per tutti? La domanda è qui limitata, evidentemente, alle strutture dal momento che le risposte pastorali debbono giungere dalle comunità e dai preposti uffici di pastorale giovanile, familiare o catechistica, dalle associazioni o dai gruppi che compongono le nostre comunità.
Uno dei punti in questione è senz’altro quello della preparazione dei cibi poiché è frequente che nelle parrocchie gli incontri dei gruppi inizino o si concludano con la consumazione di un pasto.
Se in molte comunità la questione viene affrontata in modalità del tutto casalinga, la presenza di numeri elevati di persone diverse richiede attenzioni tali da interrogarsi se valga la pena avere un’organizzazione di personale idoneo e locali predisposti secondo la normativa per la preparazione e la consumazione dei pasti e se non sia più semplice predisporre dall’esterno un catering che provveda a tutto.
Sicuramente ciò va a snaturare quella che è una normale vita di comunità gestita come in famiglia, con costi accessibili a tutti e soprattutto con il coinvolgimento delle persone, in particolare dei più giovani, perché siano partecipi, protagonisti e, attraverso l’esperienza, imparino la normalità della vita. Non conosco la risposta e propongo soltanto una riflessione che, di volta in volta facciamo quando esaminiamo i progetti che le diocesi inviano per le loro parrocchie.
Quali spazi per poter mangiare insieme senza che la parrocchia si trasformi in un ristorante? Quali spazi per giocare insieme senza poter disporre di luoghi preposti esclusivamente al gioco e senza trasformare le sale parrocchiali in una ludoteca? Quali esigenze caritative far rientrare nella normale edilizia di culto e quali lasciare a specifici progetti predisposti dalle Caritas e con specifici fondi?
Sono molte le domande che poniamo e che forse nel futuro ci aiuteranno a ripensare gli spazi da mettere a disposizione delle comunità. Certamente, nella maggioranza dei casi, poter avere delle strutture accoglienti, sicure e pensate in modo organico, è già una straordinaria ricchezza nonché un segno che, così come in modo più evidente fa l’edificio chiesa, si pone nella città o nella borgata a simboleggiare che una Chiesa aperta, disponibile nella quale il Vangelo ci spinge ad aprire le porte, è presente ed attiva.
Negli anni 1990-2024 dalla CEI con i fondi dell’8xmille sono stati finanziati e conclusi 879 progetti di nuova edilizia (799 dal 2000). Di questi 775 riguardavano complessi parrocchiali o interventi comprendenti, comunque sia, o le aule o il salone parrocchiale o tutti i locali per il ministero pastorale. L’investimento totale per i lavori è stato di 1 miliardo e 370 milioni per il quale i fondi 8xmille hanno contribuito per 826 milioni.

